Geografia e settori: che cos’è la diversificazione

Guida alla finanza 4 minuti di lettura
È uno dei principi fondamentali di un investimento: ecco come funziona e perché diversificare è decisivo per costruire un portafoglio equilibrato.

La diversificazione è uno dei cardini di ogni gestione del portafoglio. Che sia di poche migliaia di euro o di milioni, il principio non cambia: è necessario puntare su asset diversificati. Ossia diversi e, almeno in parte, decorrelati.

In concreto, non vuol dire semplicemente evitare di investire tutto su un singolo titolo. Vuol dire includere nel proprio portafoglio asset class differenti, diverse per area geografica e settore economico. L’obiettivo non è massimizzare il profitto (è fisiologico, ad esempio, che un singolo titolo possa performare meglio di un intero portafoglio) ma ridurre il rischio. O, meglio, migliorare il profilo rischio/rendimento ammortizzando la volatilità. In che modo?

Diversificazione e decorrelazione

Quando un portafoglio è troppo concentrato, le sue performance dipendono in modo eccessivo (e nel peggiore dei casi totalmente) dall’andamento di pochi fattori: crisi politiche, rallentamenti economici di area, shock di settore.

Facciamo un esempio estremo: se un investitore decidesse di puntare tutti i propri risparmi sul titolo di una società statunitense specializzata in Intelligenza Artificiale, affiderebbe il risultato esclusivamente a una società di un segmento specifico (l’IA) di un comparto definito (la tecnologia) in un solo mercato nazionale (gli Stati Uniti). Basterebbero - ad esempio - alcune trimestrali negative, i dubbi degli analisti sul futuro del mercato o una normativa restrittiva per veder oscillare l’intero portafoglio.

Certo: il mondo degli investimenti non è fatto a compartimenti stagni. È quindi praticamente impossibile che un singolo evento abbia ripercussioni su un solo settore. Se il settore tecnologico rallentasse, ne risentirebbe l’economia statunitense nel suo complesso. Ma la diversificazione è importante proprio perché l’universo finanziario è tessuto con intrecci complessi.

Gli asset, come detto, non devono essere solo diversi ma anche decorrelati. Cioè mossi da fattori differenti. Sempre per tornare al nostro esempio, non ci sarebbe una diversificazione reale se un portafoglio detenesse dieci titoli azionari, tutti di società tecnologiche statunitensi. La sensibilità a un singolo settore e a una singola area geografica sarebbe eccessiva. E allora come diversificare

Diversificazione geografica

La diversificazione geografica consiste nella distribuzione dell’investimento tra asset di diverse aree del mondo. Stati Uniti, Unione Europea, Paesi in via di sviluppo, Cina hanno cicli economici distinti, politiche monetarie dissonanti, ritmi di crescita diversi.

Le variabili possono poi andare oltre il perimetro più strettamente finanziario: normative più o meno stringenti, equilibri geopolitici, conflitti o catastrofi naturali, ad esempio, possono avere un impatto notevole su singoli mercati.

La diversificazione geografica evita quindi che un’ipotetica crisi regionale comprometta le performance dell’intero portafoglio e contribuisce ad ammortizzare il rallentamento di un’area, magari bilanciandolo con la crescita di un’altra.     

Diversificazione settoriale

Oltre alla dimensione geografica, è fondamentale valutare la diversificazione di settore. Anche in questo caso, non basta comprare diverse industry ma è necessario che gli asset non reagiscano nello stesso modo alle variabili. Ci sono infatti settori più sensibili all’inflazione e altri meno, alcuni ciclici (che traggono spinta da un’economia forte, come ad esempio l’automotive) e altri difensivi o anticiclici (che reggono meglio durante le crisi o traggono vantaggio dal rallentamento economico, come la sanità).

Rischio, volatilità, rendimento

Un portafoglio diversificato è, in sostanza, un portafoglio equilibrato, in grado di cogliere i vantaggi di un determinato quadro economico-finanziario ma anche di gestire in modo efficace l’incertezza e i momenti più complicati. 

L’obiettivo ultimo non è quello di massimizzare il profitto né quello di eliminare il rischio (che è ineliminabile). L’obiettivo ultimo è migliorare i profili di rischio/rendimento e di rendimento/volatilità.

La diversificazione, infatti, consente di ridurre le oscillazioni: smussa i picchi, permettendo di raggiungere rendimenti potenzialmente maggiori a parità di rischio e volatilità o rendimenti simili con rischio e volatilità ridotti.

Geografia e settori: che cos’è la diversificazione