Cause, indagini, costi: cosa si sa sul blackout in Spagna e Portogallo

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Due Paesi paralizzati per una catena di problemi tecnici. Le indagini continuano, così come i tentativi di stimare l’impatto economico del blocco.

Il 28 aprile, alle 12:33, Spagna e Portogallo sono rimaste al buio. Un gigantesco blackout ha paralizzato la penisola iberica: niente energia elettrica per case, trasporti bloccati, attività economiche sospese.

Cosa è successo?

Si è parlato di cyber-attacco e di cattiva gestione delle energie rinnovabili. Le cause sono ancora da chiarire del tutto. Partiamo dalle certezze: in pochi secondi, alla rete elettrica spagnola sono venuti a mancare 15 gigawatt di capacità, pari al 60% del fabbisogno energetico del Paese. L’ipotesi di un attacco esterno è diventata via via più debole, anche se non è ancora stata esclusa del tutto. Secondo la ricostruzione dell’operatore di rete Red Eléctrica de Espana (REE), sembra si sia trattato di una concatenazione di eventi e guasti tecnici.

Si sarebbe verificata una prima perdita di generazione, seguita da un rapido ripristino. Nel giro di pochi secondi, però, si sarebbe verificato un secondo evento avverso, simile al primo, al quale sarebbe seguito un blocco dell’interconnessione con la rete francese, che ha di fatto isolato quella iberica. È stata questa la mossa che ha provocato il collasso generale.

Il ripristino della corrente in Spagna e Portogallo

Subito dopo l'incidente, ha affermato Red Eléctrica in una nota, l’operatore “ha attivato il suo protocollo di risposta ed è rimasta in costante contatto con il governo e le agenzie competenti”. Intorno alle 17 (cioè quattro ore e mezza dopo il blackout), la corrente elettrica era tornata in alcune parti della Catalogna, dell'Aragona, dei Paesi Baschi, della Galizia, della Rioja, delle Asturie, della Navarra, della Castiglia e León, dell'Estremadura e dell'Andalusia. Dopo un’altra ora, si sono aggiunte le zone di Madrid, della Comunità Valenciana, di Murcia e di Castiglia-La Mancia.

Il ripristino è proseguito gradualmente, fino a soddisfare la quasi totalità della domanda alle ore 7 del 29 aprile.

Sistemi da aggiornare

Il blackout sarebbe stato quindi causato da una sorta di reazione a catena, imprevedibile ma non del tutto sorprendente. Nei giorni scorsi, infatti, la stampa spagnola ha pubblicato un documento tecnico, in mano al governo dallo scorso gennaio, nel quale la REE sottolinea la necessità di “rivedere” i sistemi di protezione della rete, in modo da adattarli “alle nuove necessità e tecnologie disponibili”.

In sostanza, l’elettrificazione e la transizione verso le rinnovabili richiede una revisione di criteri non più al passo con i tempi, visto che sono stati definiti nel 1996, quando il mix era totalmente diverso da quello attuale.

I costi del blackout: qual è stato l’impatto economico?

Se le cause si stanno via via definendo, è ancora complicato fare un conto dei danni causati dal blackout. Tra aeroporti, stazioni, negozi, attività produttive e abitazioni, due Paesi si sono fermati per ore. Difficile anche immaginare tutti i possibili impatti: solo per fare un esempio, la Confederación Española de Organizaciones Empresariales (CEOE, l’omologa spagnola di Confindustria) ha fatto sapere che il solo settore delle carni avrebbe accusato perdite per 190 milioni di euro a cause dei frigoriferi che hanno smesso di funzionare.

Vista la pervasività del blocco e la difficoltà di definire i danni complessivi, la quantificazione dei costi del blackout ha al momento una forbice molto ampia. Il governo spagnolo non si è ancora esposto. Secondo la CEOE, l’interruzione di corrente avrebbe avuto un impatto di 1,6 miliardi di euro in termini di Prodotto interno lordo, pari allo 0,1% del PIL annuo spagnolo. Altre stime, decisamente più severe, pubblicate da Reuters, indicano costi complessivi (per Spagna e Portogallo) attorno ai 4,5 miliardi di euro.