La guerra commerciale dei dazi di Trump e la risposta europea

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«Non vogliamo necessariamente vendicarci, ma abbiamo un piano forte per vendicarci se necessario», ha detto Ursula von der Leyen.

«Questo scontro non è nell’interesse di nessuno». Quella tra l’Unione Europea e gli Stati Uniti «è la relazione commerciale più grande e prospera al mondo e staremmo tutti meglio se potessimo trovare una soluzione costruttiva. Allo stesso tempo, deve anche essere chiaro: l’Europa non ha iniziato questo scontro. Non vogliamo necessariamente vendicarci, ma abbiamo un piano forte per vendicarci se necessario». La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen si è rivolta così al presidente americano Donald Trump, che dal 3 aprile ha stabilito nuovi dazi verso tutti i Paesi per le merci importate negli Stati Uniti. A cui si aggiungono ulteriori dazi del 25% sulle automobili che arrivano sul territorio americano.

Trumpnomics

Il pacchetto di nuovi dazi di Trump comporta un carico del 20% su tutti i prodotti che vengono importati negli Stati Uniti. Su acciaio e alluminio, il presidente americano aveva già introdotto dazi del 25%. Ma Trump ha allargato la lista anche all’alimentare, parlando di dazi fino al 200% sul vino e alcolici europei.

Il presidente americano se l’è presa in particolare con l’IVA, l’Imposta sul Valore Aggiunto applicata sui consumi dai Paesi europei, sostenendo che si tratta di un dazio occulto. L’obiettivo di Trump è quello di controbilanciare il deficit della bilancia commerciale americana, arrivata a 100 miliardi a fine 2024. Ma soprattutto mira a riportare negli Stati Uniti le produzioni che negli anni le aziende americane hanno spostato in altri Paesi, a partire dalle fabbriche di auto.

La risposta europea ai dazi di Trump

Bruxelles ha fatto sapere che l’Unione Europea risponderà «senza linee rosse».

L’Europa a marzo ha già ufficialmente annunciato un pacchetto da 26 miliardi di euro di contromisure su prodotti americani a partire da aprile, in reazione ai dazi già in vigore sul fronte di acciaio e alluminio, e sta ampliando la lista per rispondere a quelli in vigore da aprile. Da mesi i servizi della Commissione UE studiano i prodotti da colpire, con contromisure che abbiano un grosso impatto per gli Stati Uniti e un impatto minore sull’Europa.

Si punta, in particolare, a merci strategiche per gli Stati che rappresentano le roccaforti repubblicane negli USA, come gli allevamenti del Kansas o la soia della Louisiana. Inoltre, si sta pensando a misure per limitare gli investimenti americani e la possibilità di partecipare alle gare d’appalto nei Paesi europei.

Tra le altre cose, rimane sul tavolo anche il cosiddetto «bazooka», che consentirebbe misure durissime anche sul fronte dei servizi, con la possibilità di colpire le big tech americane come Amazon, Apple, Paypal. Il timore però è che gli Stati membri possano dividersi, se si tira troppo la corda. Da una parte ci sono Stati, come la Francia, che premono per la massima durezza, dall’altra Paesi come l’Italia che frenano sulle misure più drastiche. Se i singoli Paesi finissero per negoziare bilateralmente con Washington, Trump avrebbe vinto.

Le conseguenze per l’Europa e l’Italia

In ogni caso, il conto da pagare sarà salato. Per tutti i Paesi europei, gli Stati Uniti sono un mercato fondamentale per l’export. Nel 2024, gli Stati Uniti hanno importato dall’UE un totale di circa 584 miliardi di euro in beni. Mentre gli Stati Uniti hanno esportato beni verso l’UE per circa 357 miliardi di euro nel 2024.

Tra il 2014 e il 2024, le importazioni statunitensi dall’Europa sono cresciute del 44%. Germania, Italia e Irlanda sono tra i principali esportatori dell’UE verso gli Stati Uniti. Nel 2023, la Germania ha esportato il maggior numero di beni (oltre 157 miliardi di euro), seguita dall’Italia (più di 67 miliardi) e dall’Irlanda (più di 51 miliardi).

Gli Stati Uniti rappresentano il terzo partner commerciale per l’Italia con il 9% del totale, dopo Germania (12%) e Francia (10%). Al primo posto tra le merci più esportate dall’Italia negli Stati Uniti ci sono i macchinari (circa 13 miliardi di euro), seguiti dagli articoli farmaceutici (10 miliardi) e dai mezzi di trasporto (quasi 8 miliardi).

«Una guerra commerciale crea solo perdenti», ha avvertito la presidente della BCE Christine Lagarde. Nelle sue previsioni, l’economia dell’Eurozona potrebbe subire una riduzione del PIL dello 0,3% e dello 0,5% in caso di risposta europea nel primo anno. Tuttavia, ha aggiunto, potrebbe rappresentare un’opportunità unica per l’Europa di avviare una «marcia verso l’indipendenza» in settori come difesa, energia e finanza.

… e per gli Stati Uniti

Il Wall Street Journal ha definito la politica dei dazi trumpiana come «la guerra commerciale più stupida della storia». Secondo una ricerca pubblicata nel 2025 da Tax Foundation, centro di ricerca statunitense su temi fiscali, i dazi imposti nel 2017 e nel 2018 da Trump (e mantenuti in parte da Joe Biden) hanno ridotto il PIL potenziale degli Stati Uniti di 0,2 punti percentuali nel lungo periodo. Una politica simile – se non più aggressiva – potrebbe portare anche a una perdita di 142mila potenziali occupati americani nei prossimi anni.