L’Intelligenza Artificiale nella sanità tra risparmi ed efficienza

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L’IA serve a migliorare la qualità delle cure ma anche per ridurre la pressione sulla forza lavoro.

L’uso dell’Intelligenza Artificiale nei sistemi sanitari è ormai una pratica diffusa. Secondo l’ultimo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità sulla diffusione dell’IA nella sanità europea, tutti i 27 Paesi dell’Ue stanno investendo e adottando soluzioni avanzate negli ospedali e nelle aziende sanitarie.

Il rapportoArtificial intelligence is reshaping health systems: state of readiness across the European Union”, basato sui dati raccolti tra giugno 2024 e marzo 2025, sottolinea come l’IA venga adottata soprattutto per migliorare la qualità delle cure e la precisione delle diagnosi.

Ma il 96% degli Stati Ue la considera utile anche per ridurre la pressione sulla forza lavoro e l’89% per aumentare l’efficienza del sistema e risparmiare sui costi.

Non si tratta solo di sperimentazioni. Gli strumenti di IA sono già impiegati nella pratica clinica quotidiana, in particolare nella diagnostica, dove circa il 74% dei Paesi Ue utilizza sistemi di supporto basati su algoritmi per imaging per individuare le malattie e prendere decisioni cliniche. Mentre il 63% impiega piattaforme conversazionali o chatbot per l’assistenza ai pazienti.

Nello studio Oms, l’Italia compare nel gruppo dei Paesi che stanno già utilizzando, seppure con diversi livelli di maturità, tutte le principali categorie di applicazione dell’IA censite dal rapporto: diagnostica assistita, chatbot per i pazienti, automazione logistica e amministrativa, chirurgia o robotica assistita, supporto alle decisioni e symptom checker, stratificazione prognostica del rischio e monitoraggio remoto del paziente.

Nel caso italiano, tuttavia, il rapporto segnala un livello ancora prevalentemente informale, segno che la presenza delle tecnologie è ampia ma non ancora consolidata in modelli strutturati, standardizzati e stabili nel tempo.

Quanto può far risparmiare l’Intelligenza Artificiale nella sanità

Eppure, l’implementazione dell’IA nei processi sanitari potrebbe far risparmiare al nostro Paese circa 21,74 miliardi di euro all’anno, riducendo i costi sanitari del 10-15%.

Secondo la ricerca “L’impatto dell’Intelligenza Artificiale in Italia dalla finanza alla sanità” della Rome Business School, l’IA ha infatti il potenziale di automatizzare fino al 36% delle attività nel settore sanitario, liberando risorse umane per compiti di maggiore valore aggiunto e aumentando la sostenibilità del sistema.

Gli operatori sanitari possono dedicare più tempo di qualità alle cure, concentrandosi maggiormente sull’interazione con i pazienti piuttosto che sulla trascrizione di appunti e lavori amministrativi.

Nello svolgimento delle risonanze magnetiche, ad esempio, i nuovi algoritmi riescono a far risparmiare fino al 50% del tempo al medico che li usa. In questo senso, l’IA è uno strumento che accompagna ma non sostituisce medici e infermieri.

Integrarla nel sistema sanitario darebbe sollievo ai lavoratori del settore, liberandoli dai ritmi martellanti di lavoro, ma anche ai pazienti, che affronterebbero tempi d’attesa minori. Mantenendo comunque un servizio accurato, sempre sotto la guida del medico.

Con un grosso aiuto anche sul fronte della burocrazia. In Italia, un medico dedica 23 su 40 ore di lavoro a burocrazia e documentazione. L’IA ridurrebbe le comunicazioni via telefono e il tempo dedicato alle pratiche burocratiche, consentendo di liberare spazio nelle giornate lavorative e aprire potenzialmente più slot per gli appuntamenti con i pazienti.