Le previsioni di molti esperti del mercato del lavoro si stanno trasformando in realtà. L’Intelligenza Artificiale(IA) sta ridisegnando molti settori, migliorando efficienza e rapidità e offrendo anche nuove opportunità di impiego con la nascita di mestieri inediti, ma al tempo stesso sta portando alla riduzione di alcuni posti di lavoro. Davvero stiamo rischiando di vivere un futuro in cui l’IA sarà il principale competitor di molti lavoratori?
I licenziamenti causati dall’IA
Notizia di poche settimane fa, il CEO di Amazon Andy Jassy ha inviato una comunicazione ai propri dipendenti per anticipare che “nei prossimi anni prevediamo una riduzione della nostra forza lavoro corporate, grazie ai guadagni di efficienza ottenuti con l’uso intensivo dell’Intelligenza Artificiale”. Non vuole essere una minaccia, bensì una anticipazione onesta e trasparente. E non è l’unico. Già nel 2024 Duolingo, che offre soluzioni online per lo studio delle lingue, ha annunciato un taglio del 10% dei collaboratori, che verranno sostituiti dall’IA. IBM, colosso dell’informatica technology, prevede di stoppare le assunzioni per quegli impieghi che saranno progressivamente rimpiazzati dall’IA, ad esempio chi sta nel back-office o chi lavora in HR. Infine, un report dell’ONU sostiene che il 40% dei lavoratori verrà influenzato dall’IA in modo più o meno impattante, soprattutto nelle economie avanzate.
Le opportunità create dall’IA
Ma l’avvento dell’IA non porta solo notizie negative in termini di occupazione. Da un lato, ci sono molti mestieri che non sono ancora automatizzabili, come per esempio chi lavora in fabbrica: gli operai possono farsi assistere dall’IA per i compiti più pesanti o rischiosi, supervisionando la macchina. Ma difficilmente potranno essere sostituiti in toto, perché l’IA è in grado di gestire concetti, dati, comunicazioni, analisi ma non lavori pratici che hanno a che fare con strumenti e oggetti fisici.
Inoltre, l’OCSE ha previsto la creazione di 60 milioni di nuovi posti di lavoro entro la fine di quest’anno, mentre il World Economic Forum parla di un incremento netto di 78 milioni di posti di lavoro entro il 2030, con 92 milioni di posti sostituiti ma ben 170 milioni creati. Il motivo è semplice: secondo la teoria economica, un aumento di produttività porta a maggiori ricavi e di conseguenza a più opportunità di innovazione, con la necessità di assumere ancora per stare al passo.
L’IA trasformerà il nostro modo di lavorare
Già oggi è chiaro ai più che serviranno molti investimenti in reskilling e upskilling, quindi riqualificazione e aggiornamento continuo delle competenze per milioni di lavoratori. Le competenze umane diventeranno quindi sempre più preziose, con una domanda crescente da parte di aziende e settore pubblico per quelle skill che le macchine non sono capaci di copiare. Ci riferiamo in particolare a innovazione e pensiero creativo, per lanciare sempre idee originali e avere un solido approccio con pensiero laterale. Anche la risoluzione di sfide complesse, dove servono intuito e giudizio critico, sarà prerogativa degli esseri umani. L’adattamento alle nuove tecnologie, ma anche l’intelligenza emotiva e le soft skill non saranno sostituibili dalle macchine, ma saranno fondamentali per l’interazione tra uomo e IA. Infine, non va dimenticato il delicato compito di garantire un utilizzo sostenibile e responsabile delle nuove tecnologie, un ruolo che possiamo ricondurre all’etica dell’IA.