La mobilità sociale si riferisce alla possibilità per una persona di muoversi tra gruppi sociali e status diversi all’interno della società.
Cos’è il social mobility index?
Per misurarla, il World Economic Forum ha costruito il “Global Social Mobility Index”, calcolato su cinque dimensioni determinanti ai fini della mobilità sociale:
- assistenza sanitaria,
- scuola (accesso, qualità ed equità),
- accesso alla tecnologia,
- lavoro (opportunità, salari, condizione),
- protezioni sociali,
- istituzioni (protezione sociale e istituzioni inclusive).
Quanto più l’accesso ai servizi e le opportunità offerte in ciascuna dimensione sono distribuite in modo equo, tanto più una società viene considerata mobile.
Secondo il World Economic Forum, una società capace di offrire a ciascuno pari opportunità di sviluppare il proprio potenziale, a prescindere dalla provenienza socioeconomica, non solo garantisce più coesione sociale ma ha anche una maggiore crescita economica. I calcoli del WEF dicono che un aumento della mobilità sociale del 10% farebbe crescere il PIL di quasi il 5% in più in dieci anni.
La classifica mondiale della mobilità sociale
Il World Economic Forum ha classificato 82 paesi nel Global Social Mobility Report. Al primo posto si trova la Danimarca, seguita da Norvegia e Finlandia. I primi dieci Paesi con i punteggi più alti nell’indice di mobilità sociale si trovano in Europa e la maggior parte di questi sono Paesi nordici. Si tratta di Paesi che hanno eccellenti opportunità di lavoro, reti di sicurezza sociale e programmi educativi di alta qualità.
Tra le economie del G7, la Germania è la più mobile socialmente, seguita dalla Francia. La Russia, al 39esimo posto, è la migliore tra le economie del gruppo Brics, precedendo la Cina (45esima), il Brasile (60esimo), l’India (76esima) e il Sudafrica (77esimo).
Il social mobility index in Italia
L’Italia si trova al 34esimo posto, con un punteggio di 67,4, superata da Portogallo e Spagna. Piazzandosi tra gli ultimi Paesi in Europa per mobilità sociale.
Il nostro Paese ottiene il punteggio più alto nell’ambito della salute, con 90,1 punti, occupando il nono posto per la qualità e l’accesso alla sanità e il quarto posto per l’aspettativa di vita. In termini di accesso all’istruzione, qualità ed equità, invece, da un lato ha un buon rapporto studenti-insegnanti, dall’altro però si caratterizza per “una mancanza di diversità sociale” nelle scuole, che non favorisce l’inclusione tra ceti diversi.
Tra i punti deboli dell’Italia, il World Economic Forum indica anche l’alta percentuale di inattivi tra i giovani e le limitate possibilità di formazione, con enormi difficoltà per i disoccupati di accedere a corsi per migliorare le proprie competenze. Molto scarse anche le opportunità di lavoro: l’Italia si colloca al 69esimo posto a causa dei bassi livelli di occupazione.
I fattori che influenzano la mobilità sociale
Lo studio “And Yet It Moves: Intergenerational Mobility in Italy”, pubblicato sull’American Economic Journal: Applied e realizzato da un gruppo di economisti italiani (Paolo Acciari, Alberto Polo e Gianluca Violante), ha dimostrato come il tasso di mobilità sociale può essere influenzato da alcune variabili fondamentali.
Gli economisti, analizzando i dati reddituali, hanno dimostrato come la mobilità sociale nel nostro Paese varia anzitutto in base alla provincia e regione di nascita. Nel Nord Italia, ad esempio, i tassi di mobilità verso l’alto sono molto più elevati rispetto al Sud, grazie alla presenza di scuole di maggiore qualità e condizioni del mercato del lavoro più favorevoli.
La scarsa mobilità del Sud, però, viene alterata nel momento in cui i figli si muovono dal Sud al Nord, accedendo quindi a posizioni lavorative e servizi migliori. A essere determinante è anche il genere, con le donne che hanno minori possibilità di mobilità sociale rispetto agli uomini.
E conta anche la professione dei genitori. Ad esempio, chi è figlio di imprenditori e lavoratori autonomi ha maggiore possibilità di risalire la scala sociale.
Ma il fattore decisivo resta la qualità del sistema scolastico. La scuola, spiegano gli economisti, è quella che più delle altre determina il futuro dei giovani in termini di posizioni professionali e guadagni futuri. Decisive le scuole materne e le elementari, ancora più delle scuole superiori.