Fiver: I 5 fatti economici di settembre 2026

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Energia, inflazione, tassi e dazi: i cinque fatti economici che hanno segnato settembre

Fiver, i cinque fatti del mese di settembre

La risalita dei prezzi energetici ha dominato il mese di settembre. Petrolio e gas sono tornati a livelli molto elevati, l’inflazione dell’Eurozona è risalita sopra il 3% e la Bce ha risposto con un nuovo rialzo dei tassi.

Anche la Fed ha deciso il primo rialzo dal 2023. Nel frattempo, l’aumento dei prezzi dei carburanti ha riacceso il dibattito sugli interventi pubblici e sulle tasse sugli extraprofitti delle società energetiche. Sullo sfondo resta l’incertezza legata ai dazi americani, mentre le prospettive di crescita dell’Eurozona rimangono relativamente deboli.

Il nuovo shock energetico: petrolio e gas tornano a salire

Il conflitto in Medio Oriente e le difficoltà nelle forniture hanno spinto nuovamente verso l’alto i prezzi dell’energia. Il Brent ha superato i 100 dollari al barile, mentre sul mercato europeo il gas è salito sopra gli 80 euro per megawattora.

Le scorte europee di gas sono inferiori alla media degli ultimi anni: a metà settembre gli stoccaggi erano riempiti per circa il 69%, contro una media stagionale quinquennale dell’85%.

Per l’industria europea significa costi di produzione più elevati e nuova pressione sulla competitività, proprio mentre molte imprese stanno ancora assorbendo gli effetti degli shock energetici degli ultimi anni. è stato proprio questo il tema dominante al Consiglio competitività di fine mese.

Inflazione Eurozona: a settembre torna sopra il 3%

Il secondo effetto dello shock energetico è stato il ritorno dell’inflazione a livelli più elevati.

Ad agosto, l'inflazione dell’Eurozona è salita al 3,3%, dal 2,9% di luglio. Con la componente energetica che ha registrato un aumento del 14,3%, rispetto al 10,3% del mese precedente.

Una dinamica che ha cambiato nuovamente le prospettive della politica monetaria.

Lo shock energetico è arrivato direttamente alla vita quotidiana attraverso i carburanti. I prezzi di benzina e soprattutto diesel hanno raggiunto livelli record in diversi Paesi europei, anche a causa delle difficoltà delle raffinerie e della riduzione delle esportazioni da alcuni grandi produttori.

La conseguenza è stata un ritorno degli interventi pubblici. I governi europei stanno valutando misure diverse per attenuare l’impatto sui consumatori e sulle imprese: riduzioni fiscali, sussidi e altre forme di sostegno. In parallelo è tornata al centro del dibattito europeo la possibilità di introdurre una tassa sugli extraprofitti delle società energetiche.

La Bce torna ad alzare i tassi

Davanti al rialzo dell’inflazione, il Consiglio direttivo della Bce ha deciso di aumentare di 25 punti base tutti e tre i tassi di riferimento. Dal 16 settembre il tasso sui depositi è passato al 2,50%, quello sulle principali operazioni di rifinanziamento al 2,65% e quello sui prestiti marginali al 2,90%. La banca centrale, tuttavia, sottolinea anche la capacità di tenuta dell’economia: secondo le nuove previsioni, la crescita dovrebbe accelerare all’1,4% nel 2027 e all’1,5% nel 2028.

Il rialzo della Fed

Anche la Federal Reserve americana ha aumentato il suo tasso di riferimento di 0,25 punti percentuali portandolo al 3,75%-4%. È il primo rialzo dei tassi dal 2023 e anche il primo deciso da quando il capo della FED è Kevin Warsh, che a gennaio era stato scelto dal presidente americano Donald Trump.

È una decisione molto rilevante, che ha ricadute sul piano economico, ma anche su quello politico. Donald Trump ha sempre detto infatti di essere molto contrario a un aumento dei tassi. Ad agosto l’inflazione negli Stati Uniti è arrivata al 3,4%, leggermente in calo rispetto ai massimi dei mesi precedenti, ma comunque ben più alta della soglia del 2%. Motivo per cui è stato scelto un rialzo dei tassi.

Dazi e commercio internazionale: cosa cambia

Le politiche tariffarie americane continuano a rappresentare un’incognita per le imprese europee e per le prospettive dell’economia mondiale. Le nuove previsioni della Bce sottolineano che i dazi statunitensi e il rafforzamento dell’euro stanno continuando a pesare sulla competitività delle esportazioni.

Prosegue inoltre la disputa commerciale tra Stati Uniti e Canada, che si è notevolmente inasprita a seguito del fallimento dei negoziati e del blocco di un nuovo accordo da parte del primo ministro canadese Mark Carney.

A settembre, inoltre, nell’ambito della legislazione Usa sulle sanzioni alla Russia, è stata approvata una nuova norma che consente al presidente americano di imporre dazi fino al 100% sulle importazioni provenienti dai principali acquirenti di petrolio e gas russi o dai Paesi che eludono le sanzioni. La misura potrebbe avere conseguenze anche per i Paesi europei.