Fiver, i cinque fatti economici di giugno 2025

Mondo Pictet 4 minuti di lettura
La tregua tra Iran e Israele dopo i bombardamenti americani, mentre i Paesi Nato si impegnano ad aumentare la spesa per la difesa.

In Medio Oriente si è aperto un nuovo fronte di guerra, con i bombardamenti americani sui siti strategici nucleari in Iran, a cui è seguito poi un cessate il fuoco chiesto dal presidente americano Donald Trump. Il tutto avvenuto pochi giorni prima dal vertice Nato, in cui i Paesi membri hanno trovato un accordo sull’aumento della spesa in difesa fino al 5 per cento del Pil. Nel mentre, gli Stati Uniti hanno trovato anche un accordo sui dazi con la Cina e la FED ha lasciato i tassi di interesse invariati. Ma si parla anche di una intesa imminente sui dazi con l’Europa.

Nuovo fronte di guerra

In meno di 48 ore, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump è passato dall’attaccare l’Iran con le bombe più potenti del suo arsenale convenzionale a chiedere e ottenere un cessate il fuoco tra Iran e Israele. Il tutto mentre le Borse sono rimaste quasi indifferenti all’ennesimo shock internazionale. La risposta dell’Iran contro la base americana in Qatar, contenuta e preannunciata, ha consentito al regime di rivendicare l’azione e agli Stati Uniti di non dover intervenire di nuovo. Il prezzo del petrolio, dopo un primo momento di risalita legata ai timori di una chiusura dello Stretto di Hormuz, è tornato a scendere. I mercati sembrano credere in una risoluzione duratura della guerra.

La FED non cambia

La Federal Reserve ha lasciato i tassi di interesse invariati nonostante gli attacchi di Donald Trump che ha definito il presidente Jerome Powell uno «stupido». Pur non toccando il costo del denaro, la banca centrale americana conferma la sua intenzione di voler ridurre quest’anno i tassi di complessivi 50 punti base. Ma le incertezze sono molte. “L’incertezza sulle prospettive economiche è diminuita ma resta elevata”, ha affermato la banca centrale nel comunicato diffuso al termine della riunione. E l’incertezza si fa sentire sulle stime di crescita: il PIL è previsto crescere nel 2025 dell’1,4%, meno dell’1,7% precedentemente previsto.

Aumenta la spesa per la difesa

I membri NATO, riuniti all’Aia, hanno trovato un’intesa sul nuovo target di spesa militare al 5% del PIL entro il 2035, come auspicato da Trump. Il compromesso raggiunto all’Aia riguarda il fatto che quel 5% indicato come obiettivo minimo si compone in realtà di due voci: il 3,5% di spese per la difesa, e l’1,5% per la sicurezza. Il premier spagnolo Pedro Sanchez, che si era opposto, ha annunciato di aver ottenuto dal segretario generale NATO Mark Rutte un’esenzione che permetterà al Paese di fermarsi al 2,1%.

Accordo con la Cina

Dopo un vertice a Londra, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha raggiunto un accordo commerciale sui dazi con la Cina. L’intesa prevede la fornitura immediata da parte di Pechino di magneti e minerali critici, oltre alla possibilità per gli studenti cinesi di accedere alle università americane. Gli Stati Uniti imporranno un totale del 55% di dazi sulle importazioni cinesi.

L’altra trattativa

Durante un’audizione al Congresso, il segretario al Tesoro americano Scott Bessent ha dichiarato che è assai probabile che Trump ritiri il proprio ultimatum dell’8 luglio per il raggiungimento di accordi con i maggiori partner commerciali degli Stati Uniti, compresa l’Europa. Del tema si è discusso durante il Consiglio europeo di fine giugno. Il commissario UE per l’Industria, Stéphane Séjourné, ha confermato che le discussioni con Washington sui dazi stanno entrando in una fase cruciale. Al centro del confronto c’è l’ipotesi di un compromesso che preveda l’introduzione di tariffe al 10% su alcuni prodotti strategici.