Il futuro non attende. Il titolo dell’ultimo Osservatorio sull’educazione finanziaria di Pictet, giunto alla sua quinta edizione, trasmette un senso di urgenza e di cambiamento. L’obiettivo per il 2025 è chiaro: trasformare il maggiore interesse e coinvolgimento della popolazione nella materia finanziaria in azioni concrete di investimento, volte a preservare il valore reale dei propri risparmi nel futuro.
Ciò è possibile muovendosi anzitutto su due fronti: attenuando l’impatto dell’inflazione (missione privata del risparmio) e contribuendo alla crescita dell’economia reale e alla resilienza del sistema economico (missione pubblica del risparmio).
Il contesto attuale si conferma carico di sfide, caratterizzato da mercati finanziari sempre più nervosi e complessi. Il caro vita, unito a un’inflazione persistente e a tassi di interesse globalmente più elevati, incide sulla capacità di risparmio, alimentando quella che viene definita “ansia finanziaria”. Questo fenomeno si traduce nell’incapacità di far fronte con serenità anche alle spese fisse o di base, generando un senso di insicurezza economica.
Sul fronte degli investimenti, le preoccupazioni di breve spingono molti italiani a concentrarsi su quello che abbiamo definito “shortermismo”, privilegiando strumenti finanziari che offrano una percezione di sicurezza o di ricompensa immediata, come i conti correnti e di deposito, i mercati monetari o i titoli di Stato.
Questa ricerca di sicurezza, tuttavia, nasconde spesso un bias comportamentale: il “loss aversion”, la paura delle perdite, che ostacola una valutazione equilibrata del rischio e limita le opportunità di crescita economica di lungo periodo.
Per superare tali difficoltà, è fondamentale adottare una corretta pianificazione finanziaria, che contempla un orizzonte temporale di lungo termine e una diversificazione del portafoglio, includendo anche strumenti azionari, asset cruciali per incrementare la ricchezza nel tempo.
La ricerca, realizzata in collaborazione con FINER Finance Explorer, nasce a seguito della pandemia di COVID-19 per comprendere i bisogni, le necessità e i desiderata del cliente italiano, da sempre al centro dell’attenzione e del lavoro di Pictet Asset Management.
È necessario sviluppare contenuti che rispondano alle esigenze e alle sensibilità delle diverse generazioni, guidando i risparmiatori verso una corretta educazione agli investimenti. Non solo: è fondamentale impacchettare anche i contenuti più complessi in formati fruibili e consultabili, tenendo presente le preferenze dei risparmiatori, che sempre più cercano risposte in video brevi o nell’Intelligenza Artificiale, nuovo ingresso 2025 come fonte di informal advice.
In questo contesto, la Commissione Europea ha di recente invitato a riflettere proprio sulle best practice (già adottate in altri Paesi dell’Unione) e sulle modalità più efficaci di collaborazione tra istituzioni pubbliche e soggetti privati per promuovere l’educazione finanziaria e il benessere sociale. Pictet Asset Management, da anni, persegue questi obiettivi con numerose iniziative, consapevole dell’importanza economica e sociale di un’educazione finanziaria di qualità, inclusiva e accessibile a un pubblico sempre più ampio.
Oggi, ci rimettiamo in gioco. Buona lettura.
La finanza interessa a tutti, ma trovare contenuti resta un problema
L’aumentata complessità e volatilità dei mercati finanziari, congiuntamente alle protratte incertezze geopolitiche, hanno determinato una crescita costante dell’interesse verso le tematiche finanziarie da parte di investitori e risparmiatori in Italia, portando la quasi totalità del campione (91%) a dichiararsi oggi molto o abbastanza interessato, rispetto al 76% del 2021 (Fig.1).
In particolare, la generazione X (gli over 60) si dichiara interessata nel 98% dei casi. Oltre la metà della generazione Z (57%) sente il bisogno di accrescere la propria preparazione sui temi economico-finanziari. Questo maggiore interesse emerge anche dal tempo dedicato all’informazione finanziaria: il 41% del campione si aggiorna quotidianamente o settimanalmente, contro il 33% del 2022.
Fonte: FINER Finance Explorer, Pictet Asset Management.
Per quasi la metà del campione (48%), trasversalmente a tutte le generazioni, l’obiettivo principale di un buon programma di alfabetizzazione finanziaria è aiutare a selezionare e realizzare i propri progetti di lungo termine, ritenendo l’educazione finanziaria uno strumento fondamentale per la realizzazione futura.
Tuttavia, nonostante la crescente volontà di approfondire i temi economici e finanziari, tra i risparmiatori italiani persiste una certa “confusione” nel navigare i troppi contenuti disponibili e nel riconoscere fonti e referenti affidabili.
Un disorientamento comune a tutte le generazioni, che non accenna a ridursi. Negli ultimi 4 anni, la percentuale di quanti dichiarano di non trovare contenuti o referenti adeguati è salita, dal 22% al 43%, superando la difficoltà stessa della materia, percepita quale ostacolo principale fino al 2021 (Fig.2).
