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Barometro: gli emergenti resteranno in cima alla classifica

Multi-asset 15 minuti di lettura
Una politica monetaria e fiscale più accomodante dovrebbe aiutare l'azionario a consolidare i guadagni. Ci aspettiamo che, nel breve termine, i titoli degli emergenti distanzino il resto del mercato.

Asset allocation: la prospettiva azionaria rimane positiva

I mercati azionari hanno iniziato l'anno in modo positivo e dispongono di tutti gli elementi per continuare a guadagnare.  Le condizioni di liquidità sono favorevoli, i governi di tutto il mondo aumentano la spesa pubblica (Giappone, Stati Uniti, Germania), le prospettive di crescita economica sono solide e l'inflazione sembra essere sotto controllo (si veda la Fig. 2). Pertanto continuiamo a sovrappesare le azioni, a sottopesare le obbligazioni, mentre abbiamo aumentato l'esposizione ai settori industriali e ai mercati emergenti.

Gli indicatori del ciclo economico da noi monitorati supportano il nostro punto di vista. Nel mondo sviluppato, le condizioni economiche sono positive negli Stati Uniti, nell'eurozona, nel Regno Unito e in Svizzera. La crescita, però, appare particolarmente forte nei mercati emergenti  (ME). Prevediamo che il divario di crescita del PIL tra economie emergenti e sviluppate si allargherà a 2,5 punti percentuali quest'anno (2,3% nel 2025), spianando la strada a una sovraperformance degli asset dei mercati emergenti. Altro vento a favore potrebbe giungere da un aumento dei prezzi delle materie prime, soprattutto in caso di ulteriore indebolimento del dollaro USA.

Le condizioni in Cina non sono così chiaramente positive come in altre parti dei mercati emergenti. La crescita soddisfa l'obiettivo governativo del 5%, ma l'economia fatica a passare da una crescita guidata dalle esportazioni a una spinta dalla domanda interna.

Nel mondo sviluppato, l'economia statunitense è sostenuta dal sentiment positivo delle aziende e dai propositi di nuove assunzioni. Tuttavia, siamo preoccupati in quanto la spesa delle famiglie è finanziata dal risparmio più che dal reddito, una situazione probabilmente insostenibile nel medio termine.

Per l'Europa, le prospettive di crescita dipendono dall'efficacia degli stimoli fiscali pianificati e della spesa per le infrastrutture, in particolare in Germania. Riforme strutturali come l'Unione dei Mercati dei Capitali (EU Capital Markets Union), i miglioramenti del mercato del lavoro e la diversificazione energetica potrebbero essere ulteriori catalizzatori per la crescita. Per contro, la forza dell'euro rimane un rischio per gli esportatori della regione.

L'apprezzamento della valuta e il suo potenziale effetto negativo sulle esportazioni rappresentano un problema anche in Giappone, dove le prossime elezioni anticipate potrebbero aprire le porte a un ampio pacchetto di stimoli finanziati con fondi pubblici. Ciò si pronuncia a favore di una politica monetaria più restrittiva. A nostro parere, una delle priorità per la Bank of Japan sarà il rafforzamento della valuta. Prevediamo che la banca centrale continuerà a normalizzare il proprio bilancio, ad aumentare i tassi d’interesse sia ad aprile che a dicembre e a intervenire sui mercati valutari. Un'eventuale persistenza dello slancio inflazionistico pone il rischio che la stretta della banca centrale possa frenare la crescita del PIL giapponese. 

Fig. 1 - Griglia mensile dell’asset allocation

Febbraio 2026

Fonte: Pictet Asset Management

I nostri indicatori di liquidità segnalano guadagni più alti per gli asset più rischiosi. 17 delle banche centrali che monitoriamo in tutto il mondo sono in fase di allentamento (il 57%), 12 (40%) sono neutrali e solo il Giappone è in fase di stretta. Il primo gruppo include la Fed, il cui sostegno all'economia (in aggiunta alla politica di allentamento) è di recente passato dal quantitative tightening all'acquisto di T-Bills (operazione definita Reserve Management Purchase, RMP).

