Cybercrime, un affare da migliaia di miliardi di dollari

Tecnologia e innovazione 3 minuti di lettura
Gli attacchi informatici aumentano e le stime parlano di danni tra i 10 e i 12mila miliardi di dollari entro il 2025. Le aziende hanno già aumentato gli investimenti per proteggersi, ma anche la normativa scende in campo.

Hacker, cyber-attacchi e guerre ibride stanno mettendo sempre più a dura prova le infrastrutture digitali globali e il sonno di molti Amministratori Delegati di grandi aziende, perché quello legato ai cyber-criminali non rappresenta solo un rischio di business e continuità operativa, ma anche reputazionale e di sicurezza vera e propria. Ecco perché la direttiva europea NIS 2 è già un punto di riferimento per aziende di grossa taglia e PMI.

Quanto costano i cyber crimini?

Le stime dei danni causati dai criminali informatici vanno dai 10 ai 12 mila miliardi di dollari entro la fine del 2025 a livello globale. Secondo la Banca Mondiale, un singolo data breach, cioè una violazione di dati sensibili, può arrivare a costare quasi 5 milioni di dollari, ai quali vanno aggiunte le sanzioni amministrative e i costi di adeguamento organizzativo, tecnologico e formativo per i dipendenti.

Da questi numeri è facile capire come la posta in gioco sia estremamente alta: le aziende possono essere colpite direttamente, ad esempio con furto di denaro e di informazioni, riscatti, blocchi operativi, ma anche indirettamente, a causa di alti costi di ripristino dell’attività operativa, perdita di clienti, spese legali, danni reputazionali. Inoltre, se venissero considerate poco sicure dai propri stakeholder, potrebbero avere anche premi assicurativi più alti e maggiori tassi di interesse sul capitale di rischio. E il discorso vale ancora di più per quelle aziende che lavorano in settori considerati critici e ad alta vulnerabilità come finanza, sanità, energia, infrastrutture.

Previsti investimenti per oltre 300 miliardi di dollari

Secondo il Sole 24 Ore, che rilancia il report di un’importante società di analisi del mercato, gli investimenti si stanno facendo sempre più ingenti perché vengono considerati strategici e non solamente un costo: per il 2025 sono previsti 201 miliardi di dollari, che saliranno a 309 miliardi di dollari nel 2029 grazie a normative più rigide, nuove minacce cyber e digitalizzazione sempre più centrale nelle strategie di politici, imprenditori e top manager. Se guardiamo all’area euro, oggi la spesa tocca già i 50 miliardi, che potrebbero diventare 75 miliardi nel 2029, con una crescita annuale composta attesa tra il 10% e l’11%. Inoltre, secondo la società di consulenza Deloitte, in Italia il 52% delle aziende prevede di aumentare il proprio budget per investimenti in cybersecurity entro due anni, anche a causa delle tensioni geopolitiche globali.

L’importanza della normativa

Restando nel contesto europeo, vanno sottolineate le due architravi della regolamentazione: la già citata NIS 2 è la nuova direttiva che rafforza ed estende gli obblighi per le entità essenziali e importanti che erogano servizi critici. Ha l’obiettivo di rafforzare l’impegno di questi attori in termini di risk management, segnalazione di incidenti, governance e sicurezza della propria catena di fornitura. Inoltre, il Cyber Resilience Act (CRA) introduce obblighi di cybersecurity by-design e by-default per tutti i prodotti hardware e software con componenti digitali venduti nel mercato europeo.