Fonte: FINER Finance Explorer, Pictet Asset Management.
Questo gap tra maggiore consapevolezza delle proprie lacune e difficoltà nel colmarle impone di analizzare a fondo i molteplici canali e strumenti disponibili oggi, per comprendere i motivi per cui l’offerta di contenuti non sembra rispondere ai bisogni del pubblico.
Dieta mediatica: social network protagonisti, ma con alto rischio superficialità
Tra gli strumenti per informarsi, i social sono oggi il canale principale per tutte le generazioni. Il loro utilizzo, è cresciuto del 15% dal 2021 mantenendo il primo posto tra i canali preferiti, seguiti dagli eventi digitali (21%). Prosegue invece il declino dei canali “analogici”: stampa, tv ed eventi fisici scelti dal 41% del campione nel 2021 e solo dal 20% nel 2025. Emerge quindi, come trend sostenuto e in crescita per la totalità del campione, la distanza tra l’interazione offline e online, con due intervistati su tre che desiderano apprendere secondo i formati più in voga sui social network: i video brevi.
I social network, proprio grazie ad una comunicazione veloce, visiva e d’impatto – sebbene poco approfondita – giocano un ruolo sempre più centrale tra gli strumenti di informazione prescelti (investitori e non), a prescindere dalla generazione e dal patrimonio: WhatsApp resta il preferito tra Boomer (1940-1964) e GenX (1965-1980), mentre tra i più giovani svetta Instagram, usato da Millennial (1981-1996) e GenZ (1997-2010). Se guardiamo poi alla sola informazione economico-finanziaria, Instagram è in assoluto il favorito a scapito di WhatsApp, Facebook e LinkedIn (Fig.3).
Fonte: FINER Finance Explorer, Pictet Asset Management.
Ad un maggior utilizzo corrisponde anche una crescita della fiducia nei social network, come fonte di advice finanziario informale, passati dal 2% del 2021 al 31% di oggi, riducendo la distanza rispetto ai consigli di amici e conoscenti, al 52% nel 2025.
A queste si affianca oggi anche l’IA (ChatGPT), ritenuta fonte affidabile dal 12% del campione. La maggiore fiducia verso fonti informali si accompagna a nuovi record a favore di quelle istituzionali e professionali, in aumento rispetto allo scorso anno.
Tra i principali responsabili dell’educazione finanziaria in Italia emergono la scuola e i docenti (66%), seguiti da Istituzioni (47%) e consulenti finanziari e banker (34%). Tuttavia, su questo fronte, non siamo ancora pienamente pronti ad adottare le best practice di altri Paesi: il 45% degli intervistati ritiene opportuno intraprendere un percorso di educazione finanziaria a partire dall’università o dall’indipendenza economica, quando ormai è probabilmente troppo tardi.
Risparmio in aumento, l’emotività resta un ostacolo, previdenza non pervenuta
Gli italiani sono storicamente considerati un popolo di risparmiatori e anche nel 2025, si conferma questa capacità, in crescita marginale al 52%, sebbene senza una chiara e regolare pianificazione del risparmio (Fig.4).
Fonte: FINER Finance Explorer, Pictet Asset Management.
Il 66% del campione dichiara di risparmiare per eventuali emergenze e per una maggiore tranquillità finanziaria.
La previdenza complementare, tuttavia, non risponde a tale esigenza per l’82% degli intervistati, e solo l’1% del segmento a bassa alfabetizzazione finanziaria — probabilmente più fragile — la considera a questo scopo. Per il futuro, il 56% del campione conta sul sistema pensionistico pubblico o su eredità e lasciti familiari, in una sorta di “eteronomia economica” basata su una pericolosa delega del proprio destino finanziario (Fig.5).
Fonte: FINER Finance Explorer, Pictet Asset Management.
Questo atteggiamento si riflette anche sull’ansia finanziaria, che interessa oggi il 73% della popolazione in Italia, il cui livello, come lo scorso anno, è proporzionale all’educazione finanziaria: quanto più è scarsa la conoscenza della materia, tanto inferiori sono i rischi economico-finanziari percepiti.
La difficoltà nel “mettere in azione” il risparmio con pratiche di investimento pianificate trova una ragione nell’incapacità di individuare un giusto referente affidabile per il 44% del campione, seguita dalla difficoltà nel valutare l’adeguatezza del rischio associato agli strumenti finanziari per il 30%.
L’unione tra incertezza economica e geopolitica, mancanza di punti di riferimento e timori per il futuro rende complessa la gestione delle emozioni negli investimenti, che condizionano spesso o sempre le decisioni per il 50% del campione, con una chiara prevalenza di emozioni negative, come la paura delle perdite, riconosciuta dal 68% del campione. In forte calo, invece, la paura di affidarsi a un professionista poco preparato. Questo risultato rappresenta una conferma di come il loss-aversion bias agisca sul percepito degli investimenti, facendo sì che il dolore emotivo di una perdita sia circa il doppio dell’euforia per un guadagno equivalente, (come concettualizzato dagli psicologi Daniel Kahnemann e Amos Tversky). Solo un elevato livello di conoscenza finanziaria consente di gestire in modo efficace e bilanciato il proprio equilibrio emotivo. Ne è riprova il fatto che la prevalenza delle emozioni negative sia inversamente correlata al livello di alfabetizzazione finanziaria, con il solo segmento dotato di conoscenza professionale della materia che si distribuisce più equamente tra le emozioni positive e le emozioni negative.