Sebbene la politica monetaria accomodante continui a sostenere le azioni, insistere su questa posizione comporta dei rischi, soprattutto a causa della spesa delle aziende nell'IA (che resta generosa) e dei governi che mettono alla prova i propri limiti fiscali (come gli Stati Uniti). Quanto più a lungo durerà questa situazione, tanto maggiore è la probabilità di un mutamento improvviso del sentiment degli investitori, soprattutto in caso di nuove pressioni inflazionistiche.

Fig. 2 - Crescita in miglioramento, inflazione moderata

Indici delle sorprese economiche e inflazionistiche globali

Fonte: LSEG, Pictet Asset Management. Dati relativi al periodo dal 01/01/2019 al 27/01/2026.

I nostri parametri di valutazione indicano anche fattori che potrebbero ribaltare il rally. Tuttavia, almeno nel breve termine, i premi per il rischio sono ancora a livelli storicamente bassi: negli Stati Uniti, ad esempio, la differenza tra il rendimento degli utili a 12 mesi e il rendimento dei Treasury a 10 anni si attesta al 2,7%, 7 punti percentuali al di sotto del suo picco. Il sentiment sugli utili globali continua a migliorare e il rischio di un loro brusco rallentamento è basso.Il sentiment sugli utili si basa sul numero di stime al rialzo delle previsioni di utili bottom-up degli analisti confrontate con quelle al ribasso.

Dopo la recente sottoperformance, il mercato azionario statunitense non è più il più costoso. I multipli prezzo/utili dell'S&P 500 restano comunque elevati  (22 volte) e offrono una protezione limitata in caso di rallentamento della crescita e di ripresa dell'inflazione. 

Gli indicatori tecnici suggeriscono che le azioni globali sono ancora sostenute dalla ampiezza del mercato, vale a dire dal fatto che al rally partecipa un numero crescente di titoli. Gli afflussi azionari rimangono solidi (72 miliardi di dollari nelle ultime quattro settimane), trainati dai benchmark globali, dai mercati emergenti e dagli Stati Uniti. I sondaggi tra investitori al dettaglio e istituzionali mostrano una chiara posizione di apertura al rischio: i fund manager intervistati da Bank of America detengono il maggior sovrappeso azionario dell'ultimo biennio.

Regioni e settori azionari: cogliere il boom dell'IA nei mercati emergenti

Gli stimoli monetari e fiscali in atto in tutto il mondo e la prospettiva di una regolamentazione più flessibile negli Stati Uniti rendono le azioni un'asset class ancora interessante. Ma le opportunità maggiori si trovano tra i titoli dei mercati emergenti (ME). Abbiamo aumentato la nostra esposizione alle azioni emergenti (Cina esclusa) e manteniamo un'allocazione superiore al benchmark anche nelle azioni cinesi.

L'indebolimento del dollaro USA, l'ampia liquidità globale e la crescita del commercio intra-regionale continuano ad attirare capitali sugli asset dei mercati emergenti; i prezzi elevati delle materie prime favoriscono inoltre i mercati ricchi di risorse, come Brasile e Sudafrica.

Prevediamo che quest'anno le aziende dei mercati emergenti avranno una crescita degli utili superiore all'11% (la più elevata al mondo), maggiore di quella delle aziende statunitensi e giapponesi (entrambe al 10%) e doppia rispetto al tasso che prevediamo per Regno Unito, Svizzera ed eurozona.

Prevediamo guadagni particolarmente robusti nel settore tecnologico dei mercati emergenti e nei servizi di comunicazione di Corea, Taiwan e Cina. Questi settori sono destinati a beneficiare della forte domanda di hardware e semiconduttori per l'IA e della progressiva riconfigurazione a loro favore delle catene di approvvigionamento, causata dalle tensioni commerciali e geopolitiche. I titoli hardware e dei semiconduttori dei mercati emergenti stanno registrando guadagni di pari passo con l'espansione del rally dell'IA oltre il ristretto gruppo dei pesi massimi tecnologici  statunitensi.

