Cos’è il default finanziario
Il default finanziario indica l’incapacità di rispettare un obbligo di pagamento secondo le condizioni stabilite. Può riguardare privati, imprese e Stati, ma criteri e conseguenze cambiano a seconda del debitore.
Il termine default finanziario indica una situazione in cui un debitore non riesce a rispettare gli obblighi di pagamento e le condizioni previste per il rimborso di un debito. Può trattarsi di una rata di un finanziamento, di un’obbligazione emessa da un’impresa oppure del debito pubblico di uno Stato.
Il default non coincide necessariamente con una situazione di fallimento o con l’assenza totale di risorse finanziarie. Un debitore può infatti avere ancora patrimonio o disponibilità economiche, ma non riuscire a rispettare nei tempi previsti una determinata obbligazione.
Per questo, quando si valuta il rischio di insolvenza, è necessario distinguere tra la capacità strutturale di ripagare i debiti e il mancato pagamento di una specifica obbligazione.
Le regole del sistema bancario europeo
Nel sistema bancario europeo, la definizione di default è disciplinata da norme comuni. Dal 2021 sono entrate in vigore nuove regole europee che hanno uniformato i criteri utilizzati dalle banche per classificare un’esposizione come deteriorata.
In linea generale, un debitore viene considerato in default quando si verifica almeno una delle due condizioni previste dalla normativa. La prima riguarda il ritardo nei pagamenti. Il debitore è considerato in default quando è in arretrato da oltre 90 giorni.
Per le esposizioni al dettaglio, la soglia dell’arretrato è pari a oltre 100 euro; per le esposizioni diverse da quelle al dettaglio è pari a oltre 500 euro. In entrambi i casi, inoltre, l’arretrato deve rappresentare comunque più dell’1% dell’ammontare complessivo delle esposizioni del debitore verso la banca.
La seconda situazione si verifica quando la banca ritiene che sia improbabile che il debitore possa adempiere integralmente alle proprie obbligazioni, anche indipendentemente dalla presenza di un arretrato superiore alle soglie previste.
Default di un’impresa
Per un’impresa, il default può avere conseguenze particolarmente rilevanti perché la classificazione riguarda il rapporto con il sistema bancario e può influenzare quindi la possibilità di ottenere nuovo credito.
Per un’azienda già esposta finanziariamente, quindi, un problema di liquidità può trasformarsi rapidamente in un problema più ampio di accesso al credito, gestione del debito e continuità aziendale.
Il monitoraggio dei flussi di cassa e della capacità di rispettare le scadenze rappresenta una componente essenziale della gestione del rischio finanziario.
Default di un privato
Per un privato il principio è analogo, ma il default bancario non significa automaticamente che la persona sia “fallita”. Un ritardo nei pagamenti può però avere conseguenze sulla relazione con la banca e sulla possibilità di ottenere nuovi finanziamenti. È quindi importante distinguere tra ritardo nel pagamento, default bancario e insolvenza.
Non ogni difficoltà finanziaria determina automaticamente un default e non ogni default implica necessariamente l’incapacità permanente di pagare tutti i propri debiti.
Quando va in default uno Stato?
Uno Stato entra in default quando non rispetta gli obblighi finanziari nei confronti dei propri creditori, per esempio non pagando alla scadenza capitale o interessi su un titolo di Stato oppure non rispettando le condizioni previste per il rimborso del debito.
Il rischio di default sovrano aumenta quando un Paese non riesce più a rifinanziare il proprio debito a condizioni sostenibili. Se i tassi richiesti dagli investitori diventano troppo elevati, infatti, il costo del servizio del debito può aumentare fino a rendere più difficile l’accesso ai mercati.
A differenza di un’impresa, uno Stato non viene semplicemente sottoposto a una procedura di fallimento. Il default sovrano può invece aprire una fase di ristrutturazione del debito, durante la quale il Paese negozia con i creditori una modifica delle condizioni originarie, magari con scadenze più lunghe o riduzione degli interessi.
Il default di uno Stato può avere conseguenze sull’intero sistema finanziario. Le banche, i fondi e altri investitori possono infatti detenere quantità significative di titoli di Stato. Una ristrutturazione o un mancato pagamento può quindi provocare perdite sui loro bilanci e ridurre la loro capacità di concedere credito.
Il rischio può estendersi anche all’economia reale attraverso una riduzione del credito disponibile e una maggiore instabilità dei mercati finanziari. È uno dei motivi per cui il rischio sovrano viene monitorato con particolare attenzione dagli investitori e dalle istituzioni finanziarie.
Debito, insolvenza e crisi finanziaria
Il default indica il mancato pagamento di un debito secondo le regole concordate. L’insolvenza descrive una situazione più ampia e strutturale nella quale il debitore non è in grado di far fronte regolarmente ai propri debiti. La crisi finanziaria può invece essere una situazione ancora più ampia, nella quale le difficoltà di uno o più soggetti si trasmettono al sistema finanziario o all’economia nel suo complesso.
La distinzione è importante perché un ritardo nel pagamento non equivale necessariamente a un’insolvenza permanente. Allo stesso modo, un’impresa può entrare in default su un finanziamento e riuscire successivamente a ristrutturare il proprio debito e tornare a una situazione finanziaria sostenibile.
Come si misura il rischio di default
Per gli investitori e per le banche, il rischio che un debitore non ripaghi integralmente e puntualmente il proprio debito è una delle variabili fondamentali da valutare.
Per un privato o un’impresa che ha un rapporto con una banca, esistono criteri quantitativi e qualitativi che determinano quando un’esposizione deve essere classificata come default.
Nel caso delle imprese e degli Stati, il mercato utilizza diversi indicatori per stimare il rischio di credito. Tra questi ci sono i rating assegnati dalle agenzie specializzate, gli spread rispetto a titoli considerati più sicuri e anche i prezzi dei credit default swap.
In tutti i casi, il denominatore comune è capire soprattutto quanto è sostenibile il debito, quale capacità di rimborso ha il debitore e quali conseguenze può produrre il mancato pagamento.