Siamo più spesso abituati a leggere sui titoli di siti di informazione e quotidiani i dati sul tasso di disoccupazione, ma altrettanto importante è il tasso di occupazione: si tratta di un indicatore fondamentale per comprendere se un’economia è in salute e quanto è in grado di creare nuovi posti di lavoro.
Come si calcola il tasso di occupazione?
Per calcolare il tasso di occupazione dobbiamo prima comprendere la classificazione stilata da Eurostat e adottata in Italia dall’ISTAT. Si parte dalla popolazione totale, che nel caso del nostro Paese conta quasi 59 milioni di abitanti. Ci sono poi le fasce anagrafiche, perché i giovani tra 0 e 14 anni non vengono calcolati nelle analisi che riguardano il mercato del lavoro.
ISTAT quindi, per il tasso di occupazione, che in Italia è del 62,4% nel terzo trimestre del 2024, si concentra sulla fascia di popolazione che parte dai 15 e arriva ai 64 anni, chiamata dagli statistici popolazione in età lavorativa. Chi rientra in questa definizione deve soddisfare almeno uno dei seguenti criteri nell’intervallo temporale analizzato:
- avere svolto almeno un’ora di lavoro a fronte di un corrispettivo economico o in natura;
- avere svolto almeno un’ora di lavoro non retribuito nella ditta di un familiare;
- vi rientra anche chi sia stato assente da lavoro per più di tre mesi (soglia massima dopo cui, di solito, si viene considerati non occupati) se giustificato da maternità, malattia, part time verticale, formazione pagata dal datore di lavoro, congedo parentale se retribuito.
Questa fascia è la base del nostro calcolo, piuttosto semplice: il tasso di occupazione si ottiene dividendo il numero degli occupati in un dato momento per il totale della popolazione in età lavorativa e lo si moltiplica per 100, in modo da esprimere il dato percentuale. Quindi, prendendo ad esempio i dati di un Paese con 10 milioni di abitanti in età lavorativa e 7 milioni di abitanti occupati, il tasso di occupazione è del 70%, ricavato da 7 diviso 10 e moltiplicato per 100.
Che cosa ci dice il tasso di occupazione sulla salute di un’economia
Se il dato è buono, gli analisti possono dedurre che l’economia in questione è in crescita e crea nuovi posti di lavoro per una popolazione attiva, cioè che produce beni e servizi. Inoltre, molto probabilmente le persone che vivono nel Paese hanno una buona capacità di spesa pro-capite, il che attiva un circolo virtuoso.
Se invece il dato non è buono, è possibile che l’economia stia crescendo molto lentamente, o che sia addirittura in recessione o in deflazione, e che il mercato del lavoro non funzioni come dovrebbe. In questo caso, le cause possono essere diverse, come lo skill mismatch, quando lavoratori non hanno le competenze adeguate a coprire le offerte di lavoro e le aziende non trovano quindi i giusti profili da assumere. Un’altra chiave di lettura può essere un costo del lavoro troppo alto o tasse troppo elevate, che non incentivano le persone a cercare lavoro e le aziende ad assumere.
Il tasso di occupazione in Italia
Le ultime analisi dell’ISTAT, come anticipato, riguardano il terzo trimestre dello scorso anno e parlano di un tasso di occupazione in aumento: 117mila occupati in più rispetto al trimestre precedente (+0,5%), con un tasso che sale al 62,4%, con una crescita di 0,2 punti percentuali sul II trimestre del 2024. Per contro, il tasso di disoccupazione è sceso al 6,1%, mentre il tasso di inattivi (chi non cerca attivamente lavoro) a settembre 2024 è salito al 33,7%, trend incoraggianti ma non proprio positivi se rapportati agli altri Paesi europei.