Oltre a medaglie d’oro e a cerimonie appassionanti, i Giochi sono un’occasione per rigenerare il territorio. Ma conviene davvero ospitare un’edizione delle Olimpiadi? Come sempre avviene nel mondo degli affari: dipende.
Insieme alla fiaccola olimpica, ogni quattro anni si accendono anche piani di sviluppo, strategie di investimento e budget da rispettare. Non è semplice affermare in anticipo se l’Olimpiade sarà un successo dal punto di vista economico-finanziario, oppure un fardello che il Paese organizzatore si porterà dietro per diversi anni.
Ci sono però alcuni aspetti che possiamo iniziare ad analizzare.
Lo sforamento del budget: una costante olimpica
Secondo l’Oxford Olympics Study, gli organizzatori delle ultime tre olimpiadi estive hanno dovuto far fronte a extra-budget del 185%, quindi quasi il doppio dei costi inizialmente preventivati. E questo dato non include infrastrutture come alberghi, strade, ferrovie e aeroporti, che spesso costano più dei Giochi stessi. I principali problemi che portano a questi rilevanti costi extra si possono riassumere in tre categorie.
La prima riguarda le spese per la sicurezza, che vengono sempre previste al ribasso, anche per questioni politiche e per non generare potenziali criticità nell’opinione pubblica, ma continuano a crescere a mano a mano che ci si avvicina all’inizio delle Olimpiadi.
Per esempio, ai Giochi di Londra 2012 i costi per la sicurezza sono triplicati rispetto alla prima stima, sforando il miliardo di sterline.
Il secondo aspetto è legato alle società che devono costruire gli impianti, molto specializzate e per questo con concorrenza limitata. Le aziende con le competenze specifiche per realizzare un percorso da bob sono poche e la bassa concorrenza porta a prezzi più alti.
Il terzo aspetto è meramente temporale: a differenza delle opere pubbliche normali, che chiudono spesso in ritardo sulle previsioni, le Olimpiadi non possono essere rimandate. Per questo motivo, ci sono forti accelerazioni negli ultimi mesi, con conseguenti turni extra e aumento delle aziende coinvolte per finire in tempo.
L’ eredità economica di Milano-Cortina 2026
Se ci concentriamo su Milano-Cortina 2026, il budget dichiarato per l’organizzazione dell’evento, comprensivo di gare, cerimonie, logistica e sicurezza, ammonta a circa 1,7 miliardi di euro, teoricamente copertida sponsor, ticketing e diritti televisivi.
A questi si aggiungono le grandi opere, realizzate per consentire i Giochi e a carico dello Stato e degli enti locali: gli investimenti hanno raggiunto i 3,5 miliardi di euro, con il 13% destinato agli impianti sportivi e l’87% alle infrastrutture, in particolare al potenziamento ferroviario della linea Milano-Lecco-Sondrio.
Questa è la vera “eredità” che lasciano le Olimpiadi, grazie anche alla data limite non rimandabile che gioca a favore dello sblocco di grandi opere, magari ferme da decenni per mancanza di risorse economiche o volontà politica.
Conviene o no organizzare un’edizione delle Olimpiadi ?
La risposta è semplice: dipende. Ci sono esempi virtuosi in cui i Giochi hanno fatto da traino per la rigenerazione di intere aree urbane, su tutte il caso di Barcellona 1992.
La metropoli catalana ha investito in modo intelligente i fondi a disposizione, trasformando zone industriali degradate sul lungomare e migliorando nettamente l’attrattività di lunghi tratti di costa, per la felicità dei residenti e la curiosità dei turisti di tutto il mondo.
Un altro caso-studio è la già citata Londra 2012, che ha preso la palla al balzo per rigenerare l’East End: il temporaneo villaggio olimpico è stato riconvertito in zona residenziale ad alta densità, migliorando anche i collegamenti e le infrastrutture per la mobilità della capitale inglese.
Tuttavia, si possono trarre conclusioni istruttive anche da esempi meno virtuosi, come quello di Atene 2004. I greci hanno creato impianti enormi e all’ultima moda per il tempo, che però sono diventate in fretta delle vere e proprie cattedrali nel deserto, contribuendo alla crisi del debito che ha portato al famoso intervento della Troika. Ogni anno lo Stato paga ancora manutenzioni per costruzioni che non servono a nulla.
Un’altra storia da non dimenticare per evitare gli stessi errori è proprio a pochi chilometri da Milano. Torino 2006 ha portato lustro al capoluogo piemontese, ma anche impianti specifici come piste da bob e trampolini finiti in fretta in disuso.
Insomma, ai posteri l’ardua sentenza per Milano-Cortina. Nella speranza di una nuova Barcellona.