Il settore automobilistico europeo sta attraversando una brutta crisi e purtroppo non è una novità. Nonostante gli sforzi per ridurre le emissioni di CO₂, la produzione è in rallentamento da diverso tempo e solo nel 2024 è stato registrato un calo del 3,5%. Molte case automobilistiche hanno annunciato piani per chiudere stabilimenti e licenziare dipendenti, ma l’effetto domino è più ampio e si allarga anche ai fornitori europei di componentistica dell’automotive, tanto che sono previsti tagli per oltre 30mila posti di lavoro nel comparto nei prossimi anni.
La difficile transizione verso le auto elettriche in Europa
Mentre la Commissione europea sta lavorando al “Clean Industrial Deal” per realizzare una transizione green che non tralasci la competitività dell’industria, ci si interroga sui problemi del settore automotive per trovare soluzioni condivise. Questo perché il percorso intrapreso dall’Europa è simile a quanto stanno facendo Cina e Stati Uniti, anche se ora bisognerà attendere le nuove politiche del Governo Trump, probabilmente diverse da quanto fatto finora dall’amministrazione Biden.
Unica differenza, non marginale, è l’impegno ufficiale dell’Unione Europea, che ha deciso per lo stop alla vendita di nuove auto a benzina e diesel a partire dal 2035. Una strategia lodevole per limitare le emissioni di gas climalteranti, ma non scevra da problematiche concrete.
L’analisi di Mario Draghi sul settore automotive
L’impegno dell’UE al 2035 ha avviato un dibattito su cui si è espresso anche Mario Draghi nel report sulla competitività europea. “Il settore automobilistico”, ha scritto l'ex premier italiano e presidente della BCE, “è un esempio chiave della mancanza di pianificazione dell'Unione e dell'applicazione di una politica climatica senza quella industriale”. Questo il problema, la programmazione industriale e la catena di approvvigionamento, secondo Draghi. “L'ambizioso obiettivo delle zero emissioni allo scarico entro il 2035 porterà di fatto all'eliminazione dei veicoli con motori a combustione interna e alla rapida penetrazione sul mercato dei veicoli elettrici. Tuttavia, l'Europa non ha dato seguito a queste ambizioni con una spinta sincronizzata per convertire la catena di fornitura”.
La competizione con i produttori cinesi sulle auto elettriche
La crisi non è un fulmine a ciel sereno, ma ha radici lontane ed è stata accelerata dai tagli agli incentivi statali da parte di molti Paesi europei, dall’aumento dei costi di produzione, dal calo della domanda e dalla concorrenza sempre più aggressiva dei produttori cinesi, che oggi controllano circa un terzo del mercato mondiale di auto elettriche. Draghi, sempre nel rapporto sulla competitività europea, elogia l’esempio di Pechino, che ha avviato politiche industriali per concentrarsi “sull'intera catena di fornitura dei veicoli elettrici dal 2012 e, di conseguenza, si è mossa più velocemente e su larga scala e ora è una generazione avanti nella tecnologia dei veicoli elettrici in praticamente tutti i settori, producendo anche a costi inferiori”.
Inoltre, le aziende dell’automotive cinese e americano si sono evolute e si presentano come vere e proprie tech company a 360 gradi, non solo come costruttori di automobili. Servono quindi investimenti in digitalizzazione, innovazione, ricerca e sviluppo per tornare a essere competitivi sui mercati globali.