Shutdown USA 2025: cosa significa e quali sono gli impatti per il Paese

Mercati e investimenti 3 minuti di lettura
Dal 1° ottobre le attività governative non essenziali sono bloccate a causa della mancata approvazione della legge di bilancio da parte del Congresso. La questione è seria, ma niente paura: è la ventesima volta dal 1975.

Entro l’inizio di ogni anno fiscale, che cade il 1° ottobre, il Congresso degli Stati Uniti deve approvare una serie di leggi per finanziare le attività del governo federale. Se, come nel caso di quest’anno, l’approvazione slitta a causa di mancati accordi politici (ad esempio su tassazione, debito pubblico, spesa pubblica), oppure se il Presidente si rifiuta di firmare, entra in gioco lo shutdown: il governo federale viene parzialmente chiuso e vengono mantenuti attivi solo i servizi essenziali, come quelli forniti da personale medico o controllori di volo. Tutti gli altri servizi pubblici vengono stoppati o comunque rallentati e ci riferiamo a uno spettro ampio che va dalla giustizia, fino all’ambiente, al turismo, all’istruzione.

Le conseguenze economiche e sociali dello shutdown

Siamo già nella seconda settimana di shutdown e gli impatti diretti possono essere di diverso tipo, anche se risulta sempre difficile quantificare esattamente le perdite economiche di una semi-paralisi come questa. Innanzitutto, ogni settimana di fermo significa miliardi di dollari di spesa pubblica bloccata e circa 800 mila professionisti federali in congedo forzato senza stipendio, con conseguenze negative sulle economie locali, oppure che continuano a lavorare ma non percepiscono alcun salario. E anche i turisti ne risentono, perché parchi nazionali, monumenti e musei vengono chiusi, con ricadute anche sull’indotto che creano.

Gli Stati Uniti poi possono avere un danno di credibilità, perché i partner internazionali non sono di certo contenti nel vedere Washington bloccare la propria macchina per ragioni politiche.

Come reagiscono i mercati allo shutdown?

Mercati finanziari e investitori devono fare i conti con questa incertezza e soprattutto con la mancanza di dati recenti, perché tra i servizi non più garantiti c’è anche la pubblicazione di dati macroeconomici, sull’inflazione, sull’andamento del mercato del lavoro e molti altri.

A questi effetti di breve termine se ne aggiungono anche di medio-lungo termine: le imprese che lavorano con il governo federale possono subire ritardi nei pagamenti o addirittura stop a progetti di rilievo.

Analizzando i dati storici dei precedenti shutdown, è possibile vedere come nel breve periodo i mercati finanziari non abbiano regole chiare: il comportamento degli indici appare abbastanza casuale. Tuttavia, ampliando l’orizzonte temporale, il quadro cambia: negli ultimi decenni, in otto casi su dieci, gli indici azionari hanno recuperato terreno nei dodici mesi successivi a uno shutdown, spesso toccando nuovi massimi. Le eccezioni sono rare e quasi sempre attribuibili a fattori esogeni – come crisi inflazionistiche, recessioni globali o shock sui tassi d’interesse – più che allo shutdown in sé.