Scelte di investimento: sicurezza e breve termine prevalgono ancora
Anche nel 2025 la maggiore complessità e volatilità del mercato, unite alla preoccupazione finanziaria e alla difficoltà di individuare un referente adeguato, hanno alimentato prudenza e avversione al rischio nei portafogli degli investitori, che incrementano ulteriormente obbligazioni (49%) e liquidità (19%) a discapito delle azioni, arretrate all’8%. Soltanto gli investitori con grandi patrimoni presentano una composizione di portafoglio maggiormente diversificata ed equilibrata.
Per fascia d’età, gli over 55 detengono la quota maggiore di azioni (14%), mentre gli under 40 presentano un portafoglio composto al 51% da obbligazioni e al 25% dalla liquidità. Si conferma quindi il “paradosso” dell’investimento a lungo termine: sebbene un giovane sia il soggetto più indicato per investire in azioni, la ricerca evidenzia, ancora una volta, che l’azionario cresce d’attrattività con l’avanzare dell’età. Nonostante i mercati azionari abbiano avuto ottime performance negli ultimi due anni, continua a scendere la loro attrattività come forma di nuovo investimento, oggi al 7%, a fronte di un ulteriore incremento delle obbligazioni/BTP (scelto dal 25% del campione), seconde solo alla volontà di non investire e mantenere liquide le nuove disponibilità finanziarie, (42%) e in ulteriore crescita di 7 punti percentuali rispetto allo scorso anno (Fig.6).
Fonte: FINER Finance Explorer, Pictet Asset Management.
Si rinforza dunque l’attitudine prudente, presentista e poco avvezza all’azionario degli italiani, secondo cui le caratteristiche principali di un investimento sono: la sicurezza, in crescita rispetto allo scorso anno e il rendimento, seguiti quest’anno dal dividendo/cedola al terzo posto.
L’apparente difficoltà a considerare una pianificazione di lungo termine risulta evidente anche nell’approccio ai Piani di Accumulo (PAC): sebbene la conoscenza e l’utilizzo di questi strumenti abbia registrato un lieve aumento rispetto all’anno passato, l’adozione riguarda principalmente i Boomer, la GenX e i segmenti a più alta patrimonializzazione, a conferma che ancora oggi lo strumento fatica ad affermarsi come metodo accessibile ed efficace per avvicinare all’investimento azionario le nuove generazioni.
Diffusione dell’IA in crescita, ma non per le scelte finanziarie
L’IA sta prendendo rapidamente piede nello svolgimento delle attività di ogni giorno – si pensi all’uso di ChatGPT – tanto che il 62% del campione afferma di adoperarla quotidianamente o su base settimanale.
Tuttavia, se guardiamo all’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale in ambito finanziario il quadro è opposto: oltre l’80% del campione dichiara di usare l’IA molto poco o per niente (Fig.7). Sembra quindi evidente che, quando si tratta di ricercare una guida per approfondire temi finanziari o ricevere consigli di investimento, l’IA non è percepita quale strumento affidabile; anzi, oltre la metà degli intervistati dichiara di non fidarsi, mentre solo il 23% ripone in essa una discreta fiducia.
Fonte: FINER Finance Explorer, Pictet Asset Management.
Le iniziative Pictet per l’educazione finanziaria
Per supportare consulenti, investitori e risparmiatori nella comprensione delle dinamiche economico-finanziarie, sempre più complesse, noi di Pictet promuoviamo da anni progetti dedicati all'educazione finanziaria. Il nostro obiettivo è raccontare l’attualità economica con parole semplici, avvicinando così un pubblico il più ampio possibile a questi temi.
La finalità dell’Osservatorio stesso, infatti, è quella di indagare bisogni, paure e interessi degli italiani in materia di risparmio, in grado di coinvolgere trasversalmente tutte le generazioni, tramite un efficace utilizzo dei canali media e social.
In questi primi 25 anni di presenza in Italia, abbiamo avviato e promosso molteplici iniziative e occasioni di incontro e confronto. Tra questi il blog di educazione finanziaria Pictet per Te, pensato per investitori privati e professionisti degli investimenti, e la realizzazione di quattro serie podcast per guidare investitori e risparmiatori in una migliore comprensione delle dinamiche di mercato e una più efficace gestione dell’emotività.
Inoltre, siamo attivi da tempo sui social media, Facebook, Instagram, YouTube e LinkedIn, arricchendo costantemente l’offerta di contenuti e approfondimenti su mercati, idee di investimento e finanza comportamentale.