Fiver: 5 fatti economici di ottobre 2025

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La FED taglia, la BCE resta ferma. Continua il disallineamento delle banche centrali, contribuendo ad alimentare una complessità che spinge il prezzo dell’oro.

Prosegue la divergenza al di qua e al di là dell’Atlantico. La FED taglia ancora, mentre la BCE resta ferma. Mosse attese, che sottolineano un atteggiamento differente: negli Stati Uniti l’inflazione è percepita con meno urgenza rispetto al mercato del lavoro, mentre l’UE è più guardinga, pronta a intervenire solo in caso di dati significativi. Il disallineamento, unito al persistere delle tensioni internazionali, spinge la corsa all’oro.

La FED taglia ancora

La Federal Reserve ha operato il suo secondo taglio consecutivo. Dopo un periodo di attendismo, la banca centrale statunitense ha rotto gli indugi e allentato i cordoni, portando i tassi al 3,75%-4%. Una mossa che arriva nonostante un’inflazione ancora sostenuta. I prezzi non vengono percepiti come un rischio nel medio-lungo termine, mentre preoccupa il mercato del lavoro, che quindi ha bisogno di una politica monetaria espansiva. Nonostante la spinta trumpiana a sforbiciate più nette, il FOMC procede con una certa cautela, con tagli che non vanno oltre il quarto di punto percentuale, e sottolinea - per bocca del presidente della Fed Jerome Powell - che un ulteriore allentamento a dicembre “non è scontato”.   

BCE in pausa

Se la FED taglia, la BCE tiene i tassi stabili. Dopo un anno di allentamento monetario che ha portato i tassi di rifinanziamento principali dal 4,5% al 2,15% e quelli sui depositi al 2%, l’Eurotower si è fermata in attesa di dati forti. La Banca Centrale Europea vede infatti il livello attuale come adeguato e sta vedendo pian piano rientrare l’inflazione. Proprio mentre dall’altra parte dell’Atlantico si taglia, ha quindi assunto una posizione attendista, che potrebbe riconsiderare, con cautela, solo in caso di segnali univoci provenienti (in una direzione o nell’altra) da prezzi, consumi, crescita e attività economica.  

Oro da record

Le persistenti tensioni internazionali, le incognite legate ai dazi e la complessità del quadro monetario stanno alimentando la quotazione del bene rifugio per eccellenza: l’oro ha toccato nuovi massimi storici, superando di slancio i 4.300 dollari l’oncia. Il picco è stato seguito da un parziale ritracciamento, con il prezzo che però resta ancora attorno ai 4.000 dollari. La spinta verso il rifugio è confermata anche dalla corsa di altri metalli: anche argento e platino hanno toccato i propri massimi storici a ottobre.

La “trillion dollar race” di Nvidia

Agosto 2018: Apple diventa la prima “trillion dollar company” della storia. Cioè la prima società con una capitalizzazione superiore ai mille miliardi di dollari. Allora, la Mela era in corsa con altri giganti tecnologici per aggiudicarsi il primato. Come spesso succede sui mercati, una volta tagliato un traguardo si guarda già a quello successivo: quale sarebbe state la società a oltrepassare i “prossimi mille”? La risposta è sempre stata la stessa: Apple, che nell’agosto 2020 ha superato i 2mila miliardi e nel giugno 2024 i 3mila miliardi. Poi, però, la lepre del mercato è cambiata. E a mettersi davanti è stata una società che fino a pochi anni fa non partecipava alla “trilllion dollar race”: è stata infatti Nvidia a raggiungere per prima i 4mila miliardi di capitalizzazione, lo scorso luglio. E le sono bastati meno di quattro mesi per toccare, nella seduta del 29 ottobre, i 5mila miliardi.

Le misura della legge di Bilancio

Il 17 ottobre, il Consiglio dei ministri ha approvato la legge di Bilancio 2026. C’è, come sempre, spazio per le modifiche, ma l’impianto è definito. Tra le altre cose, la manovra prevede la

Riduzione della seconda aliquota IRPEF: sullo scaglione tra 28 e 50mila euro l’imposta passerà dal 35% al 33%, ma non per i redditi superiori a 200mila euro. Viene confermato il bonus ristrutturazioni sulla prima casa al 50%. Capitolo Sanità: ai rifinanziamenti previsti dalla legge di Bilancio dello scorso per il 2026 (5 miliardi) si aggiungono 2,4 miliardi. Saranno in parte destinati a nuove assunzioni. Confermato il contributo del settore finanziario con il coinvolgimento di banche e assicurazioni.