Estrarre, produrre, consumare e smaltire sono i quattro passaggi del modello economico lineare degli ultimi decenni; esso sembrerebbe però non funzionare sul lungo periodo, poiché sta portando dallo sfruttamento ambientale, alla perdita di biodiversità e all’accumulo di rifiuti.
I dati parlano di emergenza ecologica, ma diventa in fretta un problema sistemico. Ogni anno generiamo oltre 2 miliardi di tonnellate di rifiuti nel mondo, che diventeranno 3,4 miliardi entro il 2050 secondo l’ONU. Parallelamente, dal 1970 a oggi l’estrazione di materie prime è triplicata, diventando la causa principale dell’impatto umano sull’ambiente: è responsabile del 90% della perdita di biodiversità e del 55% delle emissioni di gas serra.
Una diversa concezione del consumo
In una storia umana fatta di trasformazioni, quella verso un modello di economia circolare potrebbe essere la più importante. Nel sistema circolare l’obiettivo di tutti gli attori coinvolti è mantenere il più a lungo possibile servizi, prodotti e materiali nel ciclo economico grazie a riuso, riparazione, riciclo e progettazione sostenibile fin dall’origine.
Se prendiamo come esempio i rifiuti che produciamo ogni giorno, nel vecchio modello lineare possiamo intenderli come la tappa finale del ciclo produttivo. In quello circolare, invece, i rifiuti sono una risorsa che viene rilavorata e reintrodotta nel ciclo produttivo, con un impatto positivo sui consumi, sulle emissioni e anche sulla competitività delle imprese.
Il ruolo dei governi sarà fondamentale per supportare questa transizione e un esempio virtuoso ci arriva dal Vietnam, che ha integrato i principi dell’economia circolare nelle politiche nazionali con la promulgazione di un Piano d’Azione Nazionale dell’Economia Circolare: promuove l’eco-design e l’attuazione di meccanismi sostenibili per elettronica, plastica, tessile e per tecnologie scientifiche per l’agricoltura.
I diversi campanelli d’allarme hanno avuto un effetto positivo: molti Paesi hanno ripensato il proprio approccio, guidati dalle Nazioni Unite. Sostenibilità, resilienza, cura, lungimiranza sono le nuove parole chiave che rappresentano il cuore dell’economia circolare: un approccio più intelligente di intendere lo sviluppo sostenibile che ha la capacità di rivoluzionare il modo in cui produciamo e consumiamo, tenendo conto dei limiti fisici imposti dal nostro pianeta.
Perché la circolarità fa bene a tutti
I vantaggi competitivi di questa transizione potrebbero portare a benefici economici per 4.500 miliardi di dollari entro il 2030, grazie anche alla creazione di nuovi mercati green e di molti posti di lavoro, oltre ai tagli alle emissioni di gas serra.
Restringendo lo sguardo al nostro Paese, nel 2025 l’economia circolare ha generato risparmi per oltre 18 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 16,4 miliardi del 2024. Tuttavia, questi risparmi rappresentano solo il 15% del potenziale stimato per il 2030 (circa 119 miliardi), a causa di investimenti ancora insufficienti e di una diffusione non uniforme delle pratiche circolari, secondo il rapporto Circular Economy Report 2025 di Energy&Strategy - Politecnico di Milano School of Management.
Anche gli investitori possono contribuire all’economia circolare
Investitori e società di asset management possono supportare la transizione verso l’economia circolare spostando risorse dai modelli di business lineari in diversi modi:
- possono creare fondo comuni o ETF focalizzati su aziende virtuose che dimostrano una migliore gestione dei rifiuti, o su aziende attive nel settore del riciclo e del recupero di risorse;
- possono finanziare startup che sviluppano nuove tecnologie sostenibili o che riutilizzano risorse
- possono creare prodotti di investimento, come i green bond: obbligazioni riservate per chi propone progetti di economia circolare, come ad esempio la creazione di impianti innovativi di riciclo dei materiali.
Un altro esempio sono i Sustainability-Linked Loan, dei prestiti il cui tasso di interesse è legato al raggiungimento di determinati obiettivi ambientali. Per esempio, se l’azienda che ha ricevuto il prestito diminuisce le proprie emissioni di CO₂ del 30%, il tasso di interesse del prestito diminuisce della stessa percentuale.
Insomma, le opzioni sul tavolo sono molte e diversificate, ciò che farà la differenza sarà la volontà di tutti.