I titoli cinesi, nel frattempo, dovrebbero trarre ulteriore sostegno dall'allentamento in atto della politica normativa, monetaria e fiscale, nonché dal miglioramento temporaneo delle relazioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. 

Fig.3 - Ottimismo verso i mercati emergenti

Rapporto price to book delle azioni ME rispetto ai mercati sviluppati e crescita del PIL relativa tra mercati emergenti e sviluppati

Fonte: LSEG, Pictet Asset Management, dati relativi al periodo dal 15/02/1992 al 30/06/2025 (previsioni FMI 2026-2030)

Al di là dei mercati emergenti, manteniamo la nostra posizione di sovrappeso nei titoli svizzeri, sostenuti da solidi fondamentali societari e dalla stabilità del Paese. La ponderazione delle azioni europee resta pari al benchmark, nell'attesa che l'impatto dei tagli dei tassi d'interesse e del sostegno fiscale alimenti un incremento degli utili societari.

Per quanto riguarda l'allocazione settoriale, tecnologia e servizi di comunicazione rimangono le nostre posizioni di sovrappeso principali. Diamo la preferenza ai fornitori di chip, server, hardware per data center nonché storage in cloud e di rete, mentre le aziende di software, al contrario, devono far fronte a pressioni a breve termine dovute all'aumento dei costi di calcolo e alla limitata disponibilità di chip e memorie "AI grade".

Abbiamo portato a sovrappeso i titoli industriali, che prevediamo possano beneficiare di un aumento della spesa in conto capitale globale e della spesa pubblica europea nonché di un forte dinamismo della crescita economica.

Anche il settore sanitario rimane in sovrappeso grazie alle sue proprietà difensive (che lo rendono una buona copertura in caso di una possibile contrazione del mercato) e alle valutazioni interessanti; rimane il settore più economico nella nostra tabella delle valutazioni globali. L'aumento dell'attività di M&A, legata principalmente ai grandi nomi della farmaceutica e della sanità che stanno acquisendo realtà minori, ma all'avanguardia, per avere accesso a nuove tecnologie e tagliare i costi, dovrebbe creare nuovo valore per gli azionisti.

Il rafforzamento dello slancio di crescita e la curva dei rendimenti obbligazionari più ripida sono di sostegno per le banche e le compagnie assicurative, ragione per la quale continuiamo a sovrappesare i titoli finanziari. È però necessario che gli investitori siano sempre più selettivi, soprattutto negli Stati Uniti. La spinta della Casa Bianca verso una finanza più accessibile (ad esempio limitando tassi e commissioni sulle carte di credito o inasprendo i margini di profitto sui mutui) potrebbe ridurre i ricavi e la redditività delle banche. È inoltre possibile che alcune società finanziarie siano più esposte di altre alla retorica elettorale e ai rischi legali.

Reddito fisso e valute: i JGB iniziano ad apparire convenienti

In seguito alla loro recente ondata di vendite, i titoli di Stato giapponesi (JGB) appaiono sempre più interessanti in termini di valutazioni. Tuttavia, pur non credendo che il Paese sia minacciato da una spirale debitoria, sussiste comunque il rischio che i rendimenti aumentino leggermente rispetto ai livelli attuali prima di tornare a scendere in modo più deciso. Di conseguenza, manteniamo la nostra posizione neutrale.

Il sell-off dei JGB è stato più pronunciato nell'estremità a lungo della curva dei rendimenti e ha portato il rendimento dei JGB a 30 anni verso il 4%, mentre quello delle obbligazioni a 10 anni è di circa il 2,2%, il livello più alto degli ultimi 20 anni. Questi movimenti sono guidati da diverse forze, inclusa la prospettiva di un nuovo pacchetto di stimoli fiscali. Ciò, a sua volta, solleva preoccupazioni sulla sostenibilità del debito del Paese: il rapporto debito/PIL giapponese è superiore al 220%.

