Asset allocation: Prospettive positive per le azioni
I mercati azionari hanno recuperato con forza dopo il sell-off innescato dalle crescenti tensioni geopolitiche tra Stati Uniti e Iran sorte a fine febbraio. La solida crescita economica, i robusti utili societari e le aspettative di un aumento della produttività trainato dall’IA hanno contribuito a sostenere il rialzo delle azioni nelle ultime settimane.
Ciononostante, l’entità del rally (non da ultimo l’impressionante rialzo trimestrale dell’80% dell’indice dei semiconduttori della Borsa di Philadelphia) sta spingendo un numero crescente di investitori a prendere profitto.
A nostro avviso, tuttavia, il mercato azionario non sembra destinato a cambiare direzione nell’immediato. Ci sono solide ragioni a sostegno di una prosecuzione del rally azionario. Per iniziare, il timore di una stagflazione, che ha gravato sul sentiment degli investitori sin dall’inizio del conflitto, si sta gradualmente affievolendo. Con i progressi ormai concreti verso un accordo di pace tra Stati Uniti e Iran e con il conseguente calo dei prezzi del petrolio, prevediamo un miglioramento delle aspettative di consenso sulla crescita economica e una revisione al ribasso di quelle sull’inflazione. Un simile sviluppo sarebbe positivo per l’azionario (e anche per l’obbligazionario), andando a ribaltare una dinamica emersa a marzo (si veda la Fig. 2).
L’evidenza storica dei mercati indica che la fase rialzista potrebbe estendersi ulteriormente. I tassi d’interesse hanno iniziato a salire a livello globale, ma l’esperienza mostra che ciò non rappresenta necessariamente un ostacolo per le azioni: quando la stretta monetaria arriva in risposta a un’economia più solida l’impatto sull’equity è spesso favorevole.
In ciascuno dei cinque cicli di stretta monetaria statunitensi dal 1987, le azioni statunitensi hanno registrato rendimenti compresi tra il 4 e il 16% nei dodici mesi successivi al primo rialzo dei tassi. Si veda ad esempio: https://www.reuters.com/business/history-shows-stocks-can-weather-rate-hike-cycle-2022-03-16/)
Luglio 2026
Fonte: Pictet Asset Management
Ciò non significa trascurare l’eventualità che, nel breve termine, le dinamiche di mercato possano mutare.
La stretta monetaria delle banche centrali finirà, prima o poi, per pesare sui settori più sensibili all’aumento del costo del credito.
Inoltre, i guadagni del mercato azionario rimangono concentrati su un ristretto gruppo di grandi società tecnologiche, alimentando la possibilità di un cambiamento nel profilo dei rendimenti azionari. In altre parole, le condizioni di mercato potrebbero presto richiedere un aggiustamento dell’asset allocation. Per il momento non emergono elementi tali da indurci a modificare la nostra posizione: manteniamo il sovrappeso sulle azioni, limitando i nostri aggiustamenti tattici a un upgrade dei titoli finanziari.
Allo stesso tempo, abbiamo portato a neutrale il reddito fisso e a sottopeso la liquidità. I rendimenti obbligazionari rimangono elevati nonostante il calo del prezzo del petrolio, rendendo il reddito fisso una copertura più efficace contro qualsiasi calo imprevisto della crescita economica o una maggiore volatilità delle azioni.
Previsioni di consenso sulla crescita del PIL e sull’inflazione del G4 per il 2026 (%)
Fonte: Bloomberg, Pictet Asset Management. G4 basato su 50% USA, 20% UE, 5% Giappone, 25% Cina. Dati relativi al periodo 20.06.2025-19.06.2026.
I nostri indicatori del ciclo economico confermano il sovrappeso sulle azioni. Pur crescendo a un ritmo inferiore rispetto alla loro tendenza di lungo periodo, le economie sviluppate mostrano segnali incoraggianti: gli investimenti delle imprese continuano ad aumentare sia negli Stati Uniti sia in Europa.
Un altro aspetto positivo è il miglioramento delle condizioni economiche nei mercati emergenti, in parte grazie a condizioni commerciali più favorevoli.
I nostri indicatori di liquidità mostrano chiaramente che lo stimolo monetario al di fuori della Cina è in fase di riduzione, ma, elemento fondamentale, non a un ritmo tale da mettere a rischio il rally dei mercati.
La nostra analisi mostra che l’eccesso di liquidità - ossia il tasso di crescita dell’offerta monetaria rispetto al ritmo di crescita del PIL - si è ridotto a un tasso annualizzato semestrale pari al -5,4% nei Paesi sviluppati, il più basso degli ultimi due anni, ma comunque lontano dai livelli osservati durante la crisi finanziaria globale del 2008 o lo shock pandemico.
