Il primo mese del 2026 è stato ricco di avvenimenti e colpi di scena, tra l’amministrazione americana guidata da Donald Trump che continua a generare incertezze sui mercati e l’Unione Europea che intanto ha siglato uno storico accordo commerciale con l’India. Bruxelles ha risposto con la minaccia di controdazi alle mire di Trump di appropriarsi della Groenlandia, poi rientrate.
Intanto, in un periodo di turbolenze, continua a salire il prezzo dell’oro. Mentre la Federal Reserve ha mantenuto i tassi invariati, nonostante le pressioni della Casa Bianca.
Trump annuncia un accordo sulla Groenlandia, mercati in crescita
A margine del World Economic Forum di Davos, il presidente americano Donald Trump ha dichiarato di aver raggiunto “un quadro per un futuro accordo sulla Groenlandia” durante un incontro con il Segretario Generale della NATO Mark Rutte.
Trump ha escluso qualsiasi azione militare, notizia che ha fatto impennare i mercati. La dichiarazione arriva dopo che alcuni governi europei avevano minacciato contromisure commerciali contro gli Stati Uniti, come dazi per 93 miliardi di euro o limitazioni all’accesso delle aziende americane al mercato UE. Queste mosse erano in risposta alle tensioni nate dalla proposta americana di annessione della Groenlandia, contraria all’opinione degli alleati della NATO.
La lista dei possibili controdazi era stata preparata l’anno scorso, ma la sua applicazione era stata sospesa fino al 6 febbraio per evitare un’escalation della guerra commerciale.
UE e India: accordo storico sul libero scambio
L’Unione Europea e l’India hanno concluso i negoziati per uno storico accordo di libero scambio, che rafforzerà i legami economici e politici tra la seconda e la quarta economia mondiale, in un momento di crescenti tensioni geopolitiche e sfide economiche globali.
L’UE e l’India scambiano oggi beni e servizi per un valore di oltre 180 miliardi di euro all’anno. Si prevede che questo accordo raddoppierà le esportazioni di beni europei verso l’India entro il 2032, eliminando o riducendo i dazi doganali sul 96,6% delle esportazioni.
Complessivamente, le riduzioni tariffarie comporteranno un risparmio di circa 4 miliardi di euro all’anno in dazi sui prodotti europei.
Frenata sul Mercosur
Il Parlamento europeo ha deciso di chiedere alla Corte europea di Giustizia un parere giuridico sull’accordo di partenariato firmato con il Mercosur, l’organizzazione sudamericana che comprende Brasile, Argentina, Paraguay e Uruguay.
La mozione era stata firmata da circa 150 parlamentari della sinistra, dei verdi e dei liberali. Il rinvio davanti alla magistratura comunitaria non blocca l’applicazione provvisoria dell’accordo, come deciso a gennaio dal Consiglio europeo.
L’intesa commerciale viene considerata una grande opportunità economica dall’industria europea, mentre il settore agricolo ha espresso preoccupazioni tramite manifestazioni di piazza.
Oro da record
L’oro ha superato a gennaio per la prima volta nella storia la soglia dei 5.000 dollari, beneficiando del suo status di bene rifugio a causa delle incertezze geopolitiche, commerciali e monetarie causate soprattutto dalle politiche di Donald Trump.
Il prezzo è aumentato del 64% nel 2025, mentre dall’inizio dell’anno è cresciuto di oltre il 17. Dietro questa impennata ci sono la forte domanda di beni rifugio da parte degli investitori, ma anche gli intensi acquisti da parte delle banche centrali.
Tassi piatti
La Federal Reserve statunitense ha messo in pausa i suoi tagli ai tassi di interesse, lasciando il tasso di riferimento invariato a circa il 3,6% dopo averlo abbassato tre volte lo scorso anno. La banca centrale ha dichiarato in un comunicato che ci sono segnali di stabilizzazione del mercato del lavoro e che la crescita è “solida”, motivi per cui la maggioranza dei funzionari della FED non vede motivi per affrettare ulteriori tagli dei tassi.
Questa decisione alimenterà probabilmente ulteriori critiche da parte di Trump, che per mesi ha criticato il governatore Jerome Powell per non aver tagliato velocemente i tassi a breve termine.
L’11 gennaio Powell ha dichiarato che la FED ha ricevuto mandati di comparizione dal dipartimento di Giustizia nell’ambito di un’indagine penale sulla ristrutturazione di un edificio da 2,5 miliardi di dollari.
Trump non ha ancora sciolto le riserve su chi prenderà il timone della banca centrale alla scadenza del mandato di Powell. “Chiunque non sia d’accordo con me non diventerà mai presidente della FED”, ha scritto di recente il presidente americano sul suo social Truth.