Settimana corta, a che punto siamo in Italia e quali sono gli impatti economici?

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In Italia le grandi aziende hanno avviato sperimentazioni di successo, ma nelle piccole c’è ancora molta difficoltà.

La settimana lavorativa corta, ovvero la riorganizzazione dell’orario di lavoro da cinque a quattro giorni a parità di stipendio, interessa sempre più aziende e sempre più lavoratori nel mondo. L’obiettivo è aumentare il benessere dei lavoratori e la loro produttività, lasciando più spazio per il tempo libero.

Come funziona la settimana corta?

Il modello della settimana lavorativa corta può essere di due tipi. Si può concentrare l’orario di lavoro settimanale in quattro giorni invece che in cinque, aumentando le ore giornaliere ma dando ai dipendenti un giorno in più di riposo. Oppure si può eliminare il quinto giorno senza aumentare l’orario negli altri, con una riduzione complessiva del lavoro settimanale. Ma sono frequenti anche sistemi ibridi. In ogni caso, una ridefinizione dell’orario di lavoro di questo tipo – qualunque sia il modello adottato – richiede un ripensamento radicale dell’organizzazione.

Quali sono i paesi ad averla adottata?

Il primo Paese a sperimentare la settimana corta è stato l’Islanda. Il primo test venne fatto nel 2015, con quattro giorni di lavoro a settimana per circa 35 ore complessive. Alla fine del test, le aziende coinvolte registrarono un aumento della produttività e l’86% dei dipendenti scelse il nuovo modello.

Altri Paesi in Europa che stanno testando le 36 ore di lavoro settimanali sono Spagna, Belgio e Svezia. Anche in Germania di recente è stata avanzata una proposta di legge. In Gran Bretagna un progetto è stato avviato nel 2023 da 61 aziende, delle quali oltre la metà ha esteso il periodo di prova, registrando risultati positivi.

Anche in Giappone, dopo vari esperimenti delle aziende, il governo locale della metropoli di Tokyo ha avviato settimana corta per tutti i lavoratori pubblici dell’ente, con l’obiettivo di combattere il calo delle nascite.

La settimana corta in Italia: tra proposte di legge ed esperimenti

Negli ultimi anni, la discussione ha preso piede anche in Italia. Attualmente ci sono tre proposte di legge in discussione in Parlamento. Ma molte grandi aziende hanno già avviato diverse sperimentazioni, molto meno le piccole che hanno maggiori difficoltà a riorganizzare il lavoro.

Alcuni esempi in Italia sono Intesa Sanpaolo, Luxottica, Lamborghini e Lavazza. Luxottica, ad esempio, ha avviato una sperimentazione per 600 operai con 20 settimane all’anno e quattro giorni lavorativi, dal lunedì al giovedì, con il venerdì libero e stipendio invariato. Lamborghini invece ha introdotto un modello di settimana corta flessibile, con 33 ore e mezzo, ma la distribuzione dei turni varia in base alle esigenze dei lavoratori. Intesa Sanpaolo ha esteso la settimana corta a un numero maggiore di filiali dopo il primo esperimento. Mentre la Lavazza, dopo la sperimentazione avviata nell’headquarter di Torino, ha deciso di estendere la settimana corta anche ai lavoratori della produzione, coinvolgendo quasi 400 dipendenti che possono ridurre l’orario del venerdì.

Benefici e dubbi sulla settimana lavorativa corta

Attualmente, la settimana corta è ancora un modello sperimentale in fase di studio in molti Paesi. L’idea è che, dando maggiore tempo libero, si aumenti il benessere dei lavoratori migliorando la conciliazione tra vita e lavoro, con ricadute positive sulla produttività. I critici sostengono però che, concentrando il lavoro in quattro giorni anziché cinque, si finirebbe per non centrare l’obiettivo e che l’ideale sarebbe invece garantire maggiore flessibilità nel corso dell’intera settimana.

In ogni caso, oltre alla produttività aziendale e al benessere dei lavoratori, nei test sulla settimana da quattro giorni si è registrata anche una riduzione dei costi operativi per le aziende, data dalla chiusura degli uffici un giorno in più, e una diminuzione dei consumi di energia e dell’inquinamento perché i pendolari si spostano meno.

In Italia, però, la proposta di una settimana lavorativa corta suscita preoccupazioni riguardanti l'aumento dei costi nel settore pubblico, dove le ore non lavorate dovrebbero essere compensate con nuove assunzioni o straordinari.