Quando si parla di IA, i dati e le previsioni invecchiano rapidamente. L’evoluzione delle applicazioni dell’Intelligenza Artificiale è impressionante e siamo ancora ai primordi di questa tecnologia. Basti pensare a quando internet era stato lanciato da un paio di anni sul mercato e a cosa è diventato ora. Tuttavia, uno dei temi più dibattuti è la necessità di rendere sostenibile l’IA, perché è assodato da tutti che cambierà le nostre vite, anzi lo sta già facendo. Ma non può farlo a discapito dell’ambiente.
Quanta energia consuma l’IA?
I data center, ovvero l’ossatura dell’hardware che abilita il funzionamento dell'IA, sono tra i principali consumatori di energia. Nel 2023, Google e Microsoft hanno consumato ciascuna 24 terawattora (TWh), più di quanto richiesto da oltre 100 nazioni, come ad esempio Islanda e Tunisia.
Stiamo quindi parlando di un impatto notevole sul fabbisogno energetico globale, anche perché i data center non sono l’unico elemento ad elevato consumo energetico. Non esistono fonti ufficiali, ma gli esperti hanno stimato che per l’addestramento di un modello come GPT-3, quello su cui si basa l’IA generativa di ChatGPT, serve la stessa energia che un’automobile richiede lungo tutto il suo ciclo di vita.
Quanto “beve” l’IA: la quantità di acqua necessaria
Un altro problema riguarda il raffreddamento dei server. Per mantenerli costantemente funzionanti, servono enormi quantità di acqua; infatti, secondo il Financial Times, i data center consumeranno tra 4,2 e 6,6 miliardi di metri cubi d’acqua entro il 2027. Non proprio uno scherzo, se consideriamo che si tratta di un quantitativo superiore a quello utilizzato annualmente dalla Danimarca.
I ricercatori dell’Università della California, a Riverside, hanno scritto in un articolo pubblicato su Nature che “forse è il momento meno adatto per scoprire e affrontare l’impronta idrica segreta dell’Intelligenza Artificiale, visto che ci troviamo in mezzo ad una crisi idrica sempre più grave, legata alla scarsità di acqua dolce e di infrastrutture dedicate, al peggioramento delle siccità estese, alla mancanza di una rete di gestione e trattamento dell’acqua reflua e al rapido invecchiamento della popolazione”.
Chi pagherà i conti dell’IA?
L’impatto ambientale dell’IA ha anche dei risvolti economici, perché le spese energetiche per mantenere attivi i data center e per addestrare i nuovi modelli si traducono in investimenti importanti e in costi altrettanto rilevanti per i servizi offerti alle aziende. Ciò significa che un aumento di questi costi porterà a più diseguaglianze sul mercato, perché solo le aziende più grandi potranno permettersi i migliori prodotti, mentre le PMI faticheranno a tenere il passo.
Inoltre, l’enorme richiesta di energia dei data center potrebbe portare a ripercussioni significative sui mercati energetici, mettendo in difficoltà i Paesi che non hanno infrastrutture resilienti all’avanguardia. Infine, una maggiore domanda di energia significa un aumento dei costi dell’elettricità in tutto il mondo.
Tutti temi caldi sul tavolo di politici, economisti e imprenditori. E se fosse proprio l’IAI a trovare la soluzione per garantire il proprio sostentamento?