Per anni la sostenibilità è stata messa in pratica soprattutto attraverso la mitigazione. L’obiettivo è sempre stato quello di ridurre le emissioni, accelerare la transizione energetica, sostituire i combustibili fossili con fonti rinnovabili, rendere più efficienti edifici, industrie e trasporti.
Questa impostazione oggi resta una parte fondamentale della soluzione, su cui costruire le nostre economie. Ma nel frattempo il cambiamento climatico è entrato nella realtà di tutti i giorni. E se il clima è cambiato, con il clima stanno cambiando anche le priorità di governi, imprese e mercati finanziari.
La parola d’ordine ora è “adaptation”, adattamento, cioè l’insieme di strategie pensate per ridurre la vulnerabilità di territori, infrastrutture ed economie agli impatti del climate change.
Non si tratta di scegliere tra mitigazione e adattamento. Si tratta di riconoscere che la transizione climatica ha ormai due dimensioni complementari: ridurre il rischio futuro e gestire quello che è già presente.
Ondate di calore, alluvioni, incendi, siccità e altri eventi estremi stanno rendendo sempre più evidente che una parte degli effetti del cambiamento climatico dovrà essere gestita anche attraverso l’adattamento. Rendendo infrastrutture, città, aziende e territori adatti a convivere con condizioni climatiche diverse da quelle del passato. Perché anche nello scenario migliore di una drastica accelerazione della transizione energetica, il calore già accumulato negli oceani e nell’atmosfera continuerà a influenzare comunque il nostro clima per decenni.
Adattamento climatico: perché è sempre più importante per l’economia
Secondo l’Agenzia europea dell’ambiente (EEA), tra il 1980 e il 2024 gli eventi meteorologici e climatici estremi hanno causato nei 27 Paesi dell’Unione europea perdite economiche dirette per oltre 822 miliardi di euro, di cui più di un quarto si è concentrato tra il 2021 e il 2024.
Da qui la necessità di orientare gli investimenti per evitare che questi costi aumentino. Facciamo qualche esempio: le imprese agricole devono fare i conti con la scarsità d’acqua e temperature più elevate; le aziende manifatturiere devono proteggere stabilimenti e catene di fornitura da alluvioni, ondate di calore o interruzioni logistiche, le città sono sempre più focalizzate sulla gestione delle acque, riduzione delle isole di calore e messa in sicurezza delle infrastrutture.
L’adattamento diventa quindi anche un modo per le aziende di garantirsi continuità operativa, protezione degli asset e gestione del rischio. E proprio per questo può trasformarsi in un nuovo spazio di investimento.
L’OCSE ha sottolineato che gli investimenti in adattamento possono contribuire a rendere più resilienti ambiti come agricoltura, acqua, gestione delle alluvioni, infrastrutture e industria, riducendo potenzialmente perdite e costi legati alle interruzioni provocate dagli eventi climatici. Secondo un’analisi del World Resources Institute su 320 investimenti in adattamento effettuati tra il 2014 e il 2024 in 12 Paesi, ogni dollaro investito genera in media oltre 10,5 dollari di benefici nell’arco di dieci anni.
Come il rischio climatico sta cambiando il settore assicurativo
Il cambiamento climatico sta trasformando in particolare il modo in cui le compagnie assicurative fissano i premi, decidono cosa assicurare e, soprattutto, collaborano con imprese e governi per ridurre le perdite. Quando cambiano la frequenza e la severità di alluvioni, incendi, tempeste, ondate di calore e siccità, cambia anche il modo in cui il rischio deve essere misurato e prezzato.
Se una determinata area diventa più esposta a incendi, alluvioni o altri eventi estremi, l’assicuratore deve incorporare quel rischio nel prezzo della polizza. La conseguenza più immediata per i clienti è l’aumento del costo delle coperture.
