Mentre l’Italia festeggia i successi di Milano Cortina, le tensioni commerciali non conoscono tregua olimpica. I rapporti tra la Corte Suprema e Trump si sono, anzi, inaspriti dopo la dichiarazione di inammissibilità di alcuni dazi. La Germania cerca nuovi equilibri in Cina, mentre sulla BCE incombe un dilemma politico-finanziario che potrebbe portare la presidente Lagarde alle dimissioni. Sui mercati persistono i timori di bolla legati all’Intelligenza Artificiale, ma le big tecnologiche continuano a investire in modo massiccio.
L’impatto economico di Milano Cortina
Il 22 febbraio si sono conclusi i Giochi Olimpici Invernali di Milano Cortina. La manifestazione, in attesa dei Giochi Paralimpici in partenza il 6 marzo, è stata un successo organizzativo e sportivo. Mai l’Italia aveva vinto tanti ori e tante medaglie nei Giochi tra neve e ghiaccio. Definire l’impatto economico nel lungo periodo, tra impianti e infrastrutture, non è ancora possibile.
Intervistato dal Sole24Ore, Giovanni Malagò, ex numero uno del CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) e Presidente della Fondazione Milano Cortina 2026 (il comitato organizzatore), ha indicato però alcune cifre che offrono dei chiari riferimenti: 5,3 miliardi complessivi, 500-600 milioni di extra-gettito, 36.000 lavoratori e 18.000 volontari coinvolti, più di 1,3 milioni di biglietti venduti e un impatto sul PIL di Milano che segna una crescita complessiva dell’1,7%.
Dazi, Corte Suprema contro Trump
Il 20 febbraio, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dichiarato inammissibile parte dei dazi imposti da Donald Trump. Non tutti, ma solo quelli che motivano l’intervento con l’International Emergency Economic Powers Act, che autorizza il presidente a intervenire in casi di emergenza nazionale legati a minacce alla sicurezza o all’economia del Paese.
Trump ha parlato di “decisione infelice”, ma non ha fatto passi indietro, mantenendo i dazi che non rientrano sotto il veto della Corte e, anzi, confermandone di nuovi, entrati in vigore il 24 febbraio. I prossimi sviluppi non sono chiari. Di sicuro, però, il braccio di ferro tra giudici e Casa Bianca porta gli USA (e non solo) in un limbo normativo che potrebbe condizionare l’attività economica.
Lagarde, possibili dimissioni?
L’indiscrezione è arrivata dal Financial Times: la presidente della BCE, Christine Lagarde, potrebbe lasciare il suo incarico prima della scadenza naturale del mandato, fissata a ottobre 2027. Il motivo, ha spiegato il quotidiano, non sarebbe legato a questioni interne ma troverebbe spiegazione in una lettura politica sul futuro della Banca Centrale Europea.
Se il Rassemblement National di Marine Le Pen dovesse vincere le prossime elezioni presidenziali, nell’aprile 2027, la destra antieuro si ritroverebbe ad avere grande potere sulla nomina del prossimo presidente della BCE, condizionandone le politiche in un momento molto delicato. Il passo indietro anticipato di Lagarde consentirebbe invece di indicare il successore quando a guidare le due principali economie dell’Unione ci saranno ancora due moderati: Macron in Francia e Merz in Germania. Secondo una dichiarazione riportata dall’ANSA e proveniente da Francoforte, “la presidente Lagarde è completamente focalizzata sulla sua missione e non ha preso alcuna decisione riguardo la fine del suo mandato”. Non una conferma, ma neppure una smentita.
La Germania cerca equilibrio in Cina
Il cancelliere tedesco Friedrich Merz è volato in Cina per incontrare il premier cinese Li Qiang. L’obiettivo è chiaro: rinsaldare i rapporti tra i due Paesi. Pechino è infatti diventata il principale partner commerciale della Germania. Un legame che Berlino intende ulteriormente rafforzare, cercando però, ha spiegato Merz, di instaurare una “cooperazione migliore ed equa”.
In altre parole: da una parte la Cina vuole proporsi come partner affidabile, sottolineando le opportunità che il mercato interno può offrire ai produttori europei; dall’altra la Germania vuole garantirsi alternative più stabili rispetto alla volubilità di Trump, senza però cedere al potere di Pechino, nei cui confronti emerge un deficit commerciale sempre più pesante.
IA, i timori di bolla non fermano gli investimenti
Continuano a essere forti i timori di una bolla, o quantomeno di una correzione, legata all’Intelligenza Artificiale. Preoccupa, in particolare, il peso che la corsa all’IA potrebbe avere sui bilanci delle grandi società tecnologiche.
Gli investimenti, però, non si fermano. Meta, la società proprietaria di Facebook e Instagram, ha chiuso un’operazione da 100 miliardi di dollari che prevede una gigantesca commessa per l’acquisto di chip da Advanced Micro Devices (AMD) e la possibilità di acquisire una quota della società. È l’ennesima mossa che, secondo il Guardian, dovrebbe portare la spesa delle società statunitensi in asset per l’IA a 660 miliardi di dollari nel solo 2026. L’obiettivo principale è diversificare l’approvvigionamento di chip, allentando la dipendenza da Nvidia e ammortizzando il rischio di possibili colli di bottiglia.