Quando parliamo di investimenti nel settore finanziario è molto difficile non imbatterci in strumenti ampiamente utilizzati come i fondi. Tra questi, dobbiamo distinguere quelli attivi da quelli passivi, che possono essere acquistati a seconda delle proprie strategie. Inoltre, proprio parlando di strategia, è necessario un particolare focus sullo stock picking, una tecnica che riguarda il settore dei fondi attivi. Scopriamo meglio di cosa si tratta.
Fondi attivi e fondi passivi
Si parla di fondi attivi quando, come dice il nome stesso, il gestore del fondo è una persona che sceglie volta per volta gli asset, come ad esempio azioni e bond, da tenere in portafoglio. C’è quindi l’attività di uno specialista, o di un team di specialisti, che ha l’obiettivo di battere l’indice di riferimento, per esempio il FTSE MIB o il NASDAQ negli USA, portando ai propri clienti rendimenti superiori. Ci affidiamo ai fondi passivi, invece, quando il gestore replica l’indice di riferimento, senza la necessità di superarlo stabilmente. Il vantaggio dei fondi passivi, rispetto a quelli attivi, è avere costi di gestione più bassi e un rischio minore.
Se prendiamo in esame il report SPIVA (S&P Indices Versus Active Funds), vediamo che i fondi attivi hanno avuto grandi difficoltà a battere i benchmark di riferimento. Nel 2023, ben l’84% dei fondi azionari in euro ha performato meno dell’indice S&P World e ancora peggio hanno fatto i fondi azionari italiani, con il 98% sotto il benchmark. Anche i fondi azionari dei mercati emergenti e dei principali Paesi europei hanno realizzato performance inferiori ai benchmark, comprese tra il 66% e l’83% a seconda delle tipologie. Solo i fondi azionari di Regno Unito e Svizzera sono andati bene, ma solo circa la metà dei fondi ha sovraperformato.
Cos’è lo stock picking e come funziona
Come anticipato, una delle strategie principali è lo stock picking, cioè la selezione delle azioni con un buon apprezzamento atteso. Questa modalità è spesso adottata dai gestori di fondi attivi, che, dopo avere selezionato le asset class e le aree geografiche di interesse, si focalizzano sui singoli titoli per scegliere quelli più promettenti. Non è ovviamente una scienza esatta, anche perché per realizzare dei buoni margini servono competenze avanzate.
Market timing e asset allocation
Ma lo stock picking non è solamente scandagliare i mercati per scegliere i singoli titoli che hanno buone prospettive di crescita. Sono almeno altri due gli elementi fondamentali per realizzarlo al meglio, come timing e asset allocation. Attraverso quella che viene definita analisi tecnica, molti gestori di fondi attivi scelgono il momento ideale per acquistare (o vendere) un titolo preciso, prendendo la decisione sulla base di diverse variabili. Entrare nel mercato nel momento giusto è fondamentale per avere più probabilità di guadagni futuri, mentre sbagliare il market timing può portare a sottoperformance sul breve-medio periodo.
L’asset allocation invece è la scelta strategica di assegnare un certo peso a ogni asset che si vuole inserire in portafoglio: per esempio, il gestore deve scegliere se dare alle azioni di aziende europee il 10%, il 20%, il 30% o il 50% del peso all’interno del proprio portafoglio da 50 mila euro. Una decisione non banale, perché le potenziali combinazioni di asset allocation sono moltissime e vanno considerate le supposizioni sull’andamento dei singoli titoli, ma anche il concetto di diversificazione.