Finite horizon investing: quando l’investimento ha una scadenza

Guida alla finanza 3 minuti di lettura
Fissare in partenza il termine di un investimento orienta strategie e allocazione. Come funziona? E cosa cambia con la longevità?

Negli investimenti, il tempo è cruciale. No, non stiamo parlando di tempismo, ma di vero e proprio tempo. Dato un obiettivo, l’orizzonte al quale guardiamo è infatti, assieme alla tolleranza al rischio, uno dei fattori determinanti per definire la strategia d’investimento.

Investire con un orizzonte determinato

Innanzitutto, prima ancora di definire l’arco temporale, è necessario chiedersi se l’arco temporale esiste. O meglio: se è determinato con precisione. Se si punta cioè a un investimento (di solito nel lungo periodo) senza una scadenza predeterminata oppure a un termine definito con esattezza, entro il quale realizzare l’obiettivo d’investimento.

In questo secondo caso si parla di finite horizon investing, ossia investimento con orizzonte definito. Può essere di breve, medio o lungo termine. Al netto delle differenze dovute agli obiettivi, ha una costante: il finite horizon investing ha un’allocazione dinamica peculiare, con una propensione al rischio più pronunciata all’inizio del periodo, che va via via riducendosi con l’avvicinarsi del termine.

In sostanza: in partenza, si accetta un rischio maggiore per accumulare capitale, mentre verso la fine si diventa più prudenti per evitare di eroderlo. Ad esempio, si può quindi puntare inizialmente sull’azionariato, per poi riallocare i propri asset verso obbligazioni a ridotta volatilità.

Finite horizon investing e longevità

L’individuazione di un orizzonte temporale definito consente di gestire il rischio in modo più efficiente, favorendo scelte di investimento più razionali e limitando le reazioni emotive, soprattutto quando la scadenza è ancora lontana. Man mano che ci si avvicina a questo termine, tuttavia, l’allocazione del portafoglio richiede maggiore attenzione, con un progressivo aumento della cautela e della protezione del capitale.

Il finite horizon investing, e il delicato equilibrio tra investimento e consumo che lo caratterizza, si confronta però anche con una variabile sempre più rilevante: la longevità. L’aumento dell’aspettativa di vita mette in discussione la tradizionale teoria del ciclo di vita di Modigliani e Brumberg, secondo cui la fase di risparmio durante l’attività lavorativa è seguita da un graduale decumulo del patrimonio in pensione. Con carriere più frammentate e vite più lunghe, questo schema diventa meno lineare: il momento in cui ridurre l’esposizione al rischio tende a essere rinviato o attenuato, mentre il patrimonio è chiamato a sostenere il consumo per un periodo più lungo e incerto. Di conseguenza, l’orizzonte dell’investimento resta formalmente “finito”, ma la sua gestione deve tenere conto di una fase di utilizzo del capitale potenzialmente molto più estesa nel tempo.

Tempo e rischio del finite horizon investiment

L’investimento con orizzonte definito sembra quindi contrastare, almeno in parte, con la necessità, sempre più centrale, di costruire un portafoglio con un rischio maggiore, funzionale a rendere i risparmi la base per realizzare progetti di vita, solitamente lontani nel tempo. Esiste infatti una relazione direttamente proporzionale tra l'orizzonte temporale e il livello di rischio. Più i tempi si dilatano, più è possibile aumentare il rischio che sarebbe prudente assumere.

Se quindi per l’approccio del finite horizon investing il tempo è una risorsa “finita”, chi non fissa una data di scadenza può permettersi di ammortizzare le fluttuazioni di mercato aspettando anche decenni.

Finite horizon investing: quando l’investimento ha una scadenza