I dazi e il dietrofront temporaneo di Donald Trump tengono l’economia globale con il fiato sospeso. Il Fondo Monetario Internazionale prevede un ribasso delle previsioni economiche, ma esclude la recessione globale. E mentre l’Europa tenta la carta di un possibile accordo, la Banca Centrale Europea ha tagliato nuovamente i tassi di interesse per spingere la crescita. La Cina, ancora colpita dalle tariffe dell’amministrazione americana, ha nominato un nuovo negoziatore per il commercio estero e chiude oltre le attese il PIL del primo trimestre. L’Italia intanto sta discutendo il suo Documento di finanza pubblica da inviare a Bruxelles. E in un clima di profonda incertezza e volatilità sui mercati, continua la corsa ai beni rifugio, con l’oro che macina record su record e una nuova stabilità del Bitcoin.
La guerra commerciale di Trump
Dopo aver imposto dazi generalizzati per tutto il mondo, con una tariffa del 20% all’Europa, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump il 10 aprile ha sospeso a sorpresa i dazi reciproci ai Paesi che hanno manifestato l’intenzione di negoziare, mantenendo però per tutti la tariffa base del 10%. Punita invece per aver reagito la Cina, contro cui sono stati annunciati dazi fino al 245% dopo che Pechino aveva annunciato, a sua volta, tariffe dell’84% sui prodotti Made in USA.
La presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto visita a Trump alla Casa Bianca e il presidente americano si è detto sicuro che si raggiungerà un accordo con l’Europa. Bruxelles punterebbe a ottenere un accordo su zero dazi da entrambe le sponde dell’Atlantico sui beni industriali.
La BCE taglia ancora
Nell’incertezza sul futuro delle relazioni commerciali tra Stati Uniti e UE, la Banca Centrale Europea ha tagliato per la settima volta da giugno scorso il costo del denaro con l’obiettivo di spingere la ripresa. I governatori delle banche centrali della zona euro hanno deciso all’unanimità di tagliare i tassi di 25 punti base, portando quello di riferimento al 2,25%. La presidente Christine Lagarde parla di “incertezze eccezionali” sulle prospettive economiche e di rischi al ribasso per la crescita “aumentati”. Le tensioni commerciali abbatteranno la fiducia, gli investimenti e i consumi. Per questo la BCE prosegue il suo percorso di tagli, ma resta pronta a ogni scenario.
La risposta cinese
Grazie a un’impennata delle esportazioni in vista dell’entrata in vigore dei dazi imposti dagli Stati Uniti, nei primi tre mesi dell’anno l’economia cinese è cresciuta del 5,4% rispetto allo stesso periodo del 2024. Il dato è migliore delle attese. Nel primo trimestre del 2025, le esportazioni cinesi sono aumentate del 6% anno su anno, soprattutto grazie a un’impennata di oltre il 12% a marzo. Gli analisti concordano però sul fatto che nei prossimi mesi l’economia di Pechino rallenterà sensibilmente, per via dei dazi. Il presidente Xi Jinping è stato in tour nel Sud-Est asiatico per stringere nuove alleanze ed è stata annunciata anche la nomina di un nuovo negoziatore per il commercio, Li Chenggang, promosso alla carica di viceministro del Commercio, con responsabilità sui dossier più spinosi.
I conti italiani
Il governo italiano ha approvato il Documento di finanza pubblica, ex DEF, da inviare a Bruxelles entro fine aprile secondo le nuove regole di contabilità europea. La crescita per il 2025 è stata rivista al ribasso allo 0,6%, mentre il deficit si assesta al 3,3%. Resta da capire, come ha fatto notare la Corte dei Conti in audizione, come sarà rivisto il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Secondo l’Ufficio parlamentare di bilancio, le previsioni del governo sono validate “assumendo la piena e tempestiva realizzazione dei progetti del PNRR e le ipotesi del MEF sul contesto internazionale”, che resta comunque incerto e non privo di rischi. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha parlato comunque di “basi solide per affrontare le incertezze”.
La corsa dell’oro e i nuovi beni rifugio
Mentre il dollaro e i Treasury americani mostrano segni di grande debolezza a seguito della guerra commerciale globale intrapresa da Donald Trump, l’oro e il franco svizzero sembrano essere i nuovi beni rifugio. Il prezzo dell’oro ha macinato record su record salendo sopra i 3.300 dollari l’oncia. Il metallo prezioso è salito del 26% quest’anno, in una corsa ai beni rifugio in cui gli investitori faticano a prendere posizioni a lungo termine a causa dell’imprevedibilità degli annunci tariffari di Washington. Il franco svizzero è anche favorito dalla tradizionale neutralità del Paese e dalla solidità del sistema bancario. Ma anche il Bitcoin sembra mostrare una certa stabilità rispetto alle precedenti fasi di impennata della volatilità. Mentre i titoli tech crollano e il Nasdaq ha perso dall’inizio di aprile oltre il 20%, la criptovaluta è retrocessa solo del 5%.