Si chiama codice ATECO (Attività ECOnomiche). Si tratta della combinazione alfanumerica adottata dall’ISTAT per classificare le attività economiche. Quando un imprenditore o un professionista apre una partita Iva, bisogna obbligatoriamente inserire il codice del proprio settore. La classificazione, utilizzata da Agenzia delle Entrate, Camera di Commercio, INPS e altri enti pubblici, consente di uniformare le informazioni relative alle attività economiche presenti sul territorio nazionale.
Un dato che spesso viene compilato dagli imprenditori e poi dimenticato. Ma il codice ATECO è molto di più di un semplice onere burocratico. Questo codice rappresenta invece uno degli elementi più importanti per identificare l’attività economica svolta da un’impresa e può influenzare numerosi aspetti della gestione aziendale: dal regime fiscale all’accesso a bonus e incentivi pubblici, fino alla partecipazione ai bandi. Ecco perché conoscere il proprio codice ATECO e verificarne la correttezza è una scelta strategica che può incidere anche sulle prospettive di crescita dell’azienda.
Ogni impresa, lavoratore autonomo o libero professionista in Italia viene identificato quindi attraverso un codice ATECO così formato: la prima lettera indica il macrosettore di appartenenza (la C ad esempio è la lettera del manifatturiero); a seguire, le due cifre successive indicano il sottosettore, poi tre cifre per la classe, cinque cifre per la categoria, più sei cifre che identificano l’attività specifica.
Perché il codice ATECO è così importante
L’importanza del codice ATECO va ben oltre la semplice identificazione statistica dell’impresa.
Il codice rappresenta uno dei principali riferimenti usati dalle amministrazioni pubbliche per definire la tassazione (come il coefficiente di redditività), i contributi INPS, la classe di rischio aziendale e l’accesso a eventuali bandi e agevolazioni.
In molti casi, infatti, l’accesso a contributi a fondo perduto, crediti d’imposta e incentivi è riservato esclusivamente alle imprese appartenenti a determinati codici ATECO. Di conseguenza, un codice non corretto potrebbe impedire all’azienda di beneficiare di opportunità economiche anche rilevanti.
Regioni, Ministeri, Camere di Commercio e Unione Europea pubblicano periodicamente bandi destinati a specifici settori produttivi. Tra i requisiti, compare molto spesso il possesso di uno o più codici ATECO indicati nel bando. Lo stesso vale per gli strumenti di finanza agevolata e le garanzie pubbliche.
Nel corso della storia aziendale, è frequente che un’impresa ampli la propria attività. Per cui è opportuno sempre verificare se sia necessario aggiornare la classificazione o aggiungere uno o più codici secondari. Mantenere aggiornati i dati aziendali consente di rappresentare correttamente l’attività svolta ed evitare problematiche.
Periodicamente l’Istat aggiorna i codici ATECO, adeguando la classificazione all’evoluzione del sistema economico e alle esigenze degli utilizzatori, nel caso in cui emergano ad esempio attività prima inesistenti sul mercato. «Gli aggiornamenti hanno carattere circoscritto e mirato e sono finalizzati a introdurre miglioramenti puntuali o a rispondere a specifiche esigenze emerse nel corso dell’applicazione della classificazione», spiegano dall’ISTAT. Un motivo in più per verificare che il proprio codice sia corretto e aderente alla propria attività.