Cosa sono e come funzionano 2xmille, 5xmille e 8xmille

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Lo Stato italiano dà ai contribuenti la possibilità di destinare una parte delle imposte pagate a finalità specifiche. Gli strumenti fiscali per farlo sono il 2x1000, il 5x1000 e l'8x1000. I nomi rappresentano la quota dell’IRPEF erogabile (in sostanza, due, cinque o otto euro ogni mille d’imposte).

C’è, per tutti e tre, un luogo comune da sfatare: non sono vere e proprie donazioni. Non si tratta, infatti, di un esborso ulteriore da parte del contribuente, ma di una sua scelta. L’IRPEF viene prelevato in ogni caso allo Stato: firmare vuol dire semplicemente decidere dove finirà una piccola parte delle proprie imposte. I tre strumenti - che non sono alternativi l’uno all’altro - hanno alcuni elementi in comune, ma anche obiettivi e meccanismi (in parte) diversi.

Il 2xmille

Il 2xmille è attivo a partire dal 2014. Il contribuente ha la possibilità di scegliere se destinare lo 0,2% dell’IRPEF versato allo Stato ai partiti politici e alle associazioni culturali. Nel primo caso, basterà apporre la firma nella sezione specifica della propria dichiarazione dei redditi, aggiungendo il codice del partito beneficiario. Nel secondo, oltre alla firma, servirà il codice fiscale dell’associazione. Senza firma, le risorse rimarranno nelle disponibilità dello Stato.

Il 2xmille nasce soprattutto per sovvenzionare i partiti, dopo la soppressione del finanziamento pubblico sotto forma di rimborsi elettorali. Secondo i dati del ministero dell'Economia e delle Finanze, nel 2023 il 4,2% dei contribuenti (oltre 1,7 milioni) ha scelto di supportare i partiti, per una cifra complessiva di poco superiore ai 24 milioni di euro. I due principali beneficiari sono stati il Partito Democratico (con 8,1 milioni) e Fratelli d’Italia (con 4,8 milioni).

Il 5xmille

Il 5xmille è attivo dal 2006 e ha un meccanismo praticamente identico al 2xmille. Permette di devolvere lo 0,5% dell’IRPEF versata allo Stato dal singolo contribuente a “soggetti che operano in settori di riconosciuto interesse pubblico per finalità di utilità sociale”. Cioè, come spiega l’Agenzia delle Entrate, a enti del Terzo Settore e Onlus, ricerca scientifica e sanitaria, attività svolte dai Comuni, associazioni sportive dilettantistiche, attività a tutela, promozione e valorizzazione di beni culturali e paesaggistici, enti gestori delle aree protette.

Anche in questo caso, basta apporre una firma e il codice fiscale del beneficiario. Con una eccezione: se si decide di devolvere il 5xmille al proprio comune di residenza, basterà firmare, senza dati ulteriori. In mancanza di una preferenza, la quota del 5xmille rimarrà allo Stato.

L’8xmille

L'8xmille è nato nel 1984. Ha sostituito i trasferimenti diretti a sostegno della Chiesa cattolica previsti dal Concordato del 1929. L’8xmille permette infatti di destinare lo 0,8% dell’IRPEF alla Chiesa cattolica, allo Stato (per scopi di interesse sociale o di carattere umanitario) o ad altre confessioni religiose.

Rispetto agli altri due strumenti fiscali, il meccanismo di distribuzione è diverso. Nel caso del 2xmille e del 5xmille, i contribuenti scelgono se e dove indirizzare una quota della propria IRPEF, che altrimenti resta allo Stato.

Nel caso dell’8xmille, invece, lo 0,8% si calcola sul totale del gettito. La quota dell’imposta viene, in ogni caso, distribuita per intero, in proporzione alle firme ricevute. Funziona un po’ come i seggi per le elezioni: i fondi vengono assegnati in base al numero delle scelte effettuate, mentre chi non esprime una preferenza non incide in alcun modo sull’erogazione (come gli astenuti alle urne).

Facciamo un esempio concreto. Nel 2023 (anno relativo alle dichiarazioni 2021) i contribuenti italiani sono stati 41,5 milioni, ma solo 16,8 milioni hanno indicato la propria preferenza. Sono solo questi ultimi, quindi, ad aver determinato la destinazione dell’8xmille: il 71,73% delle firme (e di conseguenza dei fondi, poco più di un miliardo) è andato alla Chiesa cattolica, il 22,63% allo Stato e il 5,64% alle altre confessioni religiose.