A nostro avviso, la Fed probabilmente manterrà invariati i costi di finanziamento per tutto l’anno; tuttavia, il rischio di un aumento dei tassi d’interesse fino a 50 punti base cresce giorno dopo giorno.
Le nostre metriche per le valutazioni mostrano che le azioni sono diventate complessivamente più costose, con i titoli giapponesi e asiatici emergenti tra quelli che hanno registrato i rialzi più marcati.
I settori tecnologico e industriale si distinguono come i più costosi, riflettendo la loro solida performance e la dinamica favorevole degli utili, mentre i servizi di comunicazione sono diventati sensibilmente più convenienti. Più in generale, il mercato mostra una netta distinzione tra settori ciclici e difensivi: secondo il nostro modello, i comparti ciclici risultano ormai costosi, mentre quelli difensivi appaiono convenienti.
Nel complesso, il reddito fisso sembra avere una valutazione equa, con i titoli di Stato che risultano relativamente più convenienti rispetto alle obbligazioni societarie.
Sul fronte delle materie prime, i prezzi del petrolio appaiono sostanzialmente in linea con gli attuali fondamentali della domanda e dell’offerta, avendo già incorporato la normalizzazione delle condizioni del mercato petrolifero a seguito delle recenti interruzioni legate alla crisi in Iran.
Sul fronte valutario, i nostri indicatori suggeriscono che il dollaro potrebbe rafforzarsi moderatamente qualora l’economia statunitense continuasse a espandersi a un ritmo superiore rispetto a quello del resto del mondo sviluppato.
I nostri indicatori tecnici evidenziano trend favorevoli per le azioni, in particolare per i titoli dei mercati emergenti al di fuori della Cina.
Regioni e settori azionari: Sovraperformance degli emergenti destinata a proseguire.
Le azioni dei mercati emergenti hanno chiuso i primi sei mesi del 2026 con la migliore performance del mercato globale, registrando guadagni di oltre il 23% in dollari USA rispetto a circa il 9% per le azioni statunitensi ed europee. Riteniamo che questa dinamica sia destinata a proseguire almeno nel breve termine.
Le economie emergenti, in particolare quelle asiatiche, hanno superato con relativa resilienza la crisi energetica innescata dal conflitto con l’Iran, in parte grazie agli sforzi compiuti negli ultimi anni per ridurre la sensibilità delle loro economie ai movimenti del prezzo del petrolio. Ad esempio, in Corea, l’intensità petrolifera dell’economia si è più che dimezzata, scendendo a 0,41 barili per 1 miliardo di KRW di PIL, rispetto ai 0,9 barili nel 1995.(Prezzi 2024). Fonte: Pictet Asset Management, BLS
Parallelamente, molti di questi mercati hanno saputo sfruttare il boom globale dell’IA, beneficiando di esportazioni eccezionalmente robuste. In Corea, il surplus commerciale mensile è salito a maggio a un livello record pari al 17% del PIL, rispetto all’1,7% di gennaio 2025, grazie al forte aumento dei prezzi dei chip e della memoria che ha più che compensato l'aumento dei costi dell'energia.
Anche le prospettive di lungo periodo per le azioni dei mercati emergenti mostrano segnali di miglioramento. Le economie emergenti godono di un profilo di crescita superiore rispetto alle controparti sviluppate. Inoltre, un numero crescente di economie emergenti sta riformando la corporate governance e incoraggiando le imprese ad aumentare i dividendi e a procedere con programmi di buyback. Ciò è particolarmente rilevante in quanto i dividendi hanno rappresentato il 60% del total return dell’asset class negli ultimi due decenni. Questo, unito al potenziale delle economie emergenti di crescere più rapidamente rispetto al mondo sviluppato, dovrebbe contribuire a ridurre lo sconto a cui le azioni dei mercati emergenti sono negoziate rispetto ai mercati sviluppati. Si veda la figura. 3, che evidenzia una marcata correlazione tra il differenziale di crescita economica tra Stati Uniti e Paesi emergenti e il divario nei rapporti price to book delle azioni statunitensi rispetto a quelle dei mercati emergenti. Manteniamo quindi una posizione di sovrappeso sui mercati emergenti, Cina esclusa.
Per quanto riguarda le azioni cinesi, manteniamo la nostra posizione neutrale, in parte per ragioni legate al contesto economico. Le importazioni reali del Paese restano inferiori al trend decennale pre-Covid, mentre gli investimenti nel settore immobiliare sono in calo da quasi cinque anni.
