Quando si investe, si possono fare tanti errori, soprattutto (ma non solo) quando si è inesperti. Nonostante la finanza comportamentale abbia ormai basi solide e alle spalle decenni di studi, si sottovaluta spesso il ruolo giocato da emotività e bias cognitivi, ossia le distorsioni che guidano le nostre azioni.
I bias agiscono potenzialmente in tutti gli ambiti della nostra vita. Possono essere più o meno consolidati, ma nessuno ne è del tutto immune. Molto spesso, sono sistemi che il nostro cervello usa per semplificare la lettura della realtà, perché analizzare in profondità ogni cosa sarebbe impossibile. A volte, però, i bias condizionano a tal punto le scelte da rappresentare veri e propri pericoli. Nel mondo degli investimenti, ad esempio, è il caso dell’overconfidence e dell’illusione del controllo.
Overconfidence: quando troppa fiducia fa male
L’overconfidence bias è, in sostanza, un’eccessiva fiducia in se stessi, nelle proprie conoscenze e nei risultati che è possibile ottenere. Negli investitori meno esperti, poi, l’overconfidence può essere rafforzata da alcuni buoni risultati immediati. Spesso, in realtà, si tratta di performance casuali, che però possono spingere a credere che le proprie competenze siano sufficienti per affrontare con successo qualsiasi situazione, o addirittura a ritenersi sopra la media.
L’overconfidence può declinarsi in modi diversi. La convinzione di poter guadagnare in tempi brevi, ad esempio, può portare a preferire prodotti rischiosi, che vanno oltre la propria disponibilità e, talvolta, al rischio che si è in grado di assumere. Il risultato può tradursi in performance negative poiché le prime perdite possono generare paura negli investitori che non possiedono un’adeguata educazione finanziaria, inducendoli a chiudere posizioni in rosso.
Spesso collegato all’overconfidence è l’overtrading, ossia una negoziazione frequente e impulsiva con finalità speculative. Anche in questo caso, è un comportamento che, se privo di strategia, obiettivi e conoscenze, può fare danni, aumentando costi e rischi, e andando a incidere negativamente sulle performance.
Nei casi più gravi, quando diventa “di massa”, l’overconfidence può alimentare le bolle finanziarie: colpa della corsa a guadagni reputati maggiori, più facili e più immediati di quanto in realtà non siano. In casi simili risulta ancora più difficile contrastare l’overconfidence quando legata alla paura di perdere un’occasione (FOMO) e ad un altro potente bias: l’effetto gregge.
L’illusione del controllo
Un altro bias piuttosto diffuso il cosiddetto bias dell’illusione del controllo. Anche in questo caso non si tratta di una distorsione esclusiva del mondo finanziario, ma quando si parla di investimenti può creare non pochi problemi. Consiste nel sovrastimare la propria capacità di prevedere e controllare gli eventi. Si pensa, ad esempio, di saper scegliere sempre il momento giusto per entrare e uscire dal mercato, (il cosiddetto “market timing”), pratica invece estremamente difficile anche per i professionisti più esperti.
In realtà, l’illusione del controllo sottovaluta il fatto che nessuno, neppure il trader più esperto, può prevedere ogni minimo dettaglio. I fattori che condizionano un investimento, infatti, sono tanti e in molti casi, non sono decisi o governabili dall’investitore. Uno su tutti, il caso. Il problema di questo atteggiamento, illusoriamente iper-razionale, si ribalta spesso in comportamenti dettati dall’emotività. Quando si verificano episodi negativi che spiazzano la propria idea di controllo, la prima reazione è quasi sempre di panico.
Come contrastare l’overconfidence e l’illusione del controllo con i dati
Come sempre, l’antidoto ai bias e all’emotività sta nella strategia. Ossia nella definizione di obiettivi, orizzonti d’investimento, gestione della disposizione al rischio. La chiarezza dell’obiettivo favorisce decisioni più consapevoli e contribuisce a ridurre l’overconfidence e l’illusione di controllo.
La gestione attiva di un portafoglio richiede esperienza, competenze solide, conoscenza dei mercati e disponibilità di dati attendibili (e capacità di tradurli in informazioni) che raramente un investitore non professionale ha. Chi invece si occupa, tutti i giorni e da anni, di mercati lo sa bene: il rischio è un fattore ineliminabile, i mercati si muovono a volte in modo imprevedibile e irrazionale. E, in ogni caso, è impossibile prevedere ogni dettaglio. Affidarsi a professionisti, avere in mente una strategia chiara ricordando l’importanza fondamentale della diversificazione sono gli strumenti per gestire i bias e ammortizzare gli eccessi cognitivi ed emotivi come paura, entusiasmo, o sopravvalutazione di sé, che possono limitare le performance di un investimento o generare perdite.