Cosa sono e come funzionano i titoli di Stato

Guida alla finanza 4 minuti di lettura
Gli strumenti con cui i Paesi finanziano le proprie attività presentano molti vantaggi, dal rischio basso alla liquidità, fino alla diversificazione del portafoglio, ma occhio all’inflazione e a eventuali costi nascosti.

Sicurezza, stabilità e tassazione favorevole sono le tre caratteristiche principali dei titoli di Stato, una delle soluzioni di investimento preferite dai piccoli risparmiatori. Scopriamo meglio di cosa si tratta, come funzionano e quali pro e contro presentano.

Cosa sono i titoli di Stato?

I titoli di Stato sono obbligazioni emesse dallo Stato con l’obiettivo di finanziare le proprie attività. In sostanza, è un prestito che lo Stato chiede ai risparmiatori, impegnandosi a restituire a una data scadenza l’importo totale della somma prestata con l’aggiunta dell’interesse, che viene chiamato cedola

I titoli di Stato possono essere a rendimento fisso, quindi con le cedole e il prezzo di rimborso già predeterminati alla firma dell’accordo, oppure a tasso variabile, cioè con cedola e valore di rimborso da calcolare in base a dei parametri fissati in precedenza. In questo caso, si parla di titoli indicizzati.

Quali sono i titoli di Stato italiani?

Se prendiamo l’Italia come esempio, possiamo avere diverse tipologie di titoli di Stato. I BOT (Buoni Ordinari del Tesoro) sono quelli a breve termine, sotto i 12 mesi, e hanno il rendimento che viene valutato in base alla differenza tra il prezzo di acquisto e quello di rimborso.

Seguono poi i BTP (Buoni del Tesoro Pluriennali), che possono andare dai 18 mesi fino ai 50 anni, hanno cedole fisse ogni sei mesi. Un terzo tipo sono i CCT (Certificati di Credito del Tesoro), indicizzati all’inflazione, sono uno degli strumenti più richiesti per proteggere il proprio portafoglio dall’aumento dei prezzi.

Se guardiamo ai dati al 31 dicembre 2024 del Ministero dell’Economia e delle Finanze, i BTP fanno la parte del leone tra i titoli di Stato in circolazione, pesando per oltre il 72% del totale. Seguono i BTP indicizzati, con il 7,6% del totale, i CCTeu (indicizzati all’Euribor) con quasi il 5,5% e i BOT con il 5,2%.

Conviene investire in titoli di Stato? Ecco a cosa fare attenzione

I titoli di Stato hanno notoriamente un rischio molto basso, perché gli Stati hanno basse probabilità di fallire. Ovviamente, ci sono diversi indicatori di solidità dello Stato emittente, a partire dal classico rating, con un conseguente rendimento più alto per i Paesi più a rischio, ed è bene esserne consapevoli.

Il concetto è semplice: se devo prestare 100 euro a un vicino milionario, posso applicare un interesse basso perché so che ha un patrimonio solido e non avrà problemi a restituirmi tutto tra sei mesi. Se invece presto 100 euro a una persona con un patrimonio di 50 euro, dovrò applicare un interesse più alto per fare fronte al rischio che questa persona non mi restituisca tutto tra sei mesi. Lo stesso principio vale per gli Stati: ad esempio, i titoli di Stato tedeschi a 10 anni, chiamati Bund, hanno un rendimento del 2,37%, mentre i BTP italiani a 10 anni sono al 3,47%, con un differenziale (il famoso spread) di 109 punti. Ciò significa che la Germania è considerata più solida e affidabile dell’Italia, quindi deve pagare un interesse più basso per “convincere” gli investitori a prestarle denaro.

Un altro vantaggio dei titoli di Stato è che sono strumenti molto liquidi, grazie all’elevata quantità emessa e alle molte opzioni di acquisto e vendita. Ci sono però alcuni elementi ai quali dobbiamo prestare attenzione come l’inflazione, soprattutto nel caso di titoli a lunga scadenza non indicizzati, il rischio di cambio per i titoli in valuta estera, i tassi di interesse reali e gli eventuali costi nascosti dell’operazione, come le commissioni per gli intermediari per mantenerli o le commissioni di collocamento per i BOT.

Guida ai titoli di Stato: rendimento, tassazioni e vantaggi