È trascorso oltre un mese dall’inizio della guerra in Medio Oriente, cominciata a fine febbraio con l’attacco congiunto di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Quella che, nelle dichiarazioni di Donald Trump, avrebbe dovuto configurarsi come un’operazione rapida, si sta trasformando in un conflitto più ampio, con ricadute enormi anche sotto il profilo economico.
I mercati in queste settimane si sono mossi all’insegna della volatilità, mentre cresce il prezzo del petrolio con il blocco dello Stretto di Hormuz e tutte le previsioni parlano di un rallentamento della crescita e una ripresa dell’inflazione.
Davanti a uno scenario di stagflazione, le banche centrali si preparano a un rialzo dei tassi di interesse, mentre l’oro crolla a picco.
Crisi energetica
La principale questione a cui guardano i mercati è lo Stretto di Hormuz, la porta del Golfo Persico dalla quale passano ogni giorno 20 milioni di barili di greggio, oltre che la rotta più importante per il traffico di gas naturale liquefatto.
Il blocco dello Stretto, con l’eccezione delle navi cinesi, insieme agli attacchi dell’Iran ai pozzi dei Paesi del Medio Oriente, ha provocato quella che l’Agenzia Internazionale dell’Energia ha definito “la maggiore interruzione delle forniture nella storia del mercato globale del petrolio”.
Se il conflitto andrà avanti a lungo, il prezzo del petrolio potrebbe continuare a salire, così come il prezzo del gas. Cosa che rischia di mettere in difficoltà le industrie di molti Paesi, in Asia e in Europa, come successe dopo l’invasione russa dell’Ucraina del 2022.
Inflazione
Le stime preliminari dell’Istat sull’inflazione a marzo vedono l’indice nazionale dei prezzi al consumo, al lordo dei tabacchi, in crescita dello 0,5% su base mensile e a +1,7% su base annua.
Una risalita dovuta soprattutto all’accelerazione dei prezzi nel settore energetico e degli alimentari non lavorati. Nel resto del Continente, Eurostat stima un +2,5% su base annua per l’Eurozona.
Il governatore della Banca d’Italia, Fabio Panetta, ha spiegato che l’intensità degli effetti sull’inflazione dipenderà dalla trasmissione del rialzo dei prezzi dall’energia alle retribuzioni, con il rischio di un circolo vizioso tra prezzi e salari.
Politica monetaria
L’aumento dell’inflazione e la crescita economica rallentata, ovvero una situazione di stagflazione, potrebbero costringere le banche centrali a rialzare i tassi.
La Banca Centrale Europea ha lasciato i tassi invariati, ma la governatrice Christine Lagarde ha messo in guardia che anche un superamento “non troppo persistente” dell’obiettivo di inflazione della BCE, causato dallo shock energetico, potrebbe giustificare un moderato inasprimento della politica monetaria. E se i tassi d’interesse dovessero salire significativamente, la questione potrebbe essere molto complicata soprattutto per i Paesi ad alto debito pubblico.
Previsioni fosche
L’OCSE ha tagliato le stime di crescita del Pil italiano: secondo l’ultimo rapporto, il Paese crescerà solo dello 0,4% nel 2026, 0,2 punti in meno rispetto alle previsioni di dicembre.
Nel 2027, la crescita dovrebbe arrivare allo 0,6%.
Per l’Eurozona è attesa una crescita dello 0,8% quest’anno, con un recupero all’1,2% nel 2027, sostenuto in parte dall’aumento delle spese per la Difesa.
A livello globale, la crescita rallenterà al 2,9% nel 2026. Anche il Centro studi di Confindustria ha rivisto al ribasso le stime italiane considerando l’impatto del conflitto in Iran.
Gli industriali delineano tre scenari: una guerra prolungata per tutto l’anno porterebbe il Pil 2026 a -0,7%; un conflitto fino a giugno lo lascerebbe stabile a 0%; un cessate il fuoco entro marzo consentirebbe invece una crescita di +0,5%.
Oro a picco
Dopo anni di rialzi, il valore del bene rifugio per eccellenza, l’oro, è calato drasticamente negli ultimi mesi, nonostante la guerra in Medio Oriente continui a generare incertezza sui mercati.
L’oro aveva segnato un record oltre 5.500 dollari l’oncia a gennaio, in una corsa degli investitori a proteggersi dalle incertezze. Dopodiché è iniziata la discesa, che si è intensificata con i bombardamenti sull’Iran da parte di Stati Uniti e Israele, fino a una perdita del 16%.
Questo accade perché l’oro, acquistato come una sorta di polizza assicurativa in previsione di eventi turbolenti, viene spesso venduto quando tali eventi si verificano, come sta accadendo con la guerra in Medio Oriente, per ottenere liquidità.