L’Alzheimer avanza: la battaglia degli investimenti per la ricerca

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La popolazione invecchia e le forme di demenza diventano sempre più frequenti. Diagnosi precoce e farmaci per rallentare o prevenire la malattia rappresentano una sfida decisiva, sanitaria ma anche finanziaria.

Demenza e Alzheimer sono sempre più diffusi. A tal punto da essere visti – secondo l’ultimo World Alzheimer Reportcome un normale effetto dell’invecchiamento dall’80% della popolazione. Nella stessa analisi, nel 2019, la quota si fermava al 66%. Vuol dire che le persone hanno toccato con mano queste patologie o le avvertono come più prossime e probabili di un tempo.

L’incidenza della malattia

Secondo i dati riportati dall’Istituto Superiore di Sanità, in Italia l’Alzheimer interessa il 5% delle persone con più di sessant’anni. Una su venti. E visto che si tratta di una patologia correlata all’età, l’incidenza è destinata ad aumentare: l’ISTAT prevede infatti che nel 2045 gli over 65 rappresenteranno oltre un terzo della popolazione totale.

Uno studio pubblicato da The Lancet nel settembre 2024 stima che i costi di Alzheimer e altri tipi di demenza tra il 2020 e il 2050 ammontino a 14.513 miliardi di dollari, equivalenti allo 0,4% del PIL globale annuo.

I fondi per assistenza e ricerca

Bastano questi numeri per confermare l’urgenza di far fronte alla malattia e al suo impatto sanitario, sociale ed economico. È necessario un sistema di assistenza più ampio, oltre allo sviluppo di farmaci in grado di prevenire l’insorgenza dell’Alzheimer o di rallentarne la progressione.

Gli investimenti procedono su più fronti: fondi pubblici, ricerca industriale, donazioni private a vantaggio di associazioni e no profit.

Il National Institutes of Health (il dipartimento della Salute statunitense), ad esempio, ha stanziato 3,8 miliardi di dollari. In Italia, il Fondo per l'Alzheimer e le Demenze (nato per migliorare la diagnosi precoce, l'assistenza e il supporto alle persone affette da demenza e ai loro familiari) è stato rifinanziato con 34,9 milioni di euro a copertura del triennio 2024-2026. Alla ricerca contribuiscono poi le onlus, come l’Associazione Italiana Ricerca Alzheimer (sostenute dalle donazioni dirette o attraverso la dichiarazione dei redditi, come nel caso del 5xMille) e le case farmaceutiche, mosse anche dai ritorni potenziali.

L’esplosione del mercato

Un’indagine di Future Market Insights stima che il mercato globale delle terapie contro l'Alzheimer sfiorerà i 4,3 miliardi di dollari nel 2025, per superare i 10,4 miliardi di dollari entro il 2035. Un mercato destinato quindi a raddoppiare in meno di dieci anni.

“Governi e organizzazioni private stanno investendo più fondi”, spiega lo studio. Ma anche le agenzie regolatorie di settore sono più aperte a terapie innovative, comprimendo di fatto i tempi tra la ricerca e la commercializzazione. “La domanda di farmaci per l'Alzheimer cambierà profondamente nel prossimo decennio”, andando verso cure più personalizzate, in grado di frenare la malattia, anche grazie al supporto dell’Intelligenza Artificiale. Ma si avranno passi avanti anche nella diagnostica, decisiva per cogliere segnali precoci. In sintesi: “L'invecchiamento della popolazione e l'aumento dei casi di Alzheimer in tutto il mondo - conclude Future Market Insights - stanno determinando una maggiore domanda di terapie. Il mercato andrà quindi incontro a una crescita forte e costante”.