Negli ultimi anni gli ETF hanno guadagnato spazio e fiducia tra gli investitori. Tradizionalmente, si tratta di strumenti passivi, ma stanno conquistando terreno anche gli Exchange Traded Funds attivi, soprattutto in periodi di volatilità importante.
Come funzionano gli ETF attivi
Gli ETF attivi mantengono alcune delle caratteristiche che hanno reso così popolare questo strumento: sono negoziabili in tempo reale, come le azioni; sono quindi estremamente agili, non solo nella possibilità di liquidare ma anche in quella di ribilanciare il proprio portafoglio; sono strumenti trasparenti, sia nella composizione che nei costi; sono accessibili (con soglie d’ingresso anche molto basse) e rendono più semplice e comprensibile la diversificazione, anche per investitori poco esperti.
Gli ETF passivi limitano a replicare un indice di riferimento e la loro performance, di conseguenza, raramente si discosta in modo significativo da quella del benchmark. Gli ETF attivi, invece, hanno un team di professionisti che segue il mercato e seleziona i titoli. Aumenta quindi la capacità di adattamento, soprattutto in momenti di incertezza ed elevata volatilità.
La composizione può mutare privilegiando, ad esempio, determinate aree geografiche o settori che registrano buone performance, e riducendo l’esposizione a Paesi e settori più penalizzanti.. Oppure, ancora, muoversi rapidamente in caso di tensioni geopolitiche, conflitti, fenomeni ambientali estremi, fiammate inflazionistiche, politiche monetarie e altri fattori che possono incidere su alcuni comparti o su alcuni mercati.
Quali differenze considerare
La libertà di scelta mira a generare performance superiori al benchmark di riferimento. In altre parole, punta a una crescita maggiore oppure ad ammortizzare i cali grazie a una gestione del rischio più reattiva.
Gli investitori devono però tenere presente un fattore chiave: la gestione attiva non assicura performance migliori del mercato: sganciarsi dal benchmark può portare risultati migliori, ma anche comportare perdite più importanti. Andrebbe quindi messa in conto, nella scelta tra le due varianti, la possibilità di avere scostamenti maggiori rispetto agli ETF passivi. Alcuni ETF attivi hanno strategie che prevedono solo leggere discrepanze dal benchmark, altri danno priorità assoluta alle convinzioni dei gestori, accettando differenze maggiori rispetto all’indice di riferimento.
L’altro elemento da monitorare riguarda i costi. Quelli degli ETF attivi sono mediamente più elevati, anche se tendono a rimanere più bassi rispetto ad altri strumenti d’investimento. La performance va quindi valutata al netto delle commissioni.
ETF attivi ed ETF passivi non devono necessariamente essere considerati alternative tra loro. Possono infatti coesistere all'interno di un portafoglio ben diversificato, in funzione degli obiettivi dell'investitore e del profilo di rischio.