Il bitcoin continua a crescere dopo le elezioni di Donald Trump

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Il neopresidente eletto ha promesso di fare degli Stati Uniti il centro globale delle criptovalute. Il valore è tornato a salire sopra i centomila dollari.

A pochi giorni dall’insediamento di Donald Trump alla Casa Bianca, che ha promesso di fare degli Stati Uniti il centro globale delle criptovalute, è ripresa la corsa del mercato dei bitcoin. All’inizio di gennaio 2025, il valore è tornato sopra la soglia dei centomila dollari, dopo che a dicembre 2024 aveva toccato il record storico di oltre 108mila dollari.

Un sostenitore delle criptovalute alla SEC

Dal palco della Bitcoin Conference americana, Trump aveva dato il suo pieno appoggio alle criptovalute. E all’inizio di dicembre, ha nominato Paul Atkins, grande sostenitore delle criptovalute, alla guida della Securities and Exchange Commission (SEC), l’autorità americana che vigila sulla Borsa. Questo ha contribuito al rally dei bitcoin.

Nel 2017, Atkins è infatti entrato a far parte della Token alliance, organizzazione che promuove lo sviluppo del settore delle criptovalute, criticando più volte l’approccio troppo restrittivo della SEC. Secondo Bloomberg, Atkins avrebbe in programma di ridurre le sanzioni contro le società del settore delle criptovalute, proponendo un approccio basato sul dialogo con gli operatori. In più, punterebbe a definire un quadro di leggi più chiaro, anche con l’obiettivo di aumentare la competitività dell’economia americana.

Nel corso della campagna elettorale, Donald Trump ha persino ipotizzato la possibilità di creare una riserva nazionale strategica di bitcoin, cosa che però il presidente della Federal Reserve Jerome Powell ha definito come non realizzabile in quanto, secondo l’attuale normativa, per la banca centrale americana non sarebbe possibile possedere una riserva di bitcoin. Ma il neopresidente eletto sarebbe pronto anche a creare una stablecoin, ovvero una criptovaluta ancorata al valore del dollaro, tramite la piattaforma World Liberty Financial creata a settembre.

Mercato del bitcoin e delle criptovalute in crescita

Dopo la vittoria di Trump, la capitalizzazione di mercato di Bitcoin non a caso è passata da 1.300 miliardi di dollari a 2.000 miliardi di dollari, mentre la capitalizzazione complessiva del mercato crypto è cresciuta da 2.200 miliardi a 3.400 miliardi di dollari, con un aumento di oltre il 150%.

Secondo un rapporto di Triple-A, il numero di individui in possesso di criptovalute nel mondo ha raggiunto i 562 milioni nel 2024, in aumento rispetto ai 502 milioni del 2023. La crescita si registra soprattutto tra le giovani generazioni: una ricerca svolta dall’exchange di criptovalute Bitget ha registrato a novembre 2024 un aumento mensile del 683% degli utenti della Gen Z, che rappresentano oggi il 53,8% degli utenti totali.

Il clima positivo intorno alle criptovalute si registra anche oltre gli Stati Uniti. Paesi come Brasile, Argentina e Polonia stanno analizzando iniziative di adozione dei bitcoin, seguendo l’esempio di El Salvador che nel 2021 è stato il primo Paese ad adottarlo come valuta legale.

E in Svizzera è stato proposto un referendum per inserire nella Costituzione un articolo che imponga l’istituzione di una riserva di bitcoin presso la Banca nazionale. Persino il nuovo governo di transizione siriano starebbe cercando di rendere legale il bitcoin per stimolare la ripresa economica del Paese dopo la caduta del regime di Bashar al-Assad.

Diverso l’atteggiamento in Europa. L’ESMA, l’Autorità europea degli strumenti finanziari e dei mercati, ha messo nuovamente in guardia i risparmiatori sui rischi connessi agli investimenti in criptovalute. Alla fine del 2024, è infatti entrato in vigore il regolamento europeo MICA (Markets in Crypto-Assets Regulation), che non garantisce per i clienti dei fornitori di servizi di cripto-attività le stesse protezioni previste per i servizi di investimento tradizionali. Il nuovo regolamento europeo, inoltre, non richiede ai fornitori di servizi di cripto-attività di raccogliere le informazioni dei clienti per valutare la capacità di comprendere i prodotti che intendono negoziare.

Intanto in Italia, in controtendenza con le avvertenze della Banca d’Italia, una delle più grandi banche italiane ha concluso per la prima volta un’operazione esclusivamente in criptovalute, acquistando undici bitcoin per un valore di circa un milione di euro. È un primo esperimento per un istituto di credito che, come ha precisato l’amministratore delegato, serve a essere pronti nel caso in cui alcuni “clienti particolarmente sofisticati chiedessero di effettuare queste forme di investimento”. L’ad ha spiegato che si tratta di “una forma di investimento che deve essere riservata a operatori istituzionali e a clienti veramente con grandissima professionalità e grandissime skill”.

Pro e contro del bitcoin

La cautela, quando si parla di bitcoin, è d’obbligo. Investire in bitcoin infatti presenta vantaggi, ma anche molti svantaggi. Vediamo quali sono.
Il pro è che parliamo di certo di operazioni tracciabili. L’uso della tecnologia blockchain, alla base del funzionamento delle criptovalute, garantisce infatti la tracciabilità di tutte le transazioni da parte di tutti coloro che partecipano alla rete. Le transazioni sono archiviate sulla blockchain e chiunque può controllarle, ecco perché sono anche più trasparenti rispetto a quanto accade con i conti correnti bancari. Ma tutto avviene in forma anonima, nessuna informazione personale viene registrata, per cui non si possono subire clonazioni e furti di identità come accade con le tradizionali carte di credito.
Inoltre, le transazioni in criptovalute non prevedono commissioni, quindi sono più economiche rispetto ai tradizionali strumenti, e si possono effettuare verso qualunque Paese del mondo senza variazioni di valuta.
Eppure, a fronte di tali vantaggi, bisogna porre molta attenzione anche agli svantaggi di uno strumento che ha in primis un funzionamento di difficile comprensione per chi non ha un’alta educazione finanziaria. Ecco perché risulta più adatto a clienti con alte competenze. Anche perché la principale caratteristica del mercato delle criptovalute è l’alta volatilità, con fluttuazioni ampie e forti rischi di perdite. Inoltre, nonostante la privacy sia protetta, resta comunque il pericolo di cybertruffe, come accade per qualsiasi tipo di tecnologia. Senza dimenticare le criticità sul fronte della sostenibilità ambientale: per creare e far funzionare una criptovaluta servono infatti grandi quantitativi di energia.