La crisi politica francese e le tensioni sui mercati

Mercati e investimenti 3 minuti di lettura
Per la prima volta si è azzerato lo spread tra Italia e Francia, nonostante gli oltre 20 punti che ancora separano il rapporto debito/PIL di Parigi da quello di Roma.

Crisi politica e crisi economica. Nonostante nello stesso giorno delle dimissioni di François Bayrou, il presidente francese Emmanuel Macron abbia già scelto Sébastien Lecornu come nuovo primo ministro, la crisi francese sta scatenando forti scossoni nei mercati finanziari. 

Lecornu ha il compito di avviare le consultazioni per adottare il bilancio nazionale e raggiungere gli accordi essenziali per la tenuta del Paese nei prossimi mesi. Ma l’instabilità governativa ha contribuito già all’impennata dello spread tra i titoli di Stato francesi e quelli tedeschi, segnalando un crescente scetticismo degli investitori sulla tenuta del sistema economico di Parigi. 

Il debito pubblico francese e la nuova legge di bilancio

Il debito pubblico francese supera orma il 113% del PIL, pari a circa 3,5 trilioni di euro. E in questo contesto, seppur per poco tempo, si è addirittura azzerato lo spread tra Italia e Francia, ponendo entrambi i Paesi sul gradino più basso della zona euro. Non si era mai visto prima che il premio di rischio francese sul debito a lungo termine fosse pari a quello italiano, nonostante gli oltre 20 punti che ancora separano il rapporto debito/PIL di Parigi da quello di Roma. Questo rovesciamento degli equilibri, però, rivela quanto una crisi politica nel cuore dell’Europa possa mutare rapidamente la percezione del rischio sui mercati. Con il timore di contagi che rischia a sua volta di alimentare le speculazioni.

Alla base della tensione sui mercati, nonostante il Paese abbia un’economia in crescita e il tasso di disoccupazione più basso degli ultimi quarant’anni, c’è la finanza pubblica francese. “Avete il potere di rovesciare il governo ma non quello cancellare la realtà”, ha detto l’ex primo ministro francese François Bayrou all’Assemblea Nazionale che lo ha sfiduciato. La realtà che non si può cambiare è, ovviamente, il debito francese che oggi viaggia 17,8 punti di PIL in più rispetto ai livelli pre-COVID e il deficit che sfiora il 6%. 

Al centro dello scontro politico francese, non a caso, c’è la legge di bilancio. Per evitare la recessione, Bayrou aveva proposto una riduzione della spesa pubblica per 44 miliardi di euro, tagli massicci alla sanità, congelamento delle pensioni e soppressione di migliaia di posti nel settore pubblico. Una manovra ritenuta inaccettabile sia dalla sinistra sia dall’estrema destra del Rassemblement National di Le Pen. Ma osteggiata anche dai cittadini, che sono scesi in piazza con lo slogan “Blocchiamo tutto”. 

La nomina di Sébastien Lecornu

La nomina di Lecornu, fedelissimo di Macron, è avvenuta una velocità record rispetto ai precedenti cambi di governo dopo le elezioni anticipate dell’estate 2024. Stavolta Macron ha voluto stringere i tempi, consapevole che il Paese non potrebbe sopportare altre settimane di incertezza. Ma quello che accadrà è ancora tutto da scrivere. 

“Ce la faremo”, ha dichiarato Lecornu durante la cerimonia di passaggio dei poteri, promettendo un approccio riformista, ma anche la “rottura” con le vecchie dinamiche politiche. Di fronte a un quadro così incerto, ora ogni scelta politica in Francia sarà decisiva per evitare ulteriore volatilità sui mercati, soprattutto dopo gli scossoni già provocati dalla guerra commerciale americana