Quando si sceglie di fare un investimento, oltre al rendimento è importante tenere in considerazione anche le tasse da pagare sui profitti realizzati. Dalle azioni alle obbligazioni, dai titoli di Stato ai conti deposito o criptovalute, tutti i redditi guadagnati sul deposito iniziale sono infatti soggetti a tassazione.
Ad esempio, quando si acquista un’azione al prezzo di 10 euro e dopo un anno quell’azione ha un valore di 20 euro, se si decide di venderla il guadagno di dieci euro – la plusvalenza – sarà tassato.
Le tasse, ovviamente, sono calcolate solo sui profitti realizzati. Se quindi si subisce una perdita, non si ha alcun obbligo fiscale. Le imposte comunque devono essere versate solo quando i guadagni vengono incassati, ad esempio mediante la vendita di azioni o l’accredito degli interessi sul conto.
Ma quante tasse si pagano sugli investimenti?
Il reddito da investimento ha un trattamento fiscale differente a seconda dei prodotti nei quali si è investito. Dal 2018, in Italia gran parte dei redditi da investimento è tassata al 26%. Ma ci sono delle differenze.
La tassazione delle plusvalenze finanziarie, o capital gain, è generalmente al 26%, applicata alle azioni, ai future e ad altri strumenti come fondi comuni ed ETF.
Alcune società, poi, restituiscono agli azionisti una percentuale dei profitti sotto forma di distribuzioni regolari di liquidità chiamate dividendi. Quando vengono versati, i dividendi sono considerati come reddito imponibile, anche questo tassato al 26%.
Ci sono però delle eccezioni. I profitti realizzati sui titoli di Stato, dai Bot ai Btp, hanno invece una tassazione diversa, al 12,5%. Anche i titoli emessi da enti pubblici o le obbligazioni di organismi internazionali e i bond di stati esteri che fanno parte della cosiddetta “white list” (la lista dei Paesi con i quali è l’Italia attua un adeguato scambio di informazioni fiscali) prevedono una tassazione del 12,5%.
Oltre alle imposte sui profitti, poi, è importante considerare anche altri costi. L’imposta di bollo viene applicata sugli strumenti finanziari custoditi nelle banche o presso i broker con una aliquota dello 0,2% sul valore complessivo del portafoglio. Inoltre, sono da tenere in considerazione anche le imposte locali, che variano in base alla residenza fiscale.