Fiver, i cinque fatti economici di maggio 2025

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Tengono banco le trattative sui dazi commerciali imposti e poi sospesi da Trump, mentre Moody’s ha declassato il rating degli Stati Uniti.

Dopo il famoso “Liberation Day”, il giorno in cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato dazi generalizzati per un lungo elenco di Paesi, le nuove tariffe sono state temporaneamente sospese e si sono avviate le trattative di negoziazione con l’Ue e la Cina. In questo clima di incertezza, con la guerra in Ucraina e in Medio Oriente che proseguono, le previsioni economiche globali non sono positive. La Commissione europea ha rivisto al ribasso le previsioni di crescita per l’Ue. E Moody’s ha tagliato il rating degli Stati Uniti a causa dell’elevato debito pubblico.

Verso il 9 luglio per i dazi sulle merci UE

Donald Trump ha posticipato l’entrata in vigore dei dazi del 50% sulle merci importate dall’Unione Europea al prossimo 9 luglio. Lo ha deciso dopo una telefonata con la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, che aveva chiesto più tempo per organizzare le trattative per raggiungere un accordo commerciale. I nuovi dazi sarebbero dovuti entrare in vigore il primo giugno. La decisione di Trump è stata accolta positivamente dai mercati finanziari europei e americani. Il presidente americano ha fatto sapere anche della richiesta di un incontro da parte di Bruxelles.

Trattative con Pechino e riduzione dei dazi

Dopo un round di trattative in Svizzera, Stati Uniti e Cina hanno annunciato di essersi accordati per ridurre per 90 giorni i dazi che si erano imposti a vicenda. Gli Stati Uniti hanno deciso di abbassare dal 145 al 30% i dazi sulle merci cinesi e la Cina dal 125 al 10% quelli sulle merci statunitensi. Nel frattempo, i due Paesi continueranno a trattare per raggiungere un accordo definitivo. L’annuncio ha dato un impulso positivo alle borse di tutto il mondo, dopo settimane di perdite a causa della prospettiva di una prolungata guerra commerciale tra Pechino e Washington.

Downgrade per gli Stati Uniti

Moody’s ha declassato il rating sovrano degli Stati Uniti a causa delle preoccupazioni dovute ai 36mila miliardi di dollari di debito pubblico e ai piani dell’amministrazione Trump per nuovi tagli alle tasse solo parzialmente coperti. Moody’s ha abbassato il suo giudizio da AAA ad AA1, spiegando che “se riconosciamo la forza economica e finanziaria degli USA, crediamo che questa non compensi più il declino dei parametri fiscali”. L’agenzia di rating ha sottolineato che “il debito federale è cresciuto bruscamente a causa dei continui deficit”, prevedendo che il deficit sarà “trainato principalmente dall’aumento dei pagamenti per interessi sul debito, dalla crescita della spesa per prestazioni sociali e da un livello relativamente basso di entrate fiscali”. Moody’s era l’ultima delle tre grandi agenzie di rating a non aver ancora effettuato un downgrade. Gli Stati Uniti godevano della tripla A dal 1919.

Previsioni in chiaroscuro per l’UE (e l’Italia)

Nelle previsioni economiche di primavera per il 2025, la Commissione europea ha tagliato le previsioni di crescita, delineando un quadro di crescita moderata per l’Unione Europea e l’area euro in un contesto di incertezza economica mondiale. Secondo le stime, il Prodotto Interno Lordo reale dovrebbe crescere dell’1,1% nell’UE e dello 0,9% nell’area euro per l’anno in corso. La ripresa dovrebbe accelerare nel 2026, con un’espansione stimata dell’1,5% nell’UE e dell’1,4% nell’area euro. Per l’Italia si prevede una crescita al ribasso allo 0,7% nel 2025 e allo 0,9% nel 2026. A pesare sono l’incertezza politica internazionale e le tensioni commerciali con gli Stati Uniti.

L’inflazione nell’UE dovrebbe seguire dinamiche analoghe al 2024, seppur a un livello leggermente più elevato, scendendo appena al di sotto del 2% nel 2026. “L’economia dell’UE sta dimostrando resilienza in un contesto di forti tensioni commerciali e di un’impennata dell’incertezza globale”, ha detto Valdis Dombrovskis, Commissario per l’Economia. “Ma non possiamo riposare sugli allori. I rischi per le prospettive restano orientati al ribasso, l’UE deve quindi agire con decisione per rafforzare la nostra competitività”.

Un italiano alla guida di Stellantis

Antonio Filosa è il nuovo amministratore delegato di Stellantis. La scelta è arrivata alla fine di un processo di selezione dopo la brusca uscita di Carlos Tavares. Il nuovo CEO dovrà affrontare una fase complessa per il settore dell’auto e per Stellantis. L’anno scorso i ricavi del gruppo sono calati del 17% a 156,9 miliardi e i profitti del 70% a 5,5 miliardi. Alle difficoltà aziendali si sono aggiunte le incognite sui dazi imposti da Trump sulle importazioni auto e componenti negli Stati Uniti. Stellantis ha annunciato un piano da 5 miliardi negli Stati Uniti.