Secondo le elaborazioni dei dati di Banca d’Italia e ISTAT, i risparmi degli italiani valgono 2.211 miliardi di euro e quasi la metà di questa quota (1.131 miliardi di euro) sono in banca. Da questi numeri è semplice capire l’importanza di scegliere la banca corretta e la prima domanda che ci si pone riguarda la tipologia: meglio un istituto classico o 100% digitale?
Cosa sono le Neobank digitali?
Sono banche a tutti gli effetti, solamente non hanno filiali fisiche come gli istituti di credito tradizionali, ma interagiscono con i propri clienti tramite siti e app. Aprire il conto, gestire le proprie finanze, investire sui mercati è a portata di pochi semplici click, sia da pc sia da smartphone.
Queste banche digitali sono partite offrendo servizi di base, ma da qualche anno offrono anche strumenti avanzati per gli investimenti, dai mercati finanziari alle criptovalute.
Le principali differenze tra banche digitali e tradizionali
La prima differenza è legata al luogo: il web per le banche digitali, le filiali fisiche per quelle tradizionali. C’è chi vuole avere un’interazione dinamica e rapida con la propria banca, basta avere una connessione internet e uno smartphone, e chi invece preferisce incontrare faccia a faccia il proprio referente dei risparmi, pur dovendosi adattare agli orari di apertura della filiale.
Passiamo poi ai costi di gestione: le Neobank possono offrire servizi a costi inferiori perché non devono sobbarcarsi anche le spese per le proprie filiali fisiche e per il personale.
Sul ventaglio di servizi offerti, come anticipato poco fa, le banche classiche sono ancora un passo avanti: non solo conti correnti, carte di credito, prestiti, mutui e investimenti, cose che ormai quasi tutte le banche digitali offrono, ma anche consulenza finanziaria e strumenti avanzati di gestione del proprio patrimonio.
C’è poi il tema dell’assistenza ai clienti: le banche digitali hanno interfacce online più semplici e rapide rispetto a quelle tradizionali ed è più facile aprire un conto o svolgere determinate operazioni, ma se ci fosse bisogno di un’interazione umana per un’attività più complessa ecco che le banche tradizionali sarebbero ancora davanti in termini di qualità di servizio. Inoltre, non dobbiamo dimenticare che non tutte le persone hanno grande dimestichezza con app e siti, soprattutto se si parla dei propri risparmi.
Un futuro sempre più ibrido
Le differenze tra i due concetti di banca rimangono, ma sono destinati ad assottigliarsi sempre più. Secondo il Digital Banking Maturity Report 2025 della società di consulenza Deloitte, nel nostro Paese è prevista la chiusura del 20% delle filiali entro il 2029 e gli italiani che utilizzeranno il mobile banking (gestione dei risparmi da smartphone) crescerà dal 60% del 2024 all’80% del 2029.
Eppure, siamo ancora in ritardo nell’utilizzo dell’internet banking rispetto ad altri Paesi europei come Francia e Spagna, almeno di 6-8 anni secondo l’analisi. Lo spazio per recuperare però c’è, soprattutto grazie agli smartphone, il vero fulcro dell’interazione digitale tra banca e clienti. E deve ancora entrare in campo del tutto l’Intelligenza Artificiale, che potrebbe dare un grosso impulso alla digitalizzazione, a prescindere dal tipo di banca.