Riteniamo che i timori di una debacle del debito siano mal riposti. Sebbene il movimento dei rendimenti giapponesi sia stato significativo rispetto ai trend recenti, una lettura positiva di questi sviluppi è che riflettono un miglioramento della performance economica del Giappone. La Fig. 4 mostra che i rendimenti sono saliti parallelamente alla crescita del PIL nominale giapponese.  

Fig. 4 - Monitoriamo la crescita

Rendimenti dei titoli di Stato giapponesi a 10 anni vs crescita tendenziale annualizzata del PIL giapponese, %

Fonte: LSEG, Pictet Asset Management. Dati relativi al periodo dal 30/01/2006 al 27/01/2026.

E sebbene il Giappone abbia sicuramente un elevato livello di debito nazionale, i dati dell'FMI mostrano che l'importante crescita nominale del PIL ha ridotto del 30% circa il rapporto debito/PIL del Paese rispetto al picco del 2020. Al contempo, la fetta maggiore del debito è detenuta sul territorio nazionale e una buona percentuale di questa dalla Banca del Giappone stessa; i giapponesi dispongono inoltre di partecipazioni elevate in asset esteri, sufficienti a coprire gli obblighi nei confronti dei detentori stranieri del debito.

Prevediamo che il dollaro rimarrà vulnerabile a ulteriori perdite. I commenti e i segnali di sostegno per un dollaro debole da parte dell'amministrazione statunitense (in particolare a favore, ad esempio, di un rafforzamento di yen o won coreano) suggeriscono che ci sia spazio per un ulteriore ribasso. E mentre in passato il dollaro era stato in correlazione negativa con le azioni statunitensi, ora questa correlazione è positiva, per quanto limitata. Ciò offre agli investitori esteri un forte incentivo a coprire il rischio valutario sulle loro posizioni azionarie statunitensi, il che esercita un'ulteriore pressione ribassista sul dollaro. Di conseguenza, manteniamo i nostri sovrappesi su euro, franco svizzero e oro, nonostante la comprensibile volontà delle autorità svizzere di limitare l'incessante apprezzamento del franco.

La debolezza del dollaro sostiene anche il nostro sovrappeso nel debito dei mercati emergenti in valuta locale (esclusa la Cina). Queste economie sono state per la gran parte in grado di superare gli effetti della guerra dei dazi americana e hanno beneficiato anche della solidità delle economie nazionali, grazie alle diverse economie asiatiche che fanno parte integrante della catena di approvvigionamento dell'IA.

Panoramica dei mercati globali: bene gli asset rischiosi; il dollaro soffre

Le azioni hanno iniziato l'anno con solidi guadagni mensili del 2,5% in valuta locale, sovraperformando le obbligazioni, che hanno terminato gennaio pressoché invariate. 

Il rally azionario è stato un riflesso dell'ottimismo causato dal miglioramento generale degli utili societari e dal proseguimento dello stimolo monetario da parte delle principali banche centrali mondiali.

Ma sebbene molti indici abbiano raggiunto massimi record, i mercati sono stati volatili e gli investitori si sono dovuti confrontare con il rovesciamento del presidente del Venezuela da parte degli Stati Uniti e con la minaccia del presidente Trump di imporre dazi sui Paesi che si sono opposti al suo piano di prendere il controllo della Groenlandia. 

I settori dell'energia e dei materiali hanno registrato i rialzi più marcati, rispecchiando i recenti aumenti dei prezzi di oro, materie prime e petrolio. Secondo LSEG, nel primo trimestre i materiali hanno registrato il secondo tasso più elevato di crescita settoriale degli utili con oltre il 24%.

