Ogni settore ha le sue regole, che cambiano nel tempo, e la finanza non fa eccezione. Dottrine e fasi storiche differenti hanno portato a quadri normativi più stringenti oppure a impianti caratterizzati da limiti meno rigorosi. In questo secondo caso si parla di deregolamentazione, in inglese deregulation.
Cos’è la deregulation in finanza?
La deregolamentazione consiste in un allentamento o (nei casi più estremi ma ormai rarissimi) in una eliminazione delle norme che regolano un settore. In sostanza, la deregulation comporta un passo indietro da parte di governi ed enti di vigilanza nella gestione dei settori economici. Nello specifico, la deregolamentazione finanziaria riguarda l’ammorbidimento del quadro che regola le banche e le altre istituzioni finanziarie.
Le conseguenze della deregolamentazione
Il tema è complesso, perché non riguarda solo le mere norme. Sottende sempre anche un orientamento politico-economico, i cui estremi comportano opportunità e rischi. La costruzione di un sistema molto rigido tende a costruire un mercato più sicuro ed equo, ma con il pericolo di imbrigliare la crescita; dall’altra parte, una deregulation totale - nella convinzione che il mercato abbia la capacità di auto-regolamentarsi - libera l’iniziativa economica ma con il rischio di instabilità, iniquità e minore trasparenza.
Le età della regolamentazione
In un paper pubblicato nel settembre del 2023, la Banca d’Italia parla di “quattro età della regolamentazione bancaria”. La prima, rimasta in vigore fino agli anni Venti del Novecento, è quella del “free banking”: un settore quasi del tutto libero da regole specifiche, nel quale le banche sono identificate come semplici imprese, sottovalutando i rischi sistemici di un loro crollo.
Come spesso succede nella storia delle regolamentazioni e delle deregolamentazioni, la “seconda età” nasce da una crisi: la Grande Depressione degli anni Trenta porta all’introduzione di “controlli pubblici severi, che hanno governato i sistemi bancari fino agli anni Settanta-Ottanta del secolo scorso”. L’età successiva, spiega Bankitalia, è invece di deregolamentazione e ha dominato la scena fino all’avvento di un’altra crisi, quella finanziaria globale del 2007-2009. Infine, ecco arrivare la quarta età, che il paper divide in due fasi: “La prima (2010-2018), in cui sono state adottate regole più stringenti e coordinate a livello internazionale in risposta alla crisi; la seconda, nella quale viviamo oggi, in cui si sono registrati in alcune giurisdizioni, come Stati Uniti e Regno Unito, orientamenti che hanno introdotto deviazioni dagli standard internazionali”.
Banche, vigilanza, Trump
Sin dal 1988, anno in cui sono stati sottoscritti i primi accordi di Basilea sulla vigilanza bancaria, l’Europa ha spinto per una forte regolamentazione, divenuta più stringente e dettagliata con i due interventi normativi successivi (Basilea II e Basilea III).
Negli Stati Uniti, il percorso è stato meno lineare. E la rielezione di Trump, da sempre sostenitore di una deregulation finanziaria molto accentuata, sta portando (non solo Washington) a ipotizzare nuovi scenari.
Pur senza indicare misure precise, durante la campagna, il presidente eletto ha promesso un alleggerimento normativo. Sembra quindi difficile immaginare un irrigidimento sul modello europeo. D’altronde, già nel corso del primo mandato, Trump aveva smussato la legge Dodd-Frank approvata, nel 2010, durante la presidenza Obama proprio per introdurre maggiore vigilanza bancaria e requisiti patrimoniali più solidi. Nel 2018, ad esempio, Trump ha alzato da 50 a 250 miliardi di attività la soglia oltre la quale una banca rientrava sotto una vigilanza più stringente. In pratica, ciò ha significato controlli ridotti per due terzi degli istituti statunitensi. La vigilanza è stata poi rafforzata successivamente, anche a causa delle difficoltà delle banche più piccole, alcune delle quali (come la Silicon Valley Bank) fallite.
Le ripercussioni in Europa
La deregulation e il suo opposto si applicano, come qualsiasi impianto di norme, su un determinato territorio: uno Stato, una Comunità, una Federazione. Ma in un mondo globale in cui la concorrenza valica i confini nazionali, le mosse dell’Europa possono ripercuotersi sugli USA e viceversa. Ecco perché, pur con maggiore cautela, la prospettiva di una deregolamentazione trumpiana sta già provocando reazioni al di qua dell’Atlantico.
Lo scorso settembre, a poco più di un mese dalle elezioni presidenziali, il Direttore Generale del Tesoro italiano e i suoi corrispettivi colleghi francese e tedesco hanno scritto una lettera alla Commissione europea. “È essenziale concentrarsi sull'attuazione efficace delle recenti iniziative legislative”, si legge sulla lettera, pubblicata da Politico.eu. “Ma è altrettanto importante porre maggiore enfasi sulla competitività del settore finanziario, in particolare bancario”. Perché “più i nostri sistemi bancari saranno competitivi, meglio saranno attrezzati per finanziare gli obiettivi chiave europei”. Il messaggio è chiaro: i tre maggiori Paesi europei spingono verso la deregulation.