Sono i progetti di vita delle persone il carburante per l’educazione finanziaria. Una notizia molto positiva, perché significa che gli italiani vogliono dare un obiettivo concreto a ciò che possono realizzare con i propri risparmi. E, di conseguenza, sono spinti da questa prospettiva a migliorare le proprie competenze.
Insomma, l’interesse verso la gestione dei propri risparmi c’è, ma si fatica a individuare gli strumenti e i professionisti adeguati con i quali confrontarsi, un passaggio fondamentale per accedere ai mercati finanziari, combattere la paura e l’erosione di ricchezza reale dovuta all’inflazione. Questo, in sintesi, il messaggio che emerge dalla quinta edizione della Ricerca Pictet EDUFIN 2025, condotta da FINER Finance Explorer su un campione di 5.000 persone, investitori e non, a giugno e luglio 2025.
La situazione nel nostro Paese
Prima di leggere i principali dati emersi dalla ricerca, va inquadrata la situazione in un contesto più ampio, perché l’Italia è sotto la media OCSE per alfabetizzazione finanziaria: 53 su 100 contro una media OCSE di 63, secondo l’ultima rilevazione del 2023. La stessa organizzazione individua in 70 il punteggio ritenuto sufficiente per comportamenti finanziariamente informati e consapevoli. In Italia solo il 17% del campione ha raggiunto questo livello. Inoltre, secondo un’analisi condotta dalla BCE, solo il 6,5% delle famiglie italiane possiede azioni direttamente, uno dei tassi di partecipazione al mercato azionario più bassi d’Europa. La strada da percorrere è ancora lunga, ma la volontà di rimboccarsi le maniche c’è.
Interesse per la finanza in crescita, ma conoscenze da migliorare
Gli italiani intervistati nella Ricerca Pictet EDUFIN 2025 hanno dichiarato di voler capire e gestire meglio i propri soldi, però ammettono di fare ancora fatica a trovare strumenti e referenti adeguati. Il 91% degli intervistati ha affermato di essere interessato a temi finanziari, investimenti e borsa – dato record degli ultimi anni, se pensiamo che nel 2021 gli interessati alla finanza erano solo il 76% – con un picco tra gli over 60, probabilmente incentivati anche dal patrimonio accumulato nel tempo.
La buona notizia è che se il livello di alfabetizzazione finanziaria resta limitato, cresce la quota di chi ammette di sapere poco e vorrebbe imparare di più. A trainarla ci sono le nuove generazioni (Gen Y e Gen Z), che “sanno di non sapere” e chiedono percorsi formativi più accessibili e semplici. Infatti, anche la dieta mediatica sta evolvendo in questo senso.
Ostacoli e gap informativo sui temi finanziari
È in aumento il tempo dedicato all’informazione economico-finanziaria, con il 41% degli intervistati che si aggiorna con frequenza settimanale o quotidiana. L’ostacolo principale resta tuttavia la mancanza di contenuti chiari e referenti affidabili seguita dalla complessità della materia. Probabilmente anche per questo motivo i social network compaiono sempre più come canale di apprendimento: oggi i social battono ampiamente stampa e TV come fonte di informazione finanziaria e ciò accade per tutte le età, dai più giovani fino ai baby boomers. Da un lato è un aspetto positivo, perché tutti possono accedere a queste informazioni, ma dall’altro aumenta il rischio di informazioni non verificate. Quindi serve sempre prestare molta attenzione a cosa si trova in rete.
Instagram è oggi la piattaforma più utilizzata per informarsi di finanza, seguita da YouTube e TikTok, mentre è in netta contrazione Facebook. I formati più seguiti confermano il trend: dominano i video brevi, seguiti dalle app e dai podcast, mentre più distanti troviamo giochi e quiz interattivi.
Risparmio, previdenza e paura del futuro
È la tranquillità finanziaria a trainare la voglia di risparmio degli italiani, oltre alla possibilità di avere un tesoretto per affrontare emergenze future (66%, in crescita dal 60% del 2024). Cresce marginalmente la capacità di risparmiare ma senza pianificazione e regolarità. Oltre la metà degli intervistati confida ancora in Stato e famiglia per il proprio futuro pensionistico, mentre la previdenza complementare resta poco diffusa e in parte è considerata una materia oscura, soprattutto tra i più giovani. Molti italiani non pensano alla previdenza integrativa, spesso per mancanza di informazione o perché sottovalutano i rischi di affidarsi solo alla pensione pubblica. Una tendenza purtroppo in crescita: erano il 78% nel 2024 e oggi sono l’82%.
Infine, nel 2025 cresce l’attrazione per la liquidità e per i titoli di Stato, mentre l’interesse verso l’azionario resta contenuto. I non investitori mantengono un approccio prudente, con oltre due terzi del risparmio in contanti o in semplici depositi, esponendoli all’erosione del potere d’acquisto a causa dell’inflazione, mentre gli investitori con un patrimonio più robusto dichiarano una maggiore diversificazione.