Il settore tecnologico ha mostrato una pronunciata dispersione al suo interno, con un calo dei titoli software di quasi il 10% ma una crescita dei titoli correlati ai chip di memoria grazie all'aumento della domanda di hardware tecnologico specializzato.

Per quanto riguarda le regioni, i maggiori guadagni sono stati riscontrati nei mercati emergenti. I mercati latinoamericani ricchi di risorse hanno beneficiato dell'aumento dei prezzi delle materie prime, mentre l'Asia emergente è stata sostenuta dalla sua esposizione alla tecnologia. Gli Stati Uniti sono rimasti indietro con guadagni di poco superiori all'1%; le azioni giapponesi hanno chiuso il mese in rialzo di quasi il 5% in valuta locale e l'indice Nikkei ha raggiunto un massimo storico.

Fig. 5 - Il declino costante del biglietto verde

Dollaro USA vs paniere di valute

Fonte: Bloomberg, Pictet Asset Management. Dati al 28/01/2026

Nel reddito fisso, i titoli di Stato giapponesi (JGB) sono diminuiti di quasi l'1% in valuta locale su base mensile, portando le perdite dall'inizio del 2025 a oltre il 5%. I rendimenti dei titoli JGB a più lungo termine hanno raggiunto massimi storici per via delle preoccupazioni degli investitori per le finanze pubbliche giapponesi già sotto pressione dopo l'annuncio del primo ministro, Sanae Takaichi, di elezioni anticipate a febbraio e la sospensione per due anni dell'imposta dell'8% sulle vendite alimentari nell'ambito della sua campagna elettorale.

Anche i Treasury USA hanno chiuso il mese in ribasso per via della resilienza dei dati economici. Le obbligazioni societarie su entrambe le sponde dell'Atlantico hanno terminato il mese più o meno invariate. 

L'oro ha vissuto un mese volatile, toccando un nuovo record a oltre 5.500 dollari l'oncia prima della brusca ritirata seguita alla nomina da parte del presidente Trump di Kevin Warsh, ex governatore della Fed e critico severo delle politiche di quantitative easing della Fed, a prossimo presidente della banca centrale statunitense. 

Il metallo prezioso ha chiuso il mese in rialzo del 10% dall'inizio dell'anno, il miglior guadagno mensile dal 1999. Anche i prezzi del rame e dell'argento hanno raggiunto nuovi record prima di un forte sell-off. Il petrolio ha guadagnato il 16%.

Nei mercati valutari, il dollaro è sceso di oltre l'1%, mentre il franco svizzero è quello che ha guadagnato di più, chiudendo il mese in rialzo del 2,5%. Euro e sterlina sono saliti di oltre l'1%, mentre lo yen ha raggiunto il massimo degli ultimi tre mesi rispetto al dollaro.

In breve

Barometro febbraio 2026

  • Asset allocation

    Le condizioni di base sostengono l'appetito per il rischio, con liquidità favorevole, allentamento fiscale, solide prospettive di crescita economica e pressioni inflazionistiche contenute. Per queste ragioni continuiamo a sovrappesare le azioni e a sottopesare le obbligazioni.

  • Regioni e settori azionari

    I titoli dei mercati emergenti dovrebbero essere i massimi beneficiari della debolezza del dollaro, della resilienza della crescita nazionale e dell'esposizione ai temi dell'IA. 

  • Reddito fisso e valute

    Manteniamo la nostra posizione neutrale sui titoli di Stato giapponesi nonostante il recente aumento dei rendimenti. Sussiste il rischio di un loro aumento ulteriore. Manteniamo il nostro sottopeso nei Treasury USA. La debolezza del dollaro supporta la nostra convinzione nel mantenere un sovrappeso sul debito dei mercati emergenti in valuta locale, il franco svizzero e l'oro.

Le informazioni, opinioni e stime contenute nel presente documento riflettono un giudizio espresso alla data originale di pubblicazione e sono soggette a rischi e incertezze che potrebbero far sì che i risultati reali differiscano in maniera sostanziale da quelli qui presentati.