Sconto price‑to‑book dei mercati emergenti rispetto agli Stati Uniti in relazione al divario di crescita del PIL.
Fonte: LSEG, Pictet Asset Management. Dati relativi al periodo 01.01.1992-01.05.2026.
Nei mercati sviluppati, portiamo le azioni statunitensi a neutrali. Le azioni statunitensi risultano meno interessanti rispetto a quelle di altre regioni, man mano che l’attività commerciale legata all’IA si espande dalle società tecnologiche statunitensi alle imprese che operano in altri Paesi.
Inoltre, con la transizione dell’economia verso una fase di metà ciclo, gli investitori dovrebbero prepararsi a un contesto caratterizzato da tassi d’interesse più elevati e da liquidità meno abbondante, fattori che potrebbe pesare sui multipli degli utili per le azioni statunitensi. Manteniamo una posizione neutrale sugli altri mercati azionari sviluppati.
Per quanto riguarda i settori, portiamo i titoli finanziari a sovrappeso.
Le banche dovrebbero beneficiare di tassi d’interesse più elevati, di una migliore dinamica degli utili e di una solida attività nei mercati dei capitali, tra cui una serie di mega‑IPO tecnologiche negli Stati Uniti.
Altrove, manteniamo il sovrappeso sui titoli tecnologici. Il potere di determinazione dei prezzi delle grandi società tecnologiche rimane solido ed è improbabile che venga messo in discussione dall’aumento dei tassi d’interesse. Le società tecnologiche asiatiche, in particolare, offrono valutazioni interessanti con forti prospettive di crescita.
Reddito fisso e valute: Alla ricerca di carry
Le obbligazioni sembrano destinate a riemergere come un valido elemento di diversificazione all'interno del portafoglio.
Un’indicazione del crescente appeal delle obbligazioni emerge chiaramente nella Fig. 4. Si può infatti notare che i rendimenti, che negli ultimi mesi si sono mossi più o meno in linea con il prezzo del petrolio, ora sembrano reagire con un certo ritardo. In altre parole, i rendimenti non sono scesi quanto ci si sarebbe aspettato alla luce del recente e marcato calo del prezzo del petrolio. Se questa anomalia dovesse riassorbirsi, ipotesi che riteniamo probabile nel tempo, le obbligazioni appariranno interessanti ai livelli attuali e potrebbero contribuire a diversificare i rischi nei portafogli bilanciati.
Nell’ambito delle obbligazioni, preferiamo concentrarci sulle asset class che offrono un carry più elevato. Riteniamo che alcune delle migliori opportunità siano rappresentate dalle obbligazioni in valuta locale dei mercati emergenti, una delle asset class a reddito fisso più convenienti secondo le nostre metriche di valutazione. Ovviamente un prezzo conveniente non è sempre un valido motivo per acquistare, ma in questo caso coincide con fondamentali solidi.
I Paesi in via di sviluppo hanno dimostrato una notevole resilienza di fronte al recente shock dei prezzi del petrolio e il contesto macroeconomico sta migliorando, sostenuto dalla domanda di metalli industriali e semiconduttori.
Prevediamo un’espansione delle economie emergenti del 4,1% quest’anno, al di sopra del loro potenziale a lungo termine, ampliando il divario di crescita rispetto ai Paesi sviluppati a 270 punti base, rispetto ai 240 punti base previsti per il 2025.
I fondamentali finanziari sono migliorati in modo significativo dalla crisi finanziaria globale, con un debito estero inferiore, saldi delle partite correnti più solidi e una politica monetaria più credibile da parte delle banche centrali.
Le valutazioni convenienti, dunque, rafforzano ulteriormente le argomentazioni a favore del mantenimento di una posizione di sovrappeso.
Variazione assoluta del petrolio (USD/barile) e dei tassi forward 1Y1Y (punti percentuali)
Fonte: LSEG, Pictet Asset Management. Dati relativi al periodo 01.01.2026-24.06.2026.
Nei mercati dei cambi, manteniamo una posizione di sovrappeso sullo yen, la valuta più conveniente nel nostro modello, sebbene con minor convinzione.
Con lo yen vicino ai minimi degli ultimi 40 anni rispetto al dollaro e con le posizioni short sullo yen ai livelli più elevati dal 2024, riteniamo altamente probabile un intervento della banca centrale a sostegno dello yen, con la possibilità che si tratti di un’azione congiunta Giappone‑USA.**
Rispetto alle altre valute, ci aspettiamo che il dollaro rimanga sostanzialmente stabile, con una tendenzia al rialzo nel breve termine, sostenuto dalla resilienza dell’economia statunitense. Nel lungo termine, tuttavia, riteniamo che il mondo diventerà gradualmente meno dipendente dal dollaro.
