Giugno 2025 non è stato un mese come tutti gli altri per Fisco e stipendi. Sono infatti arrivati correttivi e novità che incidono sulla busta paga.
I nuovi scaglioni permanenti
Prima di tutto, cambia l’IRPEF. O, più precisamente, vengono stabilizzate le nuove aliquote e la struttura di acconti e detrazioni.
L’imposta sulle persone fisiche diventa a tre scaglioni:
- paga il 23% chi ha un reddito fino a 28.000 euro;
- il 35% sulla quota eccedente tra i 28.000 e i 50.000 euro;
- il 43% - sempre sulla quota che supera lo scaglione precedente – per i redditi oltre i 50.000 euro.
Breve riassunto normativo
La riduzione da quattro a tre scaglioni (con l’unificazione dei due più bassi) è una conferma di quanto già previsto nel 2024. Per capire la vera novità di giugno, quindi, va fatto un piccolo riassunto normativo. I nuovi scaglioni erano già stati introdotti con il decreto legislativo 216/2023. Si trattava però di una norma transitoria: si specificava, infatti, che sarebbe valsa solo per il 2024 e che il calcolo degli acconti, le addizionali e le detrazioni sul 2024 e sul 2025 avrebbero dovuto seguire le regole precedenti.
La legge di Bilancio 2025 ha reso permanenti le nuove aliquote, senza però modificare la distribuzione degli acconti. Si è quindi corso il rischio di pagare l’IRPEF a tre scaglioni, ma calcolando gli acconti e detrazioni (più basse) con la disciplina precedente, a quattro aliquote. Per colmare questa falla, è stato prima emanato il decreto-legge 55 del 23 aprile 2025, confermato poi senza modifiche dalla legge 86/2025, pubblicata sulla gazzetta ufficiale del 19 giugno, che in sostanza armonizza la disciplina IRPEF.
Questo nuovo assetto porta con sé anche altre novità: la soglia per la detrazione base sul lavoro dipendente sale da 1.880 a 1.955 euro per chi ha redditi fino a 15 mila euro. Viene inoltre alzata a 8.500 euro la cosiddetta no tax area, ossia la soglia di reddito al di sotto della quale non si pagano imposte.
Chi ci guadagna? Secondo una simulazione del Corriere della Sera, le nuove aliquote comportano un beneficio per chi guadagna tra i 15 e i 28.000 euro annui, con un risparmio che può arrivare a 260 euro.
Spese di trasferta
Pochi giorni prima, il 17 giugno, era stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale un altro provvedimento in materia fiscale: il decreto 84/2025. Non incide direttamente sugli stipendi, ma contiene novità che possono avere un impatto sui redditi netti di lavoratori dipendenti e (soprattutto) autonomi.
Tra le altre cose, il provvedimento introduce la deducibilità delle spese di trasferta, a patto che siano state sostenute con strumenti tracciabili. In caso contrario, concorrono all’imponibile da lavoro autonomo.