Le grandi compagnie tecnologiche si adeguano al nuovo clima, mentre l’intelligenza artificiale venuta dalla Cina manda in tilt Wall Street. Intanto la BCE taglia nuovamente i tassi, ma l'inflazione continua a divorare la ricchezza degli italiani.
I social senza moderazione
Il vento, come si suol dire, è cambiato. E le grandi società tecnologiche – esposte agli orientamenti normativi – si sono adeguate. Ha colpito, durante l’insediamento, la presenza dei vertici di tutte le maggiori compagnie tech a stelle e strisce. E se Elon Musk, proprietario di X, è stato un sostenitore militante e ha ottenuto un incarico ufficiale (guiderà il “Dipartimento per l'efficienza del governo”), gli altri non sono stati fermi a guardare. Il 7 gennaio, il fondatore e CEO di Meta, Mark Zuckerberg, ha annunciato l’abolizione del programma di fact checking, lanciato nel 2016 per arginare il fenomeno delle fake news. Queste e altre modifiche alle politiche di moderazione dei contenuti andrebbero, ha affermato Zuckerberg, verso un “ritorno alle radici della libertà d’espressione”.
L'IA cinese affonda Wall Street
La corsa all’Intelligenza Artificiale va avanti da tempo. Succede però che alcune novità, arrivate a contatto con il grande pubblico, segnino un’accelerazione improvvisa. È successo con ChatGTP ed è successo anche adesso con DeepSeek, “omologo” cinese di OpenAI. È bastato che la società asiatica diffondesse il suo nuovo modello per sconvolgere Wall Street e balzare in testa alle applicazioni più scaricate negli Stati Uniti. Non solo: DeepSeek afferma di averlo sviluppato a costi molto minori rispetto agli ingenti investimenti delle società americane.
Si è creata così la più classica delle tempeste perfette: è riaffiorata la concorrenza (per la verità mai cessata) tra USA e Cina su tecnologie strategiche come l’Intelligenza Artificiale, affondando allo stesso tempo le società tecnologiche. I titoli hanno così perso quota, con il caso estremo di Nvidia (compagnia che negli ultimi anni ha costruito la propria fortuna sulla produzione di chip ad alte prestazioni per l’IA), che ha ceduto il 13%, bruciando in una sola seduta 465 miliardi di dollari di capitalizzazione.
Cessate il fuoco a Gaza
Il 15 gennaio, dopo 15 mesi, Israele e Hamas hanno firmato un accordo di tregua. La mediazione ha visto la partecipazione di Qatar, Stati Uniti, Egitto e Turchia. Il cessate il fuoco è stato decretato per 6 settimane e comporta il rilascio di 33 ostaggi israeliani in cambio della liberazione di centinaia di prigionieri palestinesi. Allo stesso tempo, è previsto il ritiro delle truppe israeliane da alcune aree della Striscia di Gaza.
La tregua ha consentito l’ingresso nella Striscia degli aiuti umanitari, mentre circa 300mila civili sono tornati nelle zone del Nord liberate solo nella prima giornata di apertura del corridoio di Netzarim. La situazione, però, resta tesa: Israele afferma che otto dei 33 ostaggi presenti nella lista dei futuri rilasciati sarebbero già morti.
L’inflazione divora la ricchezza
Nel 2023, la ricchezza netta delle famiglie italiane è stata di 11.286 miliardi di euro. È aumentata, rispetto al 2022, del 4,5%, grazie soprattutto al buon andamento dei mercati finanziari. Il problema afferma l’ultimo rapporto di ISTAT e Bankitalia, è che “la ricchezza netta è ancora inferiore a quella del 2021 di oltre sette punti percentuali a causa della forte inflazione osservata nel 2022”. In sostanza, l’aumento dei prezzi ha divorato quello della ricchezza.
Sempre secondo l’ISTAT, nel 2023 il PIL del Mezzogiorno ha viaggiato a velocità doppia rispetto alla media nazionale (+0,7%): è aumentato dell’1,5% al Sud, contro il +0,7% nel Nord-ovest, il +0,4% del Nord-Est e il +0,3% del Centro. L’accelerazione non è bastata a ridurre più di tanto la distanza tra le aree del Paese, con un reddito disponibile delle famiglie meridionali che è ancora inferiore del 30% rispetto a quello dei nuclei del Centro-Nord.
La BCE taglia ancora
La Banca Centrale Europea, come da previsioni, ha tagliato i tre tassi di riferimento di 25 punti base. Gli interessi sui depositi presso la banca centrale, sulle operazioni di rifinanziamento principali e quelle di rifinanziamento marginale saranno ridotti – a partire dal 5 febbraio - rispettivamente al 2,75%, al 2,9% e al 3,15%.
Come sempre, più che la decisione in sé (ampiamente prevista) sono importanti le parole della presidente Christine Lagarde per decifrare le motivazioni che hanno portato alla scelta e i prossimi passi possibili. Il taglio è dovuto a un’inflazione ritenuta sotto controllo, a fronte di un’economia “in stagnazione nel quarto trimestre”, che “resterà debole nel breve termine”. C’era quindi bisogno di supporto. Tuttavia, ha aggiunto Lagarde, “le condizioni per la ripresa restano”, rendendo al momento non necessaria una sforbiciata dei tassi più pesante. Il taglio di 50 punti base, infatti, “non è proprio entrato nel dibattito”. Nei prossimi mesi, la BCE si muoverà sulla base dei dati economici, senza fissare futuri alleggerimenti monetari a “un ritmo predeterminato”.