La prima ondata di caldo che ha investito l’Europa ha causato non pochi disagi. Chi vive in città e nelle zone dell’entroterra guarda all’estate con timore per le alte temperature.
Eppure, se gli scienziati hanno ragione, quella appena iniziata potrebbe essere l’estate più fresca del resto della nostra vita. E a chi cerca un po’ di sollievo nei mesi estivi resta un solo alleato: il condizionatore.
Ma si tratta ancora di un lusso che in pochi possono permettersi.
La cooling poverty
I dati pubblicati sul Journal of Environmental Economics and Management ci dicono che le famiglie meno abbienti arrivano a destinare fino all’8% del proprio budget familiare alla spesa per l’aria condizionata, a fronte di un’incidenza che per i nuclei più ricchi oscilla tra lo 0,2% e il 2,5%. Si tratta di un differenziale importante, che si allargherà sempre più a causa della crescente domanda di raffrescamento unita all’aumento costante delle temperature.
In un pianeta che sperimenta estati sempre più torride, permettere l’accesso ad ambienti freschi e deumidificati diventa un diritto universale. Per questo il tema della cooling poverty va affrontato dal punto di vista della salute e della giustizia sociale, per evitare che il cambiamento climatico lasci indietro le fasce più vulnerabili della popolazione globale.
Purtroppo, infatti, a livello globale, l’utilizzo dei condizionatori è ancora a macchia di leopardo. Mentre in alcune macroaree la diffusione dei sistemi di climatizzazione sta già accelerando, in molte altre regioni questa tecnologia è un miraggio. Ad oggi, per esempio, il 91% delle case giapponesi e il 90% delle case americane ha l’aria condizionata, in Cina solo il 60%, mentre inAfrica e India appena il 5%, praticamente un lusso per pochissimi.
Non si tratta però solo di una questione legata all’impianto dei macchinari, poiché l’intera rete elettrica andrà ripensata in molti Paesi emergenti: si stima che in una nazione popolosa come l’India sarà necessario potenziare la capacità elettrica del 29% per reggere l’aumento dei consumi.
Un tema che dovranno affrontare diversi governi, se pensiamo che oggi ci sono 2,4 miliardi di condizionatori nel mondo, destinati a salire a 5,6 miliardi entro il 2050 secondo l’Agenzia Internazionale dell’Energia.
Le famiglie italiane tra rincari ed estate prolungata
Per il comparto domestico, la spesa media è in netto aumento. I dati della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) e Velux Italia evidenziano che negli ultimi 10 anni le case con un condizionatore sono raddoppiate.
A giugno 2026 il Prezzo Unico Nazionale (PUN) all’ingrosso dell'elettricità si è attestato a circa 132 euro/MWh (+17,8% su base annua) a causa delle tensioni geopolitiche, portando la spesa stagionale per i climatizzatori a picchi di 400 euro per i consumi più intensi. Se torniamo indietro al periodo tra il 2016 e il 2020, una stagione di aria condizionata poteva costare tra i 120 e i 150 euro.
Va segnalato però che questo aumento decisivo è causato anche dalla stagionalità prolungata: fino a dieci anni fa il condizionatore si accendeva solo nelle ore più calde dei mesi di luglio e agosto, mentre oggi le ondate di calore partono già da maggio e arrivano fino a settembre, con un balzo dei giorni medi di utilizzo da 40-50 a 90-100.
Quali sono i costi dell’aria condizionata per le aziende?
Se ci spostiamo al mondo aziendale, è facile notare come la gestione termica impatti direttamente sulla continuità operativa (infrastrutture IT, sale server, raffrescamento per gli uffici e gli ambienti di produzione) e sul conto economico.
Per un ufficio medio di 1.000 mq (80-100 postazioni), i costi si articolano su tre livelli. Il primo riguarda la spesa tra i 2.500 e i 5.000 euro al mese nel periodo di picco, con un impatto fino al 50% sulla bolletta elettrica estiva.
C’è poi la manutenzione preventiva obbligatoria, con un’oscillazione tra i 1.500 e i 3.000 euro all’anno. Infine, più difficile da calcolare ma non meno importante, la minore produttività del personale: alcuni studi di ergonomia fanno notare come le temperature di 26 gradi o superiore negli spazi chiusi portino a un calo dell’efficienza delle persone tra il 10 e il 15%.
Insomma, l’aria condizionata non è più solo un lusso, ma è diventata un bene necessario. E difficilmente potremo tornare indietro.