Come funziona il conguaglio IRPEF?

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Tra la fine dell’anno e l’inizio di quello successivo, milioni di contribuenti trovano in busta paga o sul cedolino della pensione un debito o un credito. Ecco che cos’è e come funziona.

L’IRPEF è l’imposta sul reddito delle persone fisiche. Viene pagata da chi possiede redditi da lavoro dipendente e autonomo, da pensioni, ma anche derivanti da fabbricati e terreni, da capitali e d’impresa.

Secondo l’Osservatorio sulle dichiarazioni dei redditi realizzato dal Centro Studi Itinerari Previdenziali, pubblicato lo scorso settembre, su quasi 59 milioni di residenti, i contribuenti che versano l’IRPEF sono 33,5 milioni. Per questi ultimi, la chiusura dell’anno e l’inizio di quello successivo è periodo di conguaglio.

Che cos’è il conguaglio IRPEF?

Il conguaglio IRPEF è una sorta di “correzione in corsa”. L’imposta che ogni mese viene trattenuta, infatti, non è il frutto di un calcolo puntuale ma di una stima. Quest’ultima può non corrispondere alla cifra dovuta, soprattutto a causa di detrazioni fiscali e variazioni reddituali.

Ecco, il conguaglio serve proprio a questo: accertare se la cifra versata (cioè quella trattenuta nell’anno fiscale, mese dopo mese) sia stata pari a quella dovuta. E, di conseguenza, verificare se il contribuente dovrà integrare l’imposta o ricevere un rimborso.

La discrepanza, per eccesso o per difetto, può avere diverse cause. È possibile che le detrazioni non siano state recepite o non siano state calcolate in modo corretto. Oppure, nel caso dei contribuenti attivi, può essere originata da cambiamenti reddituali o lavorativi: succede, ad esempio, se si svolgono più lavori in contemporanea, se il proprio stipendio cambia o se il rapporto di lavoro cessa prima del previsto.      

La differenza tra conguaglio a debito e a credito

Il conguaglio IRPEF a debito si verifica quando le trattenute complessive del periodo sono state inferiori rispetto a quelle dovute.  In pratica, il prelievo dell’imposta in busta paga o sulla pensione non è stato sufficiente: il contribuente dovrà pagare.

O, meglio, il datore di lavoro (nel caso dei lavoratori dipendenti) o l’ente previdenziale (nel caso delle pensioni) dovrà recuperare il debito accumulato con il Fisco tramite una o più trattenute sulla busta paga o sul cedolino.

Per evitare che ci sia un conguaglio a debito (o quantomeno per evitare che sia così alto da erodere in modo significativo il proprio reddito) è necessario muoversi in anticipo, comunicando le detrazioni (tramite il modulo detrazioni), la presenza di altri redditi o di cambi di lavoro (con la Certificazione Unica provvisoria).

Il conguaglio IRPEF può anche essere a credito. In questo caso, risulterà che le trattenute del periodo siano state superiori all’imposta dovuta. Di conseguenza, il contribuente ha diritto a un rimborso, che viene erogato in busta paga o nel cedolino della pensione.

Le tempistiche del conguaglio: quando arriva in busta paga?

I tempi dell’erogazione del conguaglio, che sia a debito o a credito, non vengono lasciati alla volontà del datore di lavoro o dell’ente previdenziale.

Nel caso dei dipendenti (o di ex dipendenti, se il rapporto di lavoro si è chiuso nel corso dell’anno), il conguaglio arriva di solito nella busta paga del mese di dicembre del periodo di riferimento e comunque non oltre il 28 febbraio dell’anno successivo. Per le pensioni, invece, avviene nella maggior parte dei casi tra gennaio e febbraio.

Verificarlo è semplice: in busta paga o sul cedolino, il conguaglio ha una voce dedicata, in modo da poter controllare in modo immediato l’entità del credito o della trattenuta dovuta al debito.