Lo short selling, o vendita allo scoperto, è un’operazione finanziaria che consiste nel vendere strumenti finanziari – solitamente azioni – che non si possiedono realmente nella speranza che il prezzo scenda così da poterli riacquistare in futuro a un prezzo più basso, ottenendo così un profitto.
La logica, quindi, è invertita rispetto a una normale operazione, che prevede prima l’acquisto e poi la vendita dello strumento a un prezzo più alto.
Lo short selling si effettua se si ritiene che ci sarà una discesa dei prezzi di quel bene. Il guadagno è dato dalla differenza tra il prezzo al quale si è venduto il bene e il prezzo più basso pagato per riacquistarlo. Se il prezzo di riacquisto è più basso, il rendimento complessivo dell’operazione sarà positivo. Al contrario, se il prezzo è aumentato, il rendimento risulterà negativo.
Come funziona lo shorting?
I titoli oggetto di short selling vengono prestati temporaneamente al venditore allo scoperto da un broker, al quale solitamente si paga un interesse annuale, corrispondente alla durata dell’operazione di vendita allo scoperto, più una garanzia. È il broker che venderà il bene per conto dell’investitore e verserà il ricavato sul suo conto. Al momento di chiudere la posizione, si ricomprerà la stessa quantità di titoli da restituire al broker.
Facciamo un esempio. Supponiamo che l’investitore ritenga che il titolo A, quotato 10 euro, vada incontro a un movimento dei prezzi ribassista. Decide quindi di vendere allo scoperto 1.000 azioni di A e chiede quindi al broker di prestargli queste azioni. L’investitore, quindi, vende le 1.000 azioni a 10mila euro. Pochi giorni dopo, come previsto, il prezzo del titolo scende a 9 euro. L’investitore riacquista le 1.000 azioni di A spendendo 9mila euro e guadagnando quindi 1.000 dall’operazione di vendita allo scoperto. Quelle azioni vengono poi restituite al broker, al quale saranno pagati gli interessi sul prestito e la commissione. Il rendimento in questo caso è positivo.
Ipotizziamo invece un’operazione in cui il rendimento è negativo. Prendiamo un titolo B quotato a 2 euro. Si decide di vendere allo scoperto 2.000 azioni, incassando 4.000 euro. Subito dopo, però, il prezzo del titolo sale a 3 euro. Ma l’operazione deve essere chiusa, restituendo lo stesso numero di azioni al broker. Si riacquistano quindi le 2.000 azioni di B per 5.000 euro. In questo caso si realizzerà una perdita di 1.000 euro, data dalla differenza tra il prezzo di vendita delle azioni e il prezzo più alto pagato per riacquistarle, a cui andranno aggiunti commissione e interessi sul prestito.
Perché si fa shorting?
Il motivo che spinge gli operatori a vendere allo scoperto è quello di speculare sul movimento ribassista dei prezzi di mercato in modo da realizzare un profitto anche in un momento negativo.
Ma lo short selling si fa anche per proteggere un altro tipo di investimento o il proprio portafoglio. In questo caso si parla di “hedging”. Se si hanno posizioni lunghe in portafoglio, si può scegliere infatti di proteggerle dall’andamento avverso dei mercati, coprendosi con delle posizioni corte e vendendo allo scoperto. Lo short selling è molto comune tra i grandi investitori e gli hedge fund.
I limiti dello short selling
La vendita allo scoperto ha dei limiti che vanno presi in considerazione quando si sceglie di operare con questa logica.
- Profitto limitato: lo short selling ha un profitto potenziale limitato rispetto a una normale operazione di acquisto con successiva vendita. Se infatti non c’è un limite superiore all’apprezzamento del valore di uno strumento finanziario, c’è un limite inferiore pari a zero.
- Rischio illimitato: al contrario, per il venditore allo scoperto la perdita potenziale è illimitata, dato che il prezzo del titolo azionario venduto potrebbe salire all’infinito, generando una perdita molto ampia. È questo il motivo per cui il broker richiede anche un margine di garanzia per tutelarsi dalla possibilità che il venditore riacquisti i titoli a prezzi molto maggiori di quelli di vendita.
- Operazioni sul capitale: e possibile, inoltre, che il broker preveda l’estinzione anticipata della vendita allo scoperto in caso di operazioni societarie come aumenti di capitale, raggruppamenti o scissioni. E poiché è il prestatore a possedere i titoli, non si gode del pagamento di dividendi, anzi bisogna corrispondergli i dividendi maturati durante il periodo in cui il titolo è stato prestato.
In alcuni momenti, inoltre, le autorità di regolamentazione potrebbero decidere di vietare la vendita allo scoperto per evitare tumulti sui mercati. Se ad esempio molti investitori vendono allo scoperto le azioni del settore bancario, puntando sulla discesa dei prezzi, il comparto potrebbe risentirne e la fiducia dei risparmiatori potrebbe venire meno. In questo caso le operazioni di short selling potrebbero essere sospese.