L’Italia paga diverse tasse occulte che ne rallentano la crescita e lo sviluppo. Una di queste riguarda la mobilità ferroviaria. Se è vero che l’Alta Velocità ha una puntualità che si aggira intorno all’80%, i treni a lunga percorrenza come gli Intercity e gli spostamenti regionali subiscono ogni giorno ritardi strutturali.
I disservizi della rete ferroviaria nazionale costano all'Italia 3,16 miliardi di euro l’anno, secondo l'analisi del Centro Studi Unimpresa pubblicato nel 2025. A farne le spese però non sono solo i passeggeri: a pagare il conto più salato sono le imprese, con pesanti ripercussioni sui settori di trasporti, turismo e servizi.
Quanto costa il pendolarismo
Secondo le stime, le ore di lavoro perse dai pendolari hanno un impatto negativo sulla produttività delle aziende italiane, già in difficoltà anche in altri parametri rispetto ai competitor esteri.
Anche solo 15-20 minuti di ritardo al giorno di chi utilizza i treni per recarsi in ufficio si traduce in circa 30-40 ore di permessi o ferie sprecati ogni anno per fare fronte ai disservizi. Di conseguenza, peggiora l’equilibrio vita-lavoro, diminuisce il tempo da dedicare a formazione e consumi, e cresce lo stress da pendolarismo, portando anche a maggiori spese mediche.
Inoltre, i ritardi dei treni spingono sempre più persone a scegliere di utilizzare l’auto privata per gli spostamenti casa-lavoro, perdendo potere d'acquisto a causa di maggiori costi (carburante, pedaggi, assicurazione, parcheggi, usura del mezzo) e facendo aumentare inquinamento e traffico, con relative conseguenze anche sulla collettività.
Imprese e Stato: conseguenze economiche e settoriali
Se guardiamo proprio all’interesse collettivo, lo Stato e il tessuto economico sono vittime di questa situazione sia dal punto di vista del PIL, sia per i maggiori costi diretti.
Per risolvere il problema, il Piano Strategico del Gruppo Ferrovie dello Stato Italiane prevede investimenti per 124 miliardi di euro dal 2024 al 2033, con l’obiettivo di recuperare gli ultimi decenni in cui le spese per i miglioramenti della rete ordinaria sono state più basse del necessario.
Per Rete Ferroviaria Italiana anche i costi di manutenzione delle tratte sono un tema da affrontare: gli oltre 9.000 treni al giorno, in diversi casi con parecchi anni di onorato servizio, mettono a dura prova la rete, accelerando l’usura dei binari.
Sul fronte delle imprese, oltre ai ritardi dei lavoratori vanno gestite le criticità derivanti dalla logistica delle merci, spesso consegnate diversi giorni dopo la prima data utile o bloccate per diverso tempo. Secondo Unimpresa, solo il settore turistico viene danneggiato per circa 450 milioni di euro l’anno di mancati introiti a causa di questi disservizi.
Gli indennizzi per i treni in ritardo
Trenitalia prevede un rimborso sotto forma di bonus per un nuovo viaggio pari al 25% del biglietto se il ritardo è compreso tra i 30 e i 59 minuti su Frecciarossa, Frecciargento o Frecciabianca.
Il credito ha validità 12 mesi. Se il treno ha oltre 60 minuti di ritardo, la normativa vale anche per Intercity, Intercity Notte e collegamenti internazionali, con il 25% del prezzo del biglietto per i ritardi tra i 60 e i 119 minuti e il 50% se il ritardo è pari o sopra le due ore. In questo caso, si può scegliere anche per un rimborso direttamente in denaro.
Per i trasporti regionali, il 25% di indennità vale per i ritardi tra 60 e 119 minuti solo se il biglietto è costato almeno 16 euro. Se il ritardo è superiore a 120 minuti, il bonus sale al 50% e vale per i biglietti di valore pari o superiore a 8 euro.