La volatilità è un indicatore che misura la variabilità del rendimento o del prezzo di un’attività finanziaria rispetto alla media in un determinato periodo di tempo. In pratica, rappresenta quanto i prezzi di un certo asset possano cambiare su base giornaliera, settimanale, mensile o annuale.
Volatilità alta e bassa: cosa significa?
Si parla di volatilità alta quando i prezzi dell’asset sono soggetti a variazioni continue. In questo caso, aumenta sia il rischio di perdite sia le possibilità di guadagno. Quando c’è una volatilità bassa, invece, i prezzi sono più stabili, con meno probabilità di salire o scendere in breve tempo. Il rischio di perdite è minore, così come la probabilità di alti guadagni.
Perché è importante conoscerla?
La volatilità è calcolata come distanza in percentuale dai valori medi del prezzo.
Misurare la volatilità è quindi molto importante per gli investitori perché fornisce informazioni sulla certezza o incertezza del mercato. Aiuta quindi a capire il livello di rischio associato a un titolo o a un mercato e come le fluttuazioni dei prezzi possano influenzare i rendimenti o le perdite.
I mercati più volatili sono più adatti agli investitori con un’alta propensione al rischio, in quanto si tratta di mercati più incerti. I mercati meno volatili sono invece adatti a investitori con una bassa propensione al rischio e orizzonti temporali più lunghi.
Cosa influenza la volatilità?
A influenzare la volatilità spesso è il sentiment, ovvero l’umore degli investitori. Questa è una variabile che deriva più dall’emotività che dai fondamenti economici legati a un certo asset. E proprio per questo si tratta della variabile più imprevedibile, che può generare picchi di alta volatilità senza preavviso.
A influenzare la volatilità sono anche la domanda e l’offerta delle azioni che circolano. Se l’offerta delle azioni aumenta e la domanda resta invariata, di solito i prezzi delle azioni diminuiscono. Se invece la domanda supera l’offerta, il prezzo delle azioni aumenta.
Le informazioni che le società trasmettono agli investitori, dai comunicati stampa ai dati economici, possono stimolare la volatilità di un certo titolo o mercato. Più le nuove informazioni si discostano dalle aspettative degli investitori, più la volatilità potrebbe aumentare.
Ci sono poi anche fattori esterni, da quelli politici a quelli geopolitici, che influenzano la volatilità: una guerra, una pandemia o anche una proposta legislativa possono innescare la volatilità del mercato di un certo asset.
Cos’è l’indice di volatilità e come si calcola
Investitori e analisti usano gli indicatori di volatilità per misurare la maggiore o minore volatilità di un titolo o di un mercato, anche nel corso del tempo, per determinare il livello di rischio e la propensione al rendimento.
Esistono diversi indici per misurare la volatilità. Tra i più noti, c’è il VIX, Volatility Index, che è un indice di volatilità in tempo reale creato dal Chicago Board Options Exchange. Con il VIX, non è possibile fare analisi sul passato, ma mostra solo la volatilità potenziale del S&P 500 nei trenta giorni successivi. Si calcola in percentuale a partire dal prezzo delle opzioni sull’indice S&P 500. L’average true range, ATR, è invece un indicatore utilizzato per misurare la volatilità in un determinato arco temporale.