Private markets, cosa sono e come funzionano

Guida alla finanza 4 minuti di lettura
Chi sceglie i “mercati privati” lo fa in genere per diversificare il proprio portafoglio e puntare a maggiori guadagni. Ci sono però alcuni aspetti da considerare se si sceglie di uscire dal circuito delle borse.

Per capire cosa si intende per private markets è sufficiente pensare alle borse valori e focalizzarsi su tutto ciò che non è quotato. Detta in un altro modo, nella definizione di private markets rientrano tutti gli strumenti finanziari che non sono scambiabili in una o più borse (es. NYSE, Nasdaq, Borsa Italiana), come suggerisce anche il nome stesso, perché la traduzione letterale “mercati privati” si contrappone facilmente a “mercati pubblici”, quindi alle borse.

I mercati dei capitali privati: alcuni esempi

Attualmente i portafogli gestiti da fondi di private equity valgono circa il 5% delle azioni quotate sui mercati regolamentati, ma si riscontra un interesse crescente verso i private markets. Sono molti i soggetti che possono accedere a questi mercati, come per esempio fondi pensione, assicurazioni, investitori istituzionali o ad alto reddito.

Per dare un volto, o almeno una descrizione, a questi mercati è importante capire quali sono gli asset più comuni. Attraverso la strategia del private equity è possibile:

  • finanziare le aziende non quotate, così da accrescerne il valore e poi rivenderle per guadagnare sull’aumento del prezzo;
  • prestare del denaro ad aziende non quotate in borsa a un tasso di interesse superiore rispetto a quello che otterremo acquistando titoli di debito pubblico (in questo caso parliamo di private debt);
  • investire nel settore immobiliare (real estate);
  • puntare sulle infrastrutture, finanziando progetti importanti per il Paese come reti di comunicazione, ferrovie, strade, aeroporti;

investire in risorse naturali, puntando su materie prime come metalli preziosi, gas e petrolio.

Perché i private markets attirano sempre più capitali?

Sono principalmente tre le motivazioni che portano sempre più investitori, anche non istituzionali, a scegliere i private markets. Innanzitutto, si tratta di mercati illiquidi, che consentono di stabilizzare sul lungo periodo portafogli con un buon livello di diversificazione.

Il secondo motivo è proprio la diversificazione: aggiungere al proprio portafoglio una quota di investimenti in private markets aiuta a diversificare grazie all’ampia gamma di soluzioni e modalità.

La terza motivazione riguarda i potenziali guadagni superiori nel lungo periodo, poiché le serie storiche mostrano rendimenti maggiori rispetto alle asset class tradizionali.

Per chi ha a cuore gli investimenti etici, aggiungiamo anche una quarta motivazione: se si sceglie con attenzione il soggetto da finanziare, si può contribuire a migliorare il tessuto economico e sociale di un’area o di un Paese (per esempio sostenendo lo sviluppo di progetti sostenibili o a contrasto della povertà).

A cosa stare attenti se si decide di investire nei private markets

Anche il tema dell’illiquidità ha un suo contro, perché gli scambi avvengono tra investitori privati senza una piattaforma a garanzia, complicando il processo e allungando i tempi di vendita e acquisto rispetto ai meccanismi delle borse. Data la loro complessità, i private markets richiedono una grande capacità di valutazione e gestione, ragione per cui è fondamentale avvalersi sempre di gestori competenti in materia. È infatti molto importante riuscire a bilanciare il profilo di rischio-rendimentodiversificando il portafoglio; inoltre, i mercati privati richiedono un approccio a lungo termine in ottica buy & hold.

Non possiamo non citare anche la trasparenza delle informazioni, perché le società quotate sono tenute a comunicare ai mercati moltissimi dati con una determinata cadenza temporale, cercando quindi di fornire tutte le opportune informazioni agli investitori. Così non è nel caso dei private markets, dove gli attori non sono tenuti a fare disclosure su asset, modelli di gestione e dati.