Panoramica dei mercati globali: Apprezzamento del dollaro, correzione dell’oro
Giugno è stato un mese ricco di record per i mercati finanziari.
Il dollaro è salito al massimo degli ultimi 13 mesi rispetto a un paniere ponderato per gli scambi commerciali, in quanto gli investitori si sono preparati alla possibilità di aumenti dei tassi d’interesse da parte della Fed per scongiurare le pressioni inflazionistiche.
I guadagni del biglietto verde sono stati particolarmente pronunciati rispetto allo yen, che è sceso ai minimi degli ultimi 40 anni. La crescente probabilità di aumenti dei tassi statunitensi ha contrastato con i timori che la Bank of Japan possa non agire tempestivamente per combattere l’inflazione, soprattutto alla luce dei massicci piani di investimento del governo giapponese.
La prospettiva di un aumento dei tassi da parte della Fed è stata una cattiva notizia per l’oro, un asset che non genera rendimento. I prezzi dell’oro sono scesi al di sotto di 4.000 dollari all’oncia, registrando la maggiore perdita trimestrale da oltre un decennio. I dati sui flussi hanno mostrato una scarsa domanda di ETF sull’oro da parte degli investitori retail, insieme a un aumento delle posizioni short nel metallo prezioso da parte degli hedge fund.
I prezzi del petrolio hanno subito una correzione per il secondo mese consecutivo, scendendo del 20,7% a giugno e continuando a invertire i recenti rialzi legati alle tensioni geopolitiche, dopo la firma di un fragile accordo di pace tra Stati Uniti e Iran.
Indice DXY, ribasato, 100=25.06.2026
Fonte: LSEG, Pictet Asset Management. Dati relativi al periodo 25.06.2025-24.06.2026.
Le azioni e le obbligazioni globali sono rimaste ampiamente invariate nel mese, con i dati aggregati che nascondono una significativa divergenza tra settori e regioni.
I titoli energetici hanno perso il 5,4%, trainati al ribasso dal calo dei prezzi del petrolio.
Le azioni finanziarie hanno registrato un rally del 4,5%, beneficiando delle aspettative di tassi più elevati, di una migliore dinamica degli utili e di una maggiore attività nei mercati dei capitali.
Il valore dei giganti tecnologici "Magnificent Seven" è sceso di circa 2,3 miliardi di dollari rispetto ai livelli di fine maggio, in quanto gli investitori hanno iniziato a temere per la sostenibilità dell’ondata di spesa in conto capitale (capex) legata all’IA. Tuttavia, i titoli dei semiconduttori hanno continuato a essere richiesti, permettendo alla Corea, uno dei principali produttori globali, di posizionarsi al vertice per la migliore performance del mercato azionario regionale.
La forte domanda di chip ha contribuito anche a sostenere il mercato azionario dell’eurozona, che ospita colossi come ASML, STMicroelectronics e Infineon. Lo STOXX 600 paneuropeo ha toccato un nuovo record intraday nell’ultima seduta del mese, sostenuto anche da migliori prospettive economiche.
Anche le azioni giapponesi hanno registrato un rialzo dell’1,8%, con prospettive economiche sostenute dallo stimolo fiscale e dal miglioramento della domanda interna.
Nel reddito fisso, le prospettive di una Fed più aggressiva hanno spinto verso l’alto i rendimenti dei Treasury a più breve scadenza. I mercati ora prezzano una probabilità pari a circa un terzo di un rialzo dei tassi USA a luglio.
In breve
Barometro luglio 2026
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Asset allocation
Manteniamo il sovrappeso sulle azioni e abbiamo portato a sovrappeso le obbligazioni, in quanto prevediamo che le pressioni inflazionistiche continueranno ad attenuarsi, seguendo l’evoluzione dei prezzi del petrolio.
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Regioni e settori azionari
Sovrappesiamo i titoli dei mercati emergenti, mentre abbiamo assunto un atteggiamento più cauto sugli Stati Uniti. Nei settori, siamo rialzisti sui titoli finanziari e tecnologici.
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Reddito fisso e valute
Riteniamo che alcune delle obbligazioni in valuta locale dei mercati emergenti abbiano un miglior potenziale, grazie a valutazioni interessanti e al miglioramento delle prospettive macroeconomiche.
Le informazioni, opinioni e stime contenute nel presente documento riflettono un giudizio espresso alla data originale di pubblicazione e sono soggette a rischi e incertezze che potrebbero far sì che i risultati reali differiscano in maniera sostanziale da quelli qui presentati.