Ma il modello verso cui il settore sta andando oggi non è tanto quello di riparare ai danni fatti, ma piuttosto di prevenire il danno prima che si verifichi. Un’impresa che installa sistemi antincendio protegge i macchinari dal rischio di alluvione o rende più resiliente la propria catena di approvvigionamento può ridurre la probabilità e la gravità di un sinistro. Le imprese si stanno spingendo sempre più verso prodotti e pratiche di “risk prevention”, portando quindi l’intero sistema economico a una riduzione dei costi dovuti al cambiamento climatico.
Quanto servono gli investimenti per l’adattamento climatico
Secondo l’Adaptation Gap Report 2025 dell’UNEP, nei Paesi in via di sviluppo il fabbisogno di finanziamento per l’adattamento climatico potrebbe raggiungere almeno 310 miliardi di dollari all’anno entro il 2035. In Europa, invece, secondo uno studio della European Climate, Infrastructure and Environment Executive Agency, si dovranno mobilitare circa 70 miliardi di euro l’anno per l’adattamento fino al 2050.
La voce più pesante (30 miliardi di euro l’anno) riguarda le infrastrutture, ovvero le reti energetiche, i trasporti, gli edifici, i sistemi di protezione contro alluvioni e ondate di calore. A seguire ci sono gli investimenti negli ecosistemi (21 miliardi) e nella sicurezza alimentare (12 miliardi).
È proprio questa necessità di risorse a rendere l’adattamento interessante anche dal punto di vista economico. Quando emerge un problema strutturale che richiede grandi quantità di capitale, infatti, tende a svilupparsi un ecosistema di prodotti, servizi, tecnologie e strumenti finanziari destinati a risolverlo. Ed è quello che sta iniziando a succedere.
Uno dei principali settori in via di sviluppo riguarda la gestione dell’acqua, con sistemi di accumulo, riduzione delle perdite, desalinizzazione e riciclo per un uso più efficiente della risorsa soprattutto nei territori esposti alla siccità. Un altro ambito centrale riguarda le infrastrutture. Strade, ponti, reti elettriche, sistemi fognari e impianti industriali dovranno essere progettati o aggiornati tenendo conto di condizioni climatiche più estreme, prevenendo il dissesto idrogeologico.
Anche la tecnologia avrà un ruolo crescente. Sensori, sistemi di monitoraggio, Intelligenza Artificiale, modelli climatici e piattaforme di analisi del rischio possono consentire alle aziende di anticipare gli eventi estremi e prendere decisioni più rapide.
Come cambia il modo di investire
L’OCSE evidenzia la necessità di migliorare trasparenza, dati e strumenti per consentire ai mercati finanziari di incorporare nei processi decisionali i rischi climatici fisici e i potenziali costi futuri. Questo potrebbe favorire la nascita di un mercato sempre più sofisticato di dati, rating di resilienza, analisi dei rischi fisici e strumenti finanziari dedicati.
La qualità dei dati e delle metriche diventa fondamentale per gli investimenti in adattamento. Senza criteri affidabili, il rischio è quello di replicare nell’adattamento alcuni dei problemi già emersi nel mercato ESG, con definizioni poco omogenee e difficoltà di comparazione. La direzione indicata dall’OCSE è quella di maggiore trasparenza e di un migliore allineamento tra flussi finanziari e obiettivi di resilienza climatica.
Ma attenzione a non fare confusione. Il passaggio dalla mitigazione all’adattamento non significa che la transizione energetica perda importanza. Al contrario, significa che il concetto di investimento climatico si allarga.
La Commissione europea sta sviluppando una base informativa sugli investimenti necessari per l’adattamento, con l’obiettivo di aiutare governi e investitori a comprendere meglio dimensione e distribuzione dei fabbisogni. Accanto alle tecnologie che contribuiscono a decarbonizzare l’economia, acquistano valore quelle che aiutano imprese e comunità a prevedere, assorbire e superare gli shock climatici. Per le imprese, l’adattamento potrebbe diventare sempre meno una voce di costo e sempre più una forma di investimento nella continuità del business. Per gli investitori, questo significa guardare oltre la semplice domanda “quanto è green questo investimento?” e iniziare a chiedersi anche “quanto è resiliente l’attività che